La casa ai tempi dell’IMU

monopoli.jpgPer parlare di IMU vi parlerò un po’ di me stesso. Sono infatti proprietario di un’autorimessa a Settimo Torinese, ricordo dei tempi in cui abitavo là e mai venduta quando mi sono trasferito altrove, nella convinzione che un’autorimessa sia facile da affittare e sia quindi un “capitale da far fruttare”, come si diceva un tempo. Da una diecina d’anni quindi la affitto e per i primi anni ho avuto un affittuario preciso e puntuale dei pagamenti che mi ha convinto di aver avuto una buona idea a tenerla. Una volta però che il primo affittuario non ha avuto più bisogno del garage è subentrata una signora che, dopo un paio di anni di pagamenti regolari ha iniziato a diventare sempre più latitante. La dinamica è: non ti pago più, non rispondo al telefono, poi dopo un po’ di solleciti pago un po’ di arretrati e poi smetto di nuovo. Sono così andato avanti per paio di anni, non solo ritardando le entrate, ma anche pagando le tasse su un reddito ancora non percepito; infatti al fisco non interessa che tu abbia effettivamente ricevuto l’affitto, gli basta sapere che c’è un contratto che lo prevede. Se quel contratto non è rispettato sarà il locatore, cioè io, a fare denuncia appoggiandosi ad uno stimato professionista (che vuole essere ovviamente pagato) e chiedere lo sfratto, richiesta che però viene poi cancellata se l’inquilino moroso paga. Tutto questo ovviamente non ha senso per le poche decine di euro di affitto che rende un’autorimessa. Conseguentemente mi ritengo fortunato del fatto che la signora in oggetto abbia concordato ad un certo punto di rescindere consensualmente il contratto, concedendomi quindi finalmente la possibilità di riaffittare l’autorimessa.
Mi resi conto da subito che il mercato non era più quello di qualche anno prima e per quasi un anno l’autorimessa rimase sfitta. Pochissimi erano gli interessati, quasi sempre messi in fuga dall’affitto che chiedevo, che pure avevo già ridotto rispetto a quanto chiesto in passato. Finalmente nel Marzo scorso, dopo ulteriore abbassamento della mia richiesta, trovo un affittuario, blocco l’autorimessa, firmiamo il contratto, lui mi versa il primo mese di affitto in anticipo, e faccio la registrazione. Sono passati da allora cinque mesi e il signore mi deve ancora pagare il secondo mese di affitto.
Nella sostanza da anni ho un capitale che ha entrate incerte e da un anno e mezzo nulle e su quel bene pago, oltre alle spese condominiali, l’IMU, dopo aver pagato in passato l’ICI, e questo per il solo fatto di averlo, benché non produca alcun reddito. Il prossimo anno tra l’altro, se il locatore moroso non se ne va prima, pagherò anche l’IRPEF su un reddito che non ho mai percepito.
Una casa non è un’autorimessa, certo, ma chi affitta case mi dice che le vicende di “conduttore” di casa non sono meno complesse e spesso costose delle mie, con la differenza che dare lo sfratto all’affittuario di un’abitazione può essere meno sfavorevole in termini di costi/benefici ma è un’azione che tendi comunque a non fare, per ovvi motivi etico-morali.
Tutto questo per dire che tassare la casa è una misura che può avere senso in tempi di vacche grasse, ma che può diventare vessatoria e odiosa laddove, come oggi, la casa smette di essere un reddito ma è solo un peso. Per questo introdurre l’IMU, come fu fatto a suo tempo, è stata una scelta inopportuna. Meglio semmai sarebbe stato aumentare l’IRPEF, almeno quella è calcolata su un reddito percepito (tranne i casi di cui sopra) e non sul reddito aleatorio di un immobile.
L’unico senso che poteva avere era quello di una malintesa tassa su un presunto bene di lusso, tenendo in considerazione che c’era comunque una soglia di esenzione al di sotto della quale non si pagava. Ma in questo caso la soglia di esenzione avrebbe dovuto essere ben più alta: dire ad una famiglia di quattro persone che vive in una casa di 100 metri quadri che vive nel lusso può sembrare una presa in giro.
In definitiva se il senso della tassa era quella di penalizzare il lusso eccessivo allora non ha senso adesso abolirla per tutti, equiparando un modesto appartamento ad un villone; se il senso invece era tassare un presunto potenziale reddito allora è una fesseria come già spiegato sopra. E qui viene il punto fondamentale, perché le forze politiche (PD, PdL e montiani tra tutti) che oggi aboliscono l’IMU sulla prima casa sono le stesse che la approvarono così com’era un anno fa. Un po’ come il muratore che fa per sbaglio un buco nel muro e poi ti fa passare come un favore personale il fatto di ripararlo.
C’è di più: le risorse necessarie per l’abolizione dell’IMU sulla prima casa sono state individuate in una serie di tassazioni una tantum e dall’esito, in termine di riscossione, tutt’altro che certo. Non è quindi escluso che tra pochi mesi ci sia bisogno di una manovra correttiva, dopodiché arriverà la Service Tax per i comuni e apparentemente ripagheremo tutti. Con tutto ciò rimane invece l’IMU sulla seconda casa inopportuna, per i motivi sopra esposti, esattamente come quella sulla prima.
In definitiva quello sull’IMU è stato un balletto penoso che dimostra solo l’incapacità progettuale di una classe politica che sa solo vivere alla giornata promettendo prima l’impossibile per vincere le elezioni, per poi cercare di mantenerlo a spese di qualunque criterio di buon governo. Spiace constatare che, con lo stesso spirito incentrato sul vivere “alla giornata”, molti contribuenti si stiano spellando le mani per applaudire i fautori di questa danza macabra.

