Con Silvio il tempo non passa mai

Devo ammettere che il video non l’ho guardato. Un po’ il poco tempo a disposizione, un po’ soprattutto non mi interessava proprio, anche perché ero convinto che avrebbe detto le stesse cose sempre e infatti da quello che sento è andata così. Ho però letto con molta curiosità i commenti successivi perché dal mio punto di vista non è Berlusconi ma l’Italia di Berlusconi l’oggetto di interesse. Il commento più ricorrente che ho sentito riguarda l’accusa quasi unanime di aver ripetuto concetti e slogan che sentiamo da vent’anni. E’ un’accusa quasi ingenua, come accusare Trapattoni di essere difensivista. Il tormentone, la ripetizione infinita è la prima strategia mediatica di Berlusconi su cui ha costruito il suo successo e il suo potere: in lui tutto ma proprio tutto si ripete da vent’anni, anche e soprattutto quello che non riguarda la politica.
mike-buongiorno_silvio-berlusconi.jpgLe sue televisioni dall’inizio degli anni ‘80 ci raccontano un mondo sempre uguale a sé stesso. Vianello e Mondaini, Mike Bongiorno, Emilio Fede, Rita Dalla Chiesa, Iva Zanicchi hanno attraversato le vite di milioni di telespettatori dando loro l’impressione che il tempo non passasse mai, che fossimo ancora in quei scintillanti anni ‘80. Tutta la grande malìa di Berlusconi è sempre stata lì, nel rassicurare il telespettatore che in un mondo in cui tutto cambiava: Internet, l’immigrazione, la globalizzazione, la precarizzazione del mercato del lavoro, c’era sempre un focolare sicuro in cui tutto era sempre uguale a sé stesso.
Il problema non è quindi l’aver confermato una strategia a lungo vincente, ma che noi cittadini siamo invecchiati, quelli per cui certi modelli hanno un significato sono sempre di meno, e una generazione di giovani a cui certi modelli non dicono nulla è cresciuta. La sinistra illiberale, il comunismo, sono concetti che a qualcuno ricorderanno con nostalgia le campagne elettorale degli anni ‘70, le ansie della classe media di allora per lo spettro dei comunisti al governo. Ad altri, che quegli anni non hanno vissuto, sono incomprensibili. Oggi la classe media capisce parole come corruzione, tasse, sprechi ma Berlusconi è stato troppe volte al governo perché le possa pronunciare oggi senza suscitare sorrisetti ironici.
Semplicemente non funziona più, la strategia allora vincente ha esaurito fisiologicamente la sua forza. E’ come uno di quei comici di cabaret che da vent’anni ripetono lo stesso tormentone, grande successo un tempo, ora in grado di far ridere solo più gli attempati clienti di un club. E’ vecchio lui, siamo più vecchi noi, è la vita.

22 Settembre 2013

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