Russia: vittoria, pareggio o sconfitta?

I commentatori in questi giorni si affaccendano per stabilire se quella del governo russo in Georgia sia da considerarsi una vittoria, una sconfitta o un sostanziale nulla di fatto. Per provare a rispondere a questo dilemma è necessario prima chiedersi quale sia l’obiettivo che Putin si era posto e che lo ha spinto a questa prova di forza.
Per capirlo proverei ad osservare quali sono le conseguenze più ovvie. Intanto la conseguenza ampiamente prevedibile è sicuramente un inasprimento dei rapporti con l’Occidente con il quale la Russia stava trattando l’adesione al WTO. E questo è già un punto da soppesare perché è ipotizzabile che il probabile posticipo dell’adesione della Russia al WTO non sarà accolto con troppo dispiacere dalla lobby che fa capo all’estrazione e distribuzione dei combustibili fossili. Oggi i due terzi delle esportazioni della Russia verso il mondo non ex-sovietico è costituita da gas e petrolio e questo mercato è gestito da pochi grandi gruppi legati a doppio nodo con l’oligarchia politica che sostiene Putin. Non sorprende che questa oligarchia non sia così ansiosa di completare l’apertura del mercato russo al resto del mondo e che non consideri una sciagura un suo rinvio.
Un altro aspetto da tener in conto è che se i tassi di crescita di Cina e India si rilassassero e la recessione in occidente interrompesse la corsa del prezzo di gas e petrolio ci troveremmo di fronte ad una crisi economica devastante per la Russia che alimenterebbe il malumore nei confronti del bastone di Putin. E’ tipico dei regimi illiberali trovare un nemico esterno da identificare come colpevole e del quale identificare come alleati (e quindi traditori) gli oppositori interni. Quale nemico esterno più adatto ad essere spacciato come tale all’opinione pubblica, anche per i precedenti storici, degli Stati Uniti?
Sicuramente il conflitto accelererà l’adesione della Georgia e dell’Ucraina alla NATO e rafforzerà all’interno dell’Unione Europea le posizioni più ostili a Mosca (espresse dai paesi dell’Europa orientale) ma anche questi sono elementi che il regime putiniano può giocarsi internamente per rafforzare la sua posizione. Isolato sì dal resto del mondo ma più forte sul fronte interno: questo probabilmente era l’obiettivo di Putin, ed è un obiettivo che probabilmente riuscirà a conseguire.
Se vittorià sarà però sarà una vittoria di Putin quindi, non della Russia che si ritrova ad essere un paese sempre più fragile e sempre più dipendente dal mercato delle materie prime e destinato, in un mondo che si liberi progressivamente della dipendenza dai combustibili fossili, a sprofondare in una profonda crisi, per salvarsi dalla quale Putin sta probabilmente già ora facendo le sue mosse.

19 Agosto 2008

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