Il concorso fuori corso

Come molti di voi sanno nel Dicembre scorso si è tenuta, tra squilli di trombe e tromboni, la preselezione per il concorso nazionale insegnanti, per l’immissione in ruolo di 23mila docenti. La preselezione, sotto forma di test con risposte crocettabili, mirava a ridurre i candidati in vista della consueta prova scritta ed orale. Gli squilli di trombe e tromboni erano giustificati dalla prova di efficienza che il ministero aveva fornito dando ai candidati in tempo quasi reale l’esito della prova e quindi la consapevolezza di essere passati o meno alla prova successiva. Le cose poi sono andate in realtà meno bene di quello che la retorica profumiana ci aveva preannunciato, non solo per le improprietà insite in quello strumento e in come fu realizzato (che già questo blog trattò lo scorso Dicembre), ma anche per quello che è accaduto dopo.
Parto col dire che a Gennaio il TAR del Lazio, accogliendo il ricorso di alcune associazioni, dichiarava illegittima la soglia stabilita dal Ministero (35/50) per l’ammissione alla prova successiva, abbassandola a 30/50 e suscitando un certo fastidio in chi aveva studiato notte e giorno per riuscire a raggiungere, con proprio gaudio, quegli inafferrabili 35 punti. Il peggio però è venuto dopo.concorso.jpg Ad iniziare della vicenda dell’inglese nella primaria: non solo infatti è stata introdotta una prova di inglese per i candidati al concorso per la Scuola Primaria ma è stato richiesto un livello B2, un livello di conoscenza molto approfondita che richiede uno sforzo di qualche anno per essere raggiunto. Considerato il preavviso con cui la circostanza è stata comunicata, non era evidentemente possibile per chi conoscesse l’inglese ad un livello inferiore di migliorarlo e questo ha fatto giustamente imbufalire i più.
La vera disfatta si è però verificata dopo la prova scritta, svoltasi a metà Febbraio (con l’eccezione di qualche classe di concorso che ha visto la sua prova rinviata di qualche settimana per la neve). I problemi si sono manifestati fin da subito con la carenza di commissari per la correzione degli elaborati e la cosa non può suscitare certo sorpresa visto che il compenso previsto era di 50 centesimi ad elaborato: da una parte si tratta di un compenso da fame, giacché anche immaginando di correggere un elaborato in 15 minuti parliamo di 2 Euro l’ora, dall’altra si tratta di un criterio, quello del compenso a numero di compiti corretti, che rende ovviamente conveniente fare un lavoro poco accurato.
Il risultato finale del tutto è quello a cui assistiamo in questi giorni: tre mesi sono passati dal compito e non tutte le classi di concorso hanno avuto ancora la lista degli ammessi all’orale, in Toscana anzi non ne è uscita neanche una. La prova orale però si dovrà svolgere a breve, visto che il concorso dovrà emettere i suoi risultati finali entro il 1 Settembre. Se teniamo conto che per molte persone questo concorso sarà uno spartiacque della propria vita e che si tratta di persone che comunque, in gran parte, hanno un lavoro, precario, ma un lavoro, capiamo quale stress costituisca per queste persone passare le sere a preparare un esame che ancora non sanno se e quando dovranno sostenere.
Ora, ben ci ricordiamo Profumo bacchettare gli studenti italiani fuori corso (magari perché costretti dai ripetuti rincari alle tasse universitarie a trovarsi un lavoro sufficientemente remunerato) accusandoli di incapacità di “rispettare le regole e i tempi“. Alla luce dei risultati disastrosi del concorso organizzato sotto la sua guida dovremmo allora considerare anche il Rettore come affetto dalla stessa incapacità? La realtà, sulla quale forse in queste ore l’ex-ministro, tornato a fare il Professore, starà riflettendo, è che gli appelli fattiilculistici alla responsabilità individuale, alla concreta possibilità che ognuno di noi ha di ottenere quelle che vuole, a dispetto di tutte le difficoltà esterne, cadranno sempre nel vuoto fintanto che i difetti sistemici del nostro paese saranno così diffusi e soverchianti da schiacciare anche il più volenteroso. Cadranno nel vuoto finché non metteremo il dito nella piaga, finché non cominceremo a rivoltare come un calzino l’organizzazione della scuola, finché non diremo chiaramente che la struttura portante del sistema scolastico italiano è oggi costituita da una complessa rete di relazioni clientelari tra dirigenti scolastici sfaccendati e collaboratori incapaci ma fedeli, che permettono a pochi di vivere alle spalle degli altri; un sistema le cui prime vittime sono proprio i tantissimi volenterosi e meritevoli, costretti ad ingoiare bocconi amari, uno dopo l’altro. Pensare che un quiz a crocette potesse risolvere tutto questo, rappresenta una dimostrazione di ingenuità sconcertante, e spero sia la prima lezione che il neo-ministro Carrozza coglierà dai risultati deludenti colti dal suo infelice predecessore.

11 Maggio 2013

Un solo commento. a 'Il concorso fuori corso'

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  1. Cri afferma:

    …e non dimentichiamo che a distanza di più di due mesi dallo svolgimento delle slittate prove per l’”abbondantissima e paralizzante” nevicata le classi di concorso per infanzia e primaria non hanno ancora visto pubblicate le postume griglie di valutazione… W l’Italia e W il suo concorso NAZIONALE…

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