Svalutazione per svalutazione…

svalutation.jpgNon si può dire che questa campagna elettorale sia piena di novità e di stimoli intellettuali, anzi se devo dirla tutta mi pare di una piattezza mortale. Una novità è però indubbiamente la prospettiva nuova sotto la quale molti vedono un concetto nel passato spesso bistrattato: la svalutazione monetaria. I molti sostenitori dell’uscita dall’Euro ne fanno il cavallo di battaglia della nuova Lira: Senza i vincoli della moneta unica saremo finalmente liberi di svalutare la nostra moneta dicono costoro. Se devo essere sincero l’idea per la quale mi dovrebbe rendere felice la possibilità che chi mi governa possa spogliare di valore quello che ho nel portafoglio mi pare fortemente controintuitiva, ma spesso i meccanismi controintuitivi portano con sé le scoperte più rivoluzionarie.
C’è chi sostiene che la svalutazione avrebbe tutta una serie di effetti negativi (aumento dei tassi di interesse sul debito, crollo del valore dei titoli di stato, crescita del deficit e necessità di nuove tasse o di nuovi tagli alla spesa) ma, al di là delle previsioni economiche-finanziarie, quello che brutalmente succederebbe è che il mio reddito ed il mio patrimonio espresso in termini reali (cioè di potere d’acquisto) si svaluterebbe. Per qualcuno questo sarebbe positivo perché ci consentirebbe di essere più competitivi, diminuirebbe, sempre in termini reali, il costo del lavoro e quindi le nostre imprese esporterebbero a costi inferiori. Rimane però il fatto che anche il potere d’acquisto effettivo dei nostri salari calerebbe più o meno proporzionalmente, sicuramente calerebbe nell’ambito di tutti quei beni che importiamo dall’estero che aumenterebbero il proprio prezzo di mercato, ma calerebbe anche per quanto riguarda quei beni che produciamo sì in Italia, ma utilizzando materie prime, servizi o semilavorati provenienti dall’estero. Alla fine dei conti l’effettivo beneficio rimarrebbe quindi legato alla sola frazione del costo di un prodotto che è legata al lavoro, che, in quanto pagato in Lire, vedrebbe scendere il suo valore “reale”. In altre parole l’unico vantaggio certo verrebbe dalla perdita di valore dei nostri salari (che fortuna!).
Avremmo fatto in definitiva una riconversione di valuta con costi enormi, con grande seccatura di chi viaggia spesso all’estero che sarebbe costretto ogni volta a cambiare la valuta, con i conseguenti costi di commissione, con le conseguenze oggettivamente negative di una valuta debole; avremmo poi svalutato la moneta sottraendo valore ai risparmi di tutti noi: il tutto per poter fare una cosa sola, ridurre i salari. A questo punto suggerisco ai propugnatori dell’uscita dall’Euro e della libera svalutazione una controproposta oggettivamente migliorativa: rimanere nell’Euro e continuare a non poter svalutare la moneta, ma attribuire al governo la possibilità, in determinati momenti di crisi, di ridurre per legge i salari, tutti indiscriminatamente. Conterrebbe i vantaggi eliminando gli svantaggi della proposta sopra menzionata.
Certo, si tratta di una proposta coraggiosa e rivoluzionaria e che forse raccoglierebbe, di primo acchito, con difficoltà popolarità e consenso, anzi in effetti, se ci penso bene, mi pare proprio una boiata, ma se qualcuno è stato convinto dalle boiate di Napoleoni e Barnard e se c’è un movimento politico di crescente consenso che solletica i suoi elettori con tali boiate, perché non ci posso provare anch’io?

19 Febbraio 2013

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