Il grande sconfitto

elezioni.jpgLa domanda che corre sulla bocca dei principali opinion maker dopo ogni elezione è “Chi ha vinto e chi ha perso?”. Per molti lo sconfitto è il Centro Sinistra, ma è una risposta curiosa se ci si pensa bene: la coalizione di Bersani è la prima sia alla Camera che al Senato e questo vuol dire: maggioranza relativa al Senato e addirittura assoluta alla Camera (questo grazie alla legge elettorale). Non sembra un risultato così deludente considerando che alle ultime elezioni la coalizione guidata dal predecessore di Bersani, Veltroni, aveva concesso quasi 10 punti percentuali a quella di Berlusconi. Al contrario Berlusconi sembra gioire per il risultato conseguito quando la sua coalizione cala in realtà di 17-18 punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni, un crollo senza precedenti nella nostra poco dinamica storia democratica. Infatti chi dà una chiave di lettura diversa brandisce soprattutto la lunga teoria di sondaggi che hanno accompagnato la campagna elettorale e che hanno illuso la sinistra di stravincere e preparato la destra ad un insuccesso ancora più netto.
Per questo la risposta che dò io senza esitare alla domanda iniziale e che giustifica questa strana contraddizione è che, più che l’uno o l’altro, il vero sconfitto di queste elezioni ha un altro nome ancora: si chiama sondaggio. Era in effetti una sconfitta annunciata: (anche se non annunciata dai sondaggi…) nel passato più di una volta i sondaggi hanno sbagliato pronostici in modo sufficientemente ampio da indurre a malaccorte esultanze o troppo frettolose giustificazioni leader e house organ dei vari partiti, eppure ogni volta ci crediamo di nuovo come in un singolare meccanismo di rimozione collettiva. Suggerisco la lettura di uno studio accurato pubblicato su Linkiesta sui sondaggi da cui emerge la sostanziale e strutturale approssimazione dei sondaggi politici. Per chi non abbia voglia di leggere sintetizzo: i sondaggi politici hanno solitamente un tasso di risposta piuttosto bassa (considerando sia coloro che rispondono “non so” che coloro che si rifiutano semplicemente di partecipare al sondaggio), la qual cosa falsa la rappresentatività e casualità del campione, questo perché non necessariamente chi non risponde o risponde manifestandosi come indeciso è equamente distribuito sul panorama politico; non è da escludersi infatti che alcuni partiti abbiano tassi di non risposta maggiore di altri, per polarizzazioni generazionali o genericamente culturali, e questo giustifica errori nei sondaggi spacciati poi per imprevisti recuperi dell’ultimo ora. E’ vero che i sondaggisti più raffinati possono cercare con ulteriori domande di indagare più a fondo le simpatie di chi si manifesta indeciso e identificare quindi per quali partiti potrebbero votare, ma nessun sondaggista potrà mai indagare le intenzioni di chi semplicemente si rifiuti di partecipare al sondaggio. Si potrebbe provare, e sicuramente è stato fatto, a valle delle elezioni, ad individuare, per differenza tra i risultati reali e i sondaggi, quale sia l’effettivo orientamento dei non partecipanti e “modulare” alla tornata elettorale successiva il risultato con questo dato, ma il tasso di partecipazione alle elezioni varia tra diverse tipologia di elezioni (l’elettore che non risponde al sondaggio politco è spesso un elettore poco interessato alla politica e quindi un elettore che spesso non partecipa alle consultazioni amministrative) e questo rende affidabile il dato solo tra consultazioni elettorali simili e visto che le consultazioni elettorali simili presentano intervalli di parecchi anni l’una dall’altra questo rende la mole di dati scarsa e poco affidabile, poco affidabile perché spesso da un’elezione all’altra cambiano le caratteristiche dei partiti, il loro consenso e perfino i modelli culturali della nostra società.
Cerchiamo allora di capire, alla luce di tutto ciò, qualche strano fenomeno. Partiamo da alcuni grafici: il primo, preso da notapolitica.it, mostra come stavano le cose a Settembre 2012 in termini di consensi come espressi dalla media dei sondaggi politici dei principali istituti.

sondaggio_settembre.jpg

Il secondo come stavano a Dicembre dello stesso anno.

sondaggio_dicembre.jpg

L’ultimo indica l’esito degli ultimi sondaggi a Febbraio di quest’anno, subito prima del silenzio elettorale (peraltro anche i sondaggi clandestini non fornivano grosse variazioni anche negli ultimi giorni).

