Le due Italie

dueitalie.jpgCi sono un paio di casi, che hanno interessato quel che resta del governo Monti, che dicono tanto dell’Italia di oggi: di come sia divisa in due metà che non si capiscono, e si guardano in cagnesco; di come ci sia un’Italia che vede l’altra come retrograda, arretrata e anche un po’ incivile mentre l’altra vede la prima come inconsistente e pelosamente moralista.
Il primo caso a cui mi riferisco è quello del Ministro Terzi, in particolare per come ha gestito la vicenda dei due militari sotto processo in India. La modalità con cui Terzi ha disinvoltamente gestito la licenza elettorale dei due rientra indubbiamente in quello che si definisce correntemente “avventurismo”. Lui stesso ha ammesso in una intervista che l’aver trattenuto i due in Italia, nonostante la parola data alla corte indiana dal nostro ambasciatore, fosse un bluff, volto a sollevare il problema di fronte alle istituzioni internazionali, un polverone per mettere pressione sull’India. Qualcuno può legittimamente avere dubbi sul tema. Davvero è stato così utile? Ma soprattutto l’Italia di oggi, già svergognata di fronte al mondo dai suoi governi passati, sente il bisogno di un ulteriore colpo all’immagine delle sue istituzioni? terzi.jpgDa oggi quando andremo all’estero, non saremo solo più il paese del Bunga Bunga, dei ministri che, mentre il paese va a rotoli, se la spassano fino a tarda ora con donnine di facili costumi: saremo anche il paese di chi non rispetta la parola data, del raggiro, della truffa di Stato. Terzi si è comportato come il tizio che ti vende lo stereo, che quando arrivi a casa scopri essere costituito dal solo involucro. Per carità, si è dimostrato aderente all’immagine stereotipata dell’italiano, ma non tutti in Italia sono Terzi, non tutti pensano che il fine giustifichi sempre i mezzi, che il proprio tornaconto venga sempre e comunque prima delle regole di civile convivenza. Succede anzi che molti italiani sentano così forte il peso di quello stereotipo, che lo rifiutano con tanta veemenza, da considerare con disprezzo Terzi e quelli come Terzi. Eppure ci sono anche gli altri, quelli che la pensano come Terzi, che pensano che abbia fatto bene. Vaglielo a spiegare che esiste la teoria dei giochi che dice che la reputation building è un elemento fondamentale per poter partecipare ad un confronto competitivo quale quello a cui un paese è quotidianamente sottoposto nel mondo di oggi. Vaglielo a spiegare che, tradotto in termini più pratici, ciò significa ad esempio che sì, oggi hai fatto il furbo, ma che il prossimo italiano recluso all’estero che chiederà un permesso si vedrà rispondere di no, con un bella risata di accompagnamento. Per Terzi, e molti italiani con lui, però queste sono ipotesi pelose: nel futuro si vedrà, meglio vivere alla giornata.
L’altro episodio a cui mi riferisco è quello della manifestazione a favore degli assassini di Federico Aldrovandi. Un gruppo di poliziotti del sindacato COISP sono scesi in piazza a Ferrara per manifestare la propria solidarietà con i poliziotti che uccisero il ragazzo. Ho provato a leggere i comunicati del COISP sul tema per capire perché un gruppo di poliziotti senta il bisogno di solidarizzare con dei condannati per omicidio. La logica è espressa in modo piuttosto confuso, ma quello che ricorre, come in tante altre dichiarazioni sul tema, è il concetto “I poliziotti in galera e i criminali fuori“: slogan che pare esprimere una complementarità tra il concetto di criminale e quello di poliziotto per la quale si esclude evidentemente che un poliziotto possa diventare, come chiunque, un criminale nel momento in cui commette un crimine. Quest’idea è tuttaltro che isolata ma nega un principio basilare della giustizia moderna: che la legge è uguale per tutti, un corollario del quale può essere che un criminale è semplicemente un cittadino che ha commesso un crimine, indipendentemente dalla professione che svolge: poliziotto, muratore o gelataio che sia. E invece no, per molti appartenere ad una categoria sociale, ad una corporazione, non solo quella dei poliziotti, ma anche quella dei politici, dei magistrati, e così via, deve per forza portare dei vantaggi. La competizione sociale si può e si deve combattere tra gruppi, tra clan, e se fai parte del clan giusto, quello che secondo te è più indispensabile alla società, il privilegio è un tuo diritto sacrosanto. Anche qui però c’è l’altra Italia, quella che guarda con tutto ciò con disprezzo, come ad una visione arretrata e mafiosa della società. Qui il Governo, nella persona del Ministro Cancellieri ha espresso una posizione molto blanda, stigmatizzando sì l’episodio, per dovere istituzionale, ma senza dimenticarsi che c’è una buona parte dell’opinione pubblica italiana che non considera poi una bestemmia la posizione espressa dal sindacato di Polizia.
In questi giorni buona parte della nostra classe politica è alle prese con il dilemmone da cui dipende la possibilità che il paese abbia un governo, ovvero se un’alleanza PD-PDL, che non si limiti a navigare a vista come nel caso del Governo Monti, si possa o non si possa fare. Il dilemma si ricollega alla contrapposizione sopra esposta, perché lo spartiacque tra i “noccioli duri” dei due maggiori partiti corre molto vicino a quello sopra marcato. Bisogna mettere d’accordo chi considera Terzi un eroe e chi lo considera un farabutto, chi considera i poliziotti di Ferrara dei perseguitati e chi li considera dei perfidi aguzzini. Non si tratta di diverse visioni dell’economia e della società, sarebbe più facile, si tratta invece di diverse visioni dei valori basilari del nostro vivere sociale, quelli che fanno infuriare anche i più placidi quando li metti in discussione. In questo paese che vive ai confini dell’Europa e che vive questa condizione di terra di confine anche e soprattutto per quanto riguarda i modelli culturali che l’Europa si è data negli ultimi secoli, il dilemma è proprio questo. Non so se riusciremo a superarlo, probabilmente no, ma trovare un accordo tra le due Italie è sicuramente un’impresa con un grado di difficoltà elevatissimo, forse mai visto prima nella politica europea. In bocca al lupo al nuovo Presidente della Repubblica che, appena insediato, sarà costretto a cimentarsi in questa impresa titanica.

16 Aprile 2013

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