Col mio corpo ci farò ben quel che voglio

miss-italia.jpgVorrei provare ad affrontare il tema sollevato dal Presidente della Camera Boldrini con il suo intervento su Miss Italia con una prospettiva un po’ diversa da quelle che sento prevalere nelle discussioni a cui ho assistito. Premetto che nella sostanza concordo con la Boldrini, o meglio non ha detto nulla su cui non sia d’accordo. Sono meno d’accordo su chi cavalca dichiarazioni come quella della Boldrini per levare alta la voce contro l’indecenza di trasmissioni come Miss Italia e dell’uso del corpo femminile per motivi strumentali, ma vorrei prima affrontare i due temi degni a mio avviso di approfondimento che le dichiarazioni della Boldrini hanno sollevato, almeno nel sottoscritto.
Il primo è quello della RAI e di come la RAI orienta le sue scelte in fatto di palinsesto. Miss Italia non è che una delle tante trasmissioni che la RAI produce che non hanno nulla di quello spirito che dovrebbe animare un servizio pubblico. La RAI è oggi una televisione pubblica pagata anche con soldi pubblici che, per la massima parte, non fa servizio pubblico ma si struttura come tv commerciale, quindi con un marcato orientamento agli interessi del pubblico piuttosto che a intenti formativi e educativi. Questo poteva aver senso fintanto che la televisione era la RAI, e magari negli anni in cui senza la RAI la televisione sarebbe stato un monopolio berlusconiano. Adesso però ha ancora senso tutto ciò? Non sarebbe meglio lasciare che i network commerciali si contendano le trasmissioni popolari ma con scarso ritorno sociale e il servizio pubblico si orienti su produzioni più adeguate al suo ruolo? In quest’ottica condivido le perplessità per la diffusione del concorso di Miss Italia sulla RAI, ma allo stesso modo mi aspetterei perplessità per la trasmissione della Confederation Cup di calcio, per la programmazione dell’ultimo cinepanettone, de “L’Isola dei Famosi” eccetera. Sarei felicissimo se la RAI da domani abbandonasse ogni velleità di audience ma ritengo che Miss Italia non sarebbe che una delle tante vittime. Chi la pensa diversamente sostiene che la parte “commerciale” della RAI è quella che permette alla parte “formativa” della RAI di sopravvivere. Posso avere dei dubbi ma è senz’altro un argomento da approfondire.
Un secondo tema è quello della presenza delle donne in RAI. Boldrini ha sollevato giustamente il problema: “Solo il 2% in tv esprime pareri, parla. Il resto è muto, a volte svestito“. Qui il problema sembrerebbe non tanto e non solo legato ad una linea editoriale troppo “fatua” della RAI ma al fatto che quando si tratta di comunicare con il pubblico, che sia per presentare il Festival di Sanremo, che sia per intervistare i politici o per parlare di libri e dischi, un uomo sia preferito ad una donna a prescindere da qualità e meriti. Non ho idea di quale siano le fonti da cui la Boldrini estrae quel 2% ma a naso mi pare che potrebbe essere vero. E allora, se davvero le cose stanno così, il tema è serio e grave e mi dispiace francamente che questo discorso sia stato affogato da mille discussioni oziose sulla nudità femminile. Anche qui sarebbe bello che qualche analisi seria venisse svolta per smentire o confermare questo dubbio.
federica-pellegrini.jpgE qui vengo all’ultimo dei temi, quello che meno mi interessa ma che più vivacizza le discussioni: la condanna morale verso l’uso del corpo femminile. So di addentrarmi in terreno minato e di farlo da uomo, che non porta quindi su di sé il peso di secoli di discriminazione e di sfruttamento del corpo femminile da parte di chi su quel corpo non avrebbe dovuto avere nessun diritto. Ma provo lo stesso a chiedermi che cosa ci sia, in concreto, di sbagliato nel fatto che una donna, in piena libertà, decida di usare il proprio corpo per guadagnare denaro, fama e successo. Federica Pellegrini o qualunque altra campionessa sportiva non fa proprio questo? Non è grazie al suo corpo in grado di fendere l’acqua che è diventata una stella, garantendosi fama e fruttuose sponsorizzazioni? Mi si dirà: “Eh no. Federica Pellegrini ha ottenuto i suoi successi grazie alla costanza negli allenamenti, l’impegno eccetera”. Premesso che l’idea che basti allenarsi per diventare campione olimpico mi pare abbastanza ingenua ma allora che dire di Amy Winehouse, diventata una star nonostante sé stessa, solo perché la natura l’aveva dotata di uno straordinario apparato fonatorio? La condanniamo? Facciamo sparire le canzoni di Amy Winehouse dalla RAI? Ho il dubbio allora che non sia l’uso del corpo il problema, ma sia il solleticare quei pruriti sessuali che inducono i maschi italici a mettersi davanti allo schermo per ammirare le fanciulle in costume. A questo proposito non può sfuggire l’assenza della stessa indignazione verso l’esibizione del corpo maschile, pur sempre più presente negli spot pubblicitari… E allora mi viene un dubbio: non sarà che il tabù del corpo femminile, visto come fonte del peccato dalla tradizione religiosa, riemergo oggi sotto mentite spoglie etiche, fingendosi emancipazione della donna, ma di fatto condannando il libero uso che una donna fa del proprio corpo per sfruttare quegli appetiti sessuali che invece ad un uomo è concesso sfruttare senza problemi?
gabriel_garko.jpg Nel mio modo di vedere, il corpo umano, maschile come femminile, non è un oggetto sacro, ma è parte di noi stessi, esattamente come la voce, la vista, l’udito, la capacità cognitiva e intellettiva. Del corpo come di tutto il resto, nel mio modo di vedere le cose, ognuno è libero di disporre come vuole. Ci sono modi che consiglierei, che ritengo valorizzino maggiormente l’individuo e la società e altri che non lo fanno, ma questo perché ho una mia scala valoriare che non pretendo sia la stessa per tutti. Se una persona ritiene che le sue speranze di arrivare a fama e successo provengano dal suo corpo più che dal suo cervello è liberissimo di giocarsi le sue carte e non ho nessuna intenzione di considerare ciò immorale o indecente, indipendentemente dal fatto che lo sfruttamento del corpo passi per una prestazione sportiva o per un’esibizione puramente estetica e soprattutto indipendentemente dal fatto che si tratti di un uomo o di una donna. Questo in particolare è il punto: non è facile lasciarsi alle spalle secoli di sfruttamento e di discriminazione ma sarebbe bello riuscirci e ci riusciremo quando saremo in grado di parlare di etica senza introdurre distinzioni tra uomo e donna.