3 Settembre 2013

5 commenti a 'La casa ai tempi dell’IMU'

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  1. Alessandro D'Egidio afferma:

    Finalmente, per la prima volta, mi trovo (quasi) completamente in disaccordo con te. Sono del tuo parere sul balletto penoso che si è recitato sull’IMU. Sono di tutt’altro parere sul merito della tassa. Alzare l’IRPEF al posto della tassa sugli immobili? Considerata l’attendibilità dei redditi imponibili in Italia (si pensi solo alla media dei gioiellieri) , una misura del genere si sarebbe risolta esclusivamente nel bastonare, ulteriormente, chi sul reddito non può fare giochetti, ossia i lavoratori dipendenti. La tassa sugli immobili è una tra le tante tasse sulla proprietà (che si paga esclusivamente in virtù della proprietà di un bene) e pertanto non è che trovi giustificazione nel reddito atteso dalla proprietà stessa (altro problema sono le procedure esecutive in Italia, ed in genere lo scarsissimo grado di tutela di cui godono i creditori in generale). Sul reddito atteso è da discutere il pagamento della cosiddetta “cedolare secca”, che è invece, appunto, tassa sul reddito, nei casi come il tuo. Io penso che la tassa sulla casa, nel triste panorama “fiscale” in cui viviamo, sia uno dei pochi elementi di giustizia fiscale del sistema (migliorabile senz’altro. Si pensi, ad esempio, a chi, a fronte della proprietà della casa, paga già un mutuo. Oppure alla soglia di esenzione di cui parlavi). Il discorso sarebbe ancora lungo.

  2. margherita afferma:

    Ciao Alessandro, mi permetto di farti una domanda: pensi che una tassa sulla proprietà in un Paese con problemi di aggiornamento delle rendite catastali enormi sia un buon modo per attuare una politica di redistribuzione del reddito che una sinistra degna di questo nome dovrebbe fare? Il tuo ragionamento sulla tassa relativa alla proprietà sarebbe corretto se non ci trovassimo con interi quartieri vip in città come Roma con accatastamenti vecchi di 50 anni, che non rispecchiano minimante il valore reale di quegli immobili. Io mi considero indubbiamente una privilegiata nel senso che ho un lavoro molto impegnativo, ma redditizio e non ho problemi economici; da privilegianta con senso civico mi dispiace quindi molto di non pagare l’IMU. Visto che ritengo sacrosanto in Paese con le difficoltà che sta attraversando il nostro che chi ha più possibilità aiuti chi ne a meno; quindi ben venga la soppressione della tassa sulla prima casa, ma ritengo ingiusto che per eliminare la tassa sugli immobili di lusso e sulle seconde case si cerchino le coperture attraverso i tagli alla sanità pubblica (già molto mal messa) e alla lotta all’evasione. Non pensi che sarebbe stato di gran lunga preferibile chiedere un sacrificio a chi può permetterselo ed inserire una patrimoniale sui redditi più alti? Da Keynes in giù ci hanno insegnato che la Propensione Marginale al Consumo cala al salire della ricchezza, quindi per far ripartire i consumi dobbiamo tassare meno chi ha redditi più bassi e chiedere uno sforzo in più a chi può permetterselo.

  3. Alessandro D'Egidio afferma:

    Ciao Margherita. Probabilmente mi sono spiegato malissimo (anche per ovvie ragione di sintesi) perchè in buona parte riaffermi quello che avrei voluto dire. Il problema delle rendite catastali è uno dei tanti fattori, ai quali ho accennato alla fine del mio intervento precedente, sui quali si sarebbe dovuti intervenire per migliorare la struttura della tassazione. La sintesi, insomma, sarebbe dovuta essere di tassare in maniera incisiva i patrimoni immobiliari eccedenti, passami il termine, l’indispensabile, e gravare il meno possibile sulle famiglie più o meno numerose ed in possesso di abitazioni “normali”. Anche il discorso della patrimoniale, per chi crede in una certa filosofia sociale, economica e fiscale, è lapalissiano. Ma questo non fa altro che ribadire che un buon sistema di tassazione degli immobili in Italia è necessario, perchè è una delle poche tasse patrimoniali attendibili (sulla proprietà degli immobili non si possono fare giochetti). Ti faccio alcuni esempi: superbollo delle auto di grossa cilindrata: hanno iniziato ad immatricolarle all’estero; tassa sui natanti di lusso: intestazione a finte società di leasing o all’estero; per non parlare dell’inattendibilità dei redditi ufficiali di cui abbiamo già detto. Credo che una patrimoniale nuda e cruda sui redditi avrebbe solo colpito la punta dell’iceberg. Sono totalmente in disaccordo con te relativamente al passaggio sulla lotta all’evasione. La lotta all’evasione fiscale non dovrebbe avere limiti ne cercare una giustificazione, in altri paesi pagare le tasse è un valore intrinseco alla comune socialità. Ma qui da noi c’è ancora chi parla di stato di polizia tributaria per prendere voti ….

