Le solite assurde priorità

Pochi giorni fa il Giudice Sportivo ha duramente sanzionato l’Inter e i tifosi più accesi del tifo interista, obbligando la società nerazzurra a chiudere la curva che ospita solitamente i suoi sostenitori. La colpa dei tifosi interisti è stata principalmente l’indirizzare nei confronti dei giocatori di colore della Juventus, durante il recente incontro, invettive a sfondo razzista.
Non sarò certo qui a difendere i tifosi razzisti; giusto e doveroso estirpare manifestazione di inciviltà dagli stadi, ma sarebbe bene mantenere sempre le giuste proporzioni tra colpe e colpe, reati e reati, responsabilità e responsabilità. Non parlo solo della frequente iniquità con cui queste manifestazioni vengono punite o meno, si pensi alle pesanti sanzioni verso Sassuolo e Juventus dopo il triangolare estivo contro il Milan, per presunti cori razzisti dei suoi tifosi, ricostruzione smentita poi da un rapporto della Digos (pare che i presunti insulti razzisti fossero stati “salame” e “rifatti il naso”). Dico invece che, per quanto ributtanti possano essere manifestazioni di odio nei confronti di chi abbia diverso colore della pelle, credo sia giusto considerare che ci sia una scala di gravità nei comportamenti riprovevoli, scala che fa riferimento alle minime regole della convivenza civile, secondo la quale un signore che finisce in ospedale con un polmone perforato è un fatto ben più grave del verso della scimmia fatto all’indirizzo di un calciatore di colore e quindi che la responsabilità da parte della società ospitante per non aver difeso l’incolumità di uno spettatore sia più grave rispetto alla mancata difesa della sensibilità verso la discriminazione razziale.


Mi riferisco a quanto accaduto durante lo stesso incontro allorquando un gruppetto di tifosi juventini seduto in tribuna aveva l’ardire di esultare al gol della Juve. Accadeva a quel punto, secondo i racconti di alcuni testimoni suffragati dal video qui sopra, che un gruppo di scimmioni partiva allora dalla curva interista per una spedizione punitiva, uno di questi scavalcava la barriera in plexiglas e si lanciava contro i tifosi avversari, difesi però da alcuni tifosi interisti (fortunatamente ci sono ancora persone che vivono in modo sano il proprio essere appassionato di calcio) che lo immobilizzavano e probabilmente “maltrattavano”. A quel punto gli altri scimmioni, visto il proprio simile a mal partito, scavalcavano a loro volta la barriera per scagliarsi non tanto contro i “nemici”, quanto contro i “traditori” che avevano difeso il nemico, mandandone all’ospedale un paio. La gravità della vicenda, dal mio punto di vista, non sta solo nel solito emergere della cloaca umana che popola le curve calcistiche (N.B. tutte le curve calcistiche compresa quella della mia squadra del cuore. Capisco che per i non calciofili questa è una precisazione inutile e apparentemente anche ingenua ma vi assicuro che non lo è affatto), ma sta soprattutto nel fatto che la cosa si verifichi all’interno dello stadio, in un contesto protetto nel quale c’è un servizio d’ordine composto da diecine di steward che, come il video denuncia, rimangono a guardare, giungendo, a pestaggio finito, a raccogliere cocci di bottiglia e denti rotti.
no-violenza.jpgHo la sensazione che il fatto che il giudice sportivo abbia poi sanzionato l’Inter per i cori razzisti e non per l’ignavia dei suoi steward rientri in quel modo patologico con cui funziona la giustizia sportiva. L’impressione è infatti che la giustizia sportiva non sanzioni la violazione in sé, ma la ricaduta mediatica che ha. Il coro razzista è grave perché lo si sente in televisione, la gente poi ne discute, e la cosa ha una ricaduta di immagine sul calcio come sistema. Quello che accade sugli spalti, o addirittura fuori dallo stadio, lontano dalle telecamere non ha invece nessuna importanza, perché relegato in genere alla cronaca nera. Questa volta il video agghiacciante messo su youtube da uno spettatore presente ha cambiato un po’ la prospettiva, altrimenti l’evento sarebbe stato affogato nell’anonimato come altre volte. Durante il derby di Torino del Dicembre scorso un signore fu malmenato da alcuni tifosi della squadra avversaria, con danni pesantissimi che hanno obbligato il malcapitato a ripetuti interventi chirurgici, ma il canovaccio mediatico per giorni e giorni è stato riempito dalle diatribe sugli striscioni di cattivo gusto, inneggianti ad eventi tragici, sfoggiati dalle tifoserie e al poveretto fu dedicato appena qualche trafiletto.
Però è anche colpa nostra, a maggiore ragione oggi che l’opinione pubblica ha un ruolo più centrale nella strutturazione dell’agenda dei media. Se riporto su facebook la notizia di uno striscione che inneggia all’Heysel o a Superga lo condividono in cento, se riporto la notizia di un tizio malmenato non se la fila nessuno, queste sono le priorità diffuse e non è strano che i media prima, e la giustizia poi, si adeguino. Forse varrebbe la pena di ripensarci anche perché tra pochi giorni sarà di nuovo derby della Mole e sarebbe auspicabile che certe scene non si ripetessero.

26 Settembre 2013

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