La vittoria silenziosa

vignetta-pd.jpgL’esito del primo turno delle elezioni amministrative della scorsa settimana ha indubbiamente stravolto le aspettative di molti. La delusione delle elezioni politiche, le divisioni seguite ai tentativi di formare un nuovo governo ed infine la controversa decisione di allearsi con Berlusconi avevano lasciato prevedere ai più che le coalizioni che ruotavano attorno al PD sarebbero andate incontro ad una disfatta epica. Così non è stato, anzi al contrario, anche se qualcuno non si rassegna, in 16 comuni capoluogo su 16 la coalizione del PD ha ottenuto la maggioranza relativa, quasi ovunque molto ampia, con exploit imprevedibili in alcune roccaforti della destra, in Lombardia e Veneto in particolare.
I sondaggi non annunciavano un trionfo cinquestellato ma davano comunque il PdL in crescita, e invece le cose sono andate malissimo per i primi e male per i secondi. Ci si girerà attorno, si dirà che rispetto alle politiche… blablabla… La verità è che nemmeno i sostenitori del PD più incrollabilmente ottimisti si sarebbero aspettati un esito simile. Cosa è successo? Come mai una simile sorpresa? Credo che la risposta stia in quella bestia nera dei sondaggisti che chiamerei motivazione al voto. Credo che le facili previsioni della vigilia si siano rivelate errate per lo stesso motivo per il quale sbagliano i sondaggi e sbagliano perfino gli exit poll: l’atteggiamento degli elettori di fronte alla scheda elettorale è diverso da quello che hanno rispetto alla telefonata dell’istituto di sondaggi ed è diverso da quello che hanno di fronte all’incaricato degli exit-poll, così come è diverso l’atteggiamento che gli elettori hanno di fronte ad una tornata elettorale politica e una amministrativa. Il fatto che ci siano poi elettori per i quali questa diversità è più marcata e altri per i quali è più tenue (perché intimamente più convinti del loro voto) e che queste due categorie non siano distribuite omogeneamente tra le diverse forze politiche spiega il mistero.
vignetta-elezioni.jpegCi sono ad esempio persone, come ad esempio il sottoscritto che considerano il voto un preziosissimo diritto di cui vale sempre la pena di approfittare, altri che lo considerano un dovere civico, tra i quali alcuni considerano questo dovere più sentito quando c’è di mezzo il Parlamento, meno quando si tratta di amministrazioni locali. Ho l’impressione che in questa ultima categoria rientrino quelli che meno si interessano di politica, che sentono di meno una collocazione tra destra e sinistra. Sono anche quelli che, non avendo convinzioni profonde in merito, quando votano, più si fanno influenzare dal percepito tramite i media, il personaggio più visibile, quello che spara la promessa più succulenta, per quanto non mantenibile. Ipotizzerei (grazie a qualche indizio che viene dai flussi elettorali) che molti di costoro abbiano alla fine votato alle ultime elezioni politiche per il M5S, affascinati dall’onda di novità che Grillo ha portato nelle piazze, o che abbiano votato invece forse per Berlusconi, forse per le promesse roboanti, forse per il fascino narrativo del rientro nei giochi di chi sembrava ormai esser stato messo da parte.
Per contro c’era una componente dell’elettorato che segue con attenzione le vicende politiche, che a Febbraio votò Bersani e che da allora non ha trovato alternative valide che lo inducessero a cambiare idea. Non le hanno trovate in Berlusconi ( e sarebbe stato strano lo votassero adesso dopo vent’anni contro) ma neanche in Grillo che sembra far di tutto per non rendersi attraente ai loro occhi. Alla fine, anche se Letta e il suo governo non esaltano molti di loro, considerano questo un bel passo avanti rispetto ai governi che sono venuti prima. Considerando che questa parte dell’elettorato considera votare comunque una scelta migliore che non farlo non sorprende che si sia recata alle urne e abbia votato per il PD o suoi alleati. Non stupisce allo stesso modo che una buona parte dell’elettorato meno motivato, quello che a Febbraio si è rivolto prevalentemente a M5S e PdL, abbia ritenuto a questo giro di fare altro, cosa confermata dai flussi elettorali. Si badi che questo non vuol dire che l’elettorato di Grillo o di Berlusconi siano stati realmente erosi e che chi Domenica e Lunedì scorsi è stato a casa non tornerà a votare per l’uno o l’altro al prossima volta, vuol solo dire che l’elettorato dei due risulta oggi mediamente meno “motivato” di quello del PD.
Non diamo quindi dello schizofrenico agli elettori; l’elettorato è costituito da una massa di individui l’uno diverso dall’altro, che ha comportamenti eterogenei, diversi caso per caso, che vanno analizzati caso per caso. Non stupiamoci se alle prossime elezioni politiche il M5S otterrà di nuovo un ottimo risultato e Berlusconi le vincerà. La logica c’è, a guardare bene, ma non aspettiamoci che una massa di milioni di persone abbia una logica comportamentale semplice e lineare.

4 Giugno 2013

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