I perversi meccanismi dei nuovi media

scontri-juventus-torino.jpgAl termine del derby Juve-Toro del Dicembre scorso accadde che un signore, identificato da un gruppo di Ultras come tifoso avversario dalla sciarpetta che portava al collo, fu da costoro aggredito e ridotto in fin di vita. A distanza di qualche mese i responsabili dell’aggressione sono stati identificati e rinviati a giudizio con l’accusa di tentato omicidio. Premetto che le mie conoscenze di diritto non sono molto approfondite, ma mi sono sempre chiesto perché il colpire ripetutamente una persona inerme, sapendo che ciò può determinare lesioni anche mortali, non possa configurarsi appunto come “tentato omicidio” piuttosto che semplice reato di “lesioni personali”. Saluto quindi con soddisfazione il fatto che la Procura abbia mosso le accuse agli Ultras in questi termini. A parte questo aspetto però, trovo che questa vicenda, nello svolgimento dei suoi tragici fatti purtroppo simile a tante altre, abbia una sua particolarità nella copertura che i media ne hanno dato.
Come già scrissi all’epoca dei fatti, la notizia fu allora quasi completamente ignorata dai media, tutti occupati com’erano a dare spazio ad una polemica sugli striscioni di cattivo gusto. Il primo punto che trovo quindi singolare è proprio il fatto che la notizia rispunti ora, a distanza di mesi, apparentemente perché è stata formulata l’accusa di tentato omicidio. Mi viene da chiedermi a questo punto perché. Forse c’è bisogno della parola “omicidio” perché una notizia scali alle prime pagine? Un tizio in gravi condizioni in ospedale non basta?
Se poi guardo come le varie fonti hanno coperto l’evento c’è un’altra cosa che noto. Non c’è un titolo che non citi la fede calcistica di aggredito e aggressore. Quale contributo informativo dà al lettore sapere per che squadra tifa l’uno o l’altro? Ovviamente nessuno, a meno che non si voglia pensare che ci siano colori sportivi che incentivino più o meno alla violenza, ma è la domanda, così come le precedenti che mi sono fatto, ad essere forse sbagliata. Nell’era del Web 2.0, non è importante il contenuto informativo, non è tanto importante nemmeno l’impatto della notizia, la cosa più importante è quante discussioni genera, quanti commenti la pagina stessa, facebook e tweeter raccoglieranno, quanto i pareri si spaccheranno tra i sostenitori di una o dell’altra posizione. La notizia di un tizio pestato che versa in gravi condizioni in ospedale non divide, non fa discutere. Siamo tutti d’accordo nel condannare l’episodio e nello sperare che il malcapitato si riprenda. Poi però la cosa finisce in tribunale e cominciamo con i capi d’accusa e successivamente magari arrivano le sentenze e allora ci sarà qualcuno pronto a dire che ci sono due pesi e due misure, che nelle stesse condizioni in altra città e con altre squadre interessate l’accusa sarebbe stata più lieve, o più pesante, e altri ribatteranno ai primi accusandoli di vittimismo. E poi, già che diamo la notizia, specifichiamo bene qual è la fede calcistica di vittime e aggressori, così daremo libero spazio alle rivendicazioni degli uni degli altri, alle generalizzazioni, alle schematizzazioni: noi siamo il bene e voi il male, noi certe cose non le faremmo…, e così via. Tutte cose che generano accessi come se piovesse sui siti web che raccontano episodi come questi.
Io personalmente rimango dell’idea che la notizia non sta nella fede degli uni o degli altri, né sta nelle decisioni prese da un magistrato, ma nel fatto che nel 2013 uno che cammina tranquillo per la strada rischi ancora di finire al creatore solo perché ha la sciarpetta della squadra sbagliata. Questo è quello che penso io ma ho come l’impressione di rappresentare un’esigua minoranza.

17 Maggio 2013

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