20 Luglio 2013

2 commenti a 'Col mio corpo ci farò ben quel che voglio'

Iscriviti con RSS or TrackBack ai commenti a 'Col mio corpo ci farò ben quel che voglio'.

  1. Margherita afferma:

    Sono perfettamente d’accordo con la disamina fatta dall’autore e credo che un indicatore che la discriminazione sessuale sarà superata nel nostro Paese lo avremo quando cominceremo a considerare la bellezza, esibita o meno, per ciò che è: un dono. Qualcosa che alcune donne custodiscono quasi gelosamente per il loro privato e che altre amano ostentare per averne dei vantaggi o semplicemente per soddisfare il loro ego. Il fatto che Federica Pellegrini sia anche, oggettivamente, una bella ragazza e lo mostri quando ne ha occasione, non toglie nulla al suo strepitoso talento di nuotatrice, così come la bellezza di Brad Pitt non toglie, anzi esalta, la sua bravura come attore. Sono una femminista convinta da sempre, ma sono certa che la tanto agognata parità sessuale non la raggiungeremo indubbiamente boicottando questo o quel concorso di bellezza; se così fosse per par condicio dovremmo chiudere il Louvre perchè nel desiderio di guardare una meravigliosa opera d’arte potremmo cogliere un che di voyeuristico. Spiace dirlo ma di fronte a determinate affermazioni di una certa ‘pseudo’ sinistra (e con ciò non mi riferisco a Boldrini, che personalmente stimo), che purtroppo per anni ho votato, vedo tanto tanto ‘bigottismo’ stile DC e questo sì da donna progressista e di sinistra mi fa davvero male.

  2. Coloregrano afferma:

    In effetti questa visione è diffusa ben al di fuori del mondo cattolico. Sembra proprio quindi che quello del corpo femminile sia uno di quei tabù che diventano autonomi dalla cultura che l’ha prodotto, e riescono quindi a sopravvivere anche in chi, a parole, se ne dichiara estraneo.

:: Trackbacks/Pingbacks ::

Nessun Trackbacks/Pingbacks

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs