Il governo degli asini

donkey-king.JPGQuale periodo migliore di questo, nel quale mezzo milione di ragazzi si stanno sfiancando sui libri per ottenere il proprio meritato diploma di maturità, poteva scegliere il Governo Letta per trasmettere al Paese ciò che di tutto ciò evidentemente pensa, ovvero: “State perdendo il vostro tempo!”. Essì, perché mentre quei ragazzi lottavano con astruse tracce nella prova di italiano, chi ci governa escogitava un modo geniale per dimostrare ancora una volta che in Italia il merito è considerato fondamentalmente una colpa e l’impegno con cui si studia, si lavora, si agisce nella società è ritenuto una cattiva abitudine da scoraggiare in tutti i modi. Una delle condizioni per un datore di lavoro per valersi delle condizioni favorevoli offerte dal “Decreto Lavoro” sarà infatti che abbia la sola licenza media, questo significa che un esercito di diplomati vedrebbe rispondere “No, grazie” alla propria candidatura, proprio per quel pezzo di carta, che già molti pensano non serva a nulla, ma pochi pensavano potesse addirittura diventare controproducente. Pare quasi che nella mentalità di chi ha redatto quel testo, riuscire negli studi sia solo un colpo di fortuna, equivalente ad un successo alla lotteria o al godere di buona salute, non il risultato di capacità, impegno e dedizione che mi aspetterei fossero premiate, non penalizzate. La realtà è che l’istruzione e la cultura, che altrove sono un pilastro su cui si regge la società, da noi sembrano essere considerate sempre più un ostacolo, un inutile orpello, tranne poi chiedersi come mai il nostro è un paese in cui si fa poca innovazione, in cui c’è poca capacità di adattarsi ai cambiamenti e propensione alla trasformazione.
Se il Governo delle larghe intese, ma dalle strette vedute, ha intenzione di difendere la sua credibilità faticosamente guadagnata grazie allo sguardo serio del suo Presidente del Consiglio, ritiri immediatamente questo provvedimento, chieda scusa agli italiani e pretenda le dimissioni di chi ha messo nel decreto quell’aberrante comma 2. Per quanto mi riguarda, che un Ministro abbia nel suo passato scarsamente vigilato sull’operato del proprio commercialista può anche essere fonte di fastidio, e può andar bene che gli sia stato chiesto di farsi da parte, ma se, dopo aver imposto alla Idem le dimissioni, non le pretendessimo anche da chi ha tirato un pugno nello stomaco a milioni di ragazzi che si tengono ben stretto il proprio diploma faticosamente conquistato, opereremmo come un’azienda che licenzi il progettista colto a giocare ai videogames in orario di lavoro e non licenzi il progettista che per sua imperizia ha fatto crollare un palazzo.

29 Giugno 2013

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