La TAV e la secessione

20121227_130854_rotonda_varese.jpgHo vissuto la mia adolescenza a Varese e ci torno sovente, visto che i miei genitori abitano ancora là. Conosco bene quindi il modo in cui la Lega, nelle zone in cui ha governato, ha cercato di culturalizzare il proprio potere, imponendo i propri simboli e i propri modelli anche a quegli spazi pubblici che dovrebbero essere di tutti, non solo di chi li ha votati. Mi riferisco ai simboli padani nelle scuole, negli uffici pubblici e nell’arredo urbano, mi riferisco ai cartelli in doppia lingua. Trovo queste scelte un attacco preciso e strutturato ai fondamenti della democrazia che può difendersi dalla classica critica di Tocqueville (”La democrazia è la dittatura della maggioranza”) solo se tiene ben ferma la distinzione tra un mandato di governo e l’appropriazione della cosa pubblica, e quindi ci si ricorda che il pubblico è uno spazio tanto degli uni quanto degli altri, indipendentemente da chi abbiano votato. Chi segue questo blog sa che non sono un simpatizzante della Lega, ma terrei a precisare che, come tutti i principi, questo vale indipendentemente dal contesto e mi opporrei a chi facesse dello spazio pubblico una bacheca delle sue proposte politiche, anche laddove le condividessi pienamente. cartello-notav.jpgPer questo mi ha infastidito notare, passando qualche giorno fa in Val di Susa, che in molti comuni (quelli ovviamente governati da giunte di orientamento NoTav) vi siano bandiere NoTav appese ad ogni lampione stradale.
Come altre volte ho scritto la battaglia contro la linea Torino-Lyon mi lascia molti dubbi e perplessità, per il merito ma soprattutto per il modo con cui è condotta, però non riesco a percepire negativamente chi voglia denunciare la presunta inutilità di un’opera pubblica, semmai vorrei che altrove ci si battesse con altrettanta energia contro opere pubbliche molto meno utili. Eppure vedere lo spazio pubblico invaso da una battaglia di parte non mi trasmette sensazioni diverse: che si parli di NoTav, di secessione, o di qualunque altra istanza che una parte dell’opinione pubblica condivide e un’altra respinge.
Non costruiremo un’Italia migliore passando con il tosaerba su chi non la pensa come noi. Con buona pace di Grillo non ci sarà mai un paese democratico in cui un partito avrà il 100% dei consensi e anzi ci sarà sempre una minoranza, e la capacità di ascolto che la maggioranza avrà della minoranza costituisce e costituirà sempre la forza di una democrazia.

27 Maggio 2013

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