  4. margherita afferma:

    Ciao Alessandro, sono perfettamente d’accordo con te su tutta la linea. Per il discorso della lotta all’evasione mi sono evidentemente espressa male io perchè sono della tua stessa idea, ovvero che bisognerebbe potenziare le risorse investite nella lotta all’evasione e non tagliarle come fatto recentemente (per trovare coperture per la soppressione dell’IMU).

  5. Coloregrano afferma:

    Alessandro, parto col dire che la mia sull’IRPEF è la valutazione, ovviamente soggettiva, di un lavoratore dipendente quindi ben conscio che mi sobbarcherei comunque una fetta più ingente di altri che pure guadagnano più di me. Tuttavia per me lo scenario più odioso che si possa immaginare per una tassa è quello in cui non sei in grado o sei in difficoltà a pagarla e questo difficilmente ti può capitare su una tassa sul reddito mentre può capitare con l’IMU.
    Non sono poi molto convinto che in Italia ci siano molte tasse sulla proprietà. Quelle che ci sono (fondamentalmente tasse su mezzi di trasporto privati e su apparecchi radiotelevisivi) sono in realtà tasse giustificate agli occhi del contribuente dalla necessità di finanziare un servizio pubblico (nel primo caso la costruzione e manutenzione delle vie di comunicazione, nel secondo il servizio radiotelevisivo pubblico) configurate come tasse di proprietà, solo perché in tal modo sono più facili da riscuotere (altrimenti dovresti verificare se un contribuente utilizza effettivamente l’auto oppure guarda effettivamente la RAI). Per fare comparazioni l’IMU è in realtà più assimilabile alla cosiddetta tassa patrimoniale di cui si parla da sempre ma che di fatto fu applicata solo nel lontano 1992, allorquando si effettuò un prelievo forzoso dai conti correnti. Quel provvedimento, che nell’immaginario collettivo è ricordato come quanto di più irritante si possa immaginare in campo fiscale, è in realtà dal mio punto di vista meno “fastidioso” dell’IMU. Se io prelevo il 5 per mille di quanto hai sul conto corrente lo prelevo da un bene (la liquidità sul conto) immediatamente disponibile quindi difficilmente mi metterà in crisi pagarlo. Se lo Stato riscuote il 5 per mille del valore commerciale di un immobile lo riscuote da un valore che non è immediatamente monetizzabile (anzi i tempi sono medio-lunghi), in più vendere casa propria magari per spostarsi in una casa più piccola perché non ci si può permettere di pagare l’IMU è una scelta che ha molte implicazioni emotive che lo rendono una scelta quasi drammatica…
    Aggiungerei un paio di miti da sfatare sulla casa. Il primo è quello per cui chi ha la seconda casa in città sia necessariamente uno speculatore, che quindi ha grandi ricchezze a cui il fisco può attingere: molte persone hanno la seconda casa perché ereditata dai genitori o perché cambiano città e preferiscono pagare un mutuo ma conservare la vecchia casa perché “sembra un buon investimento” e così via. Se gliela tassi pesantemente si troveranno verosimilmente in difficoltà e cercheranno di venderla appena possono, cosa che spiega perché chi deve cambiar casa mi dice che ci sono quantità spropositate di case in vendita ma non ci sono acquirenti.
    Il secondo mito è quello degli appartamenti sfitti: anche qui il mito è quello del proprietario di casa crudele che preferisce subdolamente tenerlo sfitto piuttosto che affittarlo a qualche famiglia bisognosa. La realtà è che la legislazione ti aiuta ben poco ad affittare un appartamento contando di poterlo riavere quando ti serve, quindi sono molte le persone che tengono gli appartamenti sfitti per necessità (ad esempio il tenerlo a disposizione per un figlio intenzionato a metter su famiglia) o per paura di ritrovarsi con problemi simili a quelli citati nel mio pezzo. Capisco che la legislazione tenda a difendere il diritto delle persone a poter avere un’abitazione stabile, ma una difesa esagerata di questo diritto ha depresso il mercato degli affitti limitandone fortemente l’offerta ed aumentandone le tariffe a danno della categoria degli inquilini che teoricamente voleva difendere.

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