sondaggio_febbraio.jpg

Balza all’occhio come tra Settembre e Febbraio il dato sia quasi identico, mentre a Dicembre il dato indichi un elevatissimo consenso a Bersani ed un basso consenso a Berlusconi. Se interpreto il sondaggio senza le accortezze di cui sopra, dovrei desumerne che ci sono molti elettori che tra Settembre e Dicembre sono passati da Bersani a Berlusconi e poi sono tornati a Bersani, o al limite che sono passati da Berlusconti a Monti e da Monti a Bersani  più o meno in egual misura e che in egual misura sono tornati poi indietro. E’ vero che nel frattempo ci sono state le primarie del centro-sisinstra da un parte, la full immersion mediatica di Berlusconi e lo scandalo MPS dall’altra, ma possibile che alla fine si sia atterrati proprio su un risultato così vicino rispetto a quello da cui si era partiti? Possibile che le primarie o qualcos’altro abbiano attirato come mosche sul miele gli elettori verso Bersani e poi qualcos’altro li abbia sospinti indietro? Ho il sospetto, anche se non ne ho le prove che le cose siano andate diversamente. Dobbiamo infatti considerare il bacino degli indecisi e come funziona l’indecisione: il sottoscritto ad esempio è rimasto indeciso fino all’ultimo giorno su chi votare ma, per contro, ero assolutamente certo che non avrei votato alcune delle liste in corsa. Una buona parte degli indecisi hanno ben chiaro in quale area voteranno anche se non la lista. Non è quindi forse probabile che le primarie a Novembre/Dicembre abbiano fatto da catalizzatore degli indecisi di area PD-SEL e che la discesa in campo di Berlusconi abbia invece catalizzato gli indecisi di area PDL, facendo passare prima gli uni e poi gli altri dall’area degli indecisi a quella dei “decisi”? Certamente è un fatto attestato dai sondaggisti stessi che gli indecisi sono andati calando progressivamente durante la campagna elettorale. Perché non dirsi chiaramente che molto probabilmente in realtà non c’è stata nessuna progressiva rimonta, nessun largo successo di Bersani sfumato inopinatamente? Addirittura che da Settembre ad oggi poco o nulla è cambiato, nemmeno il consenso a Grillo è cambiato molto e il suo successo sembra più legato al successo avuto dagli ultimi comizi che hanno certamente rappresentato un successo mediatico e che hanno polarizzato verso di lui molti degli indecisi.
Rimane da chiarire il fatto che, partendo da una vittoria di Bersani per 4-5 punti percentuali che anche gli ultimissimi sondaggi accreditavano, si sia arrivati ad un sostanziale pareggio. Qui bisogna attingere al tema citato all’inizio, cioè coloro che ai sondaggi non rispondono proprio. Secondo il sopracitato articolo de Linkiesta i rifiuti si aggirerebbero intorno al 50% degli interpellati. Non è da escludersi che ci sia una fisiologica diversa propensione alla risposta tra i diversi elettorati. Supponiamo che, dato 50% il tasso di risposta media, l’elettore di Berlusconi abbia una propensione del 45% e l’elettore di Bersani del 55%. Questa differenza basterebbe a far sì che, a parità di consistenza dei due schieramenti sul totale (diciamo un 30% per entrambi), tra i soli rispondenti ci sia uno scarto di 8 punti percentuali a favore di Bersani. Perché l’elettorato berlusconiano dovrebbe rispondere di meno? Ad esempio si sa che Berlusconi raccoglie molti consensi tra gli anziani o tra coloro che non si interessano molto di politica, non è improbabile pensare che una persona anziana, per diffidenza, possa rifiutarsi di confidare le proprie simpatie politica con maggiore probabilità rispetto ad un giovane; non è improbabile che una persona che non si interessa di politica possa con maggiore probabilità rifiutarsi di perdere tempo rispondendo ad un sondaggio politico rispetto ad una persona che se ne interessa.  Si dirà a questo punto: ma i sondaggisti elaborano i risultati, vuoi che dopo che la stessa sottovalutazione dell’elettorato berlusconiano nelle elezioni del 2006 (e in parte anche in quelle del 2008) non abbiano conteggiato questo fattore? Probabilmente l’hanno fatto, ma quanto? Come detto all’inizio dal 2008 l’elettorato berlusconiano si è quasi dimezzato, vuoi che non sia cambiato il tasso di non risposta? Non è forse probabile che sia stato l’elettorato giovane e quello più interessato alla politica e quindi critico ad abbandonare Berlusconi? E allora non si può escludere che questo effetto sia stato sottostimato abbastanza per generare lo stesso errore del 2006 e del 2008. Tutto questo spiegherebbe anche perché spesso nelle elezioni regionali o amministrative si verifica il contrario: ovvero che viene sottostimato il fronte progressista, perché si applicano coefficienti correttivi eccessivi, perché in queste elezioni, come sopra ricordato, spesso chi è indeciso o chi non si interessa di politica a votare non ci va proprio.
Tutto questo non vuol dire che Bersani debba gonfiare il petto. Un partito allo sbando come il PdL, un personaggio inguardabile come Berlusconi avrebbero potuto essere sconfitti ben più nettamente da una proposta politica appena accettabile, da un personaggio in grado di attirare un minimo di speranza di rinnovamento. Ma se parliamo di recupero, parliamo di riscossa di Berlusconi, stiamo probabilmente parlando del nulla. Dibattiti, opinionisti autorevoli, uomini politici, che da giorni discettano cercando le ragioni dell’ennesimo imprevedibile spunto finale, stanno parlando di un concetto fittiziamente costruito in realtà solo ed esclusivamente su uno strumento, il sondaggio, che, al di là delle mie considerazioni, si è ripetutamente dimostrato essere assolutamente inaffidabile. Tutto ciò significa che chi si sta arrovellando per cercare ragioni oscure del miracolo berlusconiano la dovrebbe in realtà cercare nel business dei sondaggi, un business che a nessuno conviene danneggiare e che tutti quindi continuano a sostenere, ma che temo non faccia altro in realtà che prenderci in giro ogni volta di più.

2 Marzo 2013

Non ci sono ancora commenti ma sicuramente tu avrai qualcosa da dire...

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs