Una bomba che forse non esploderà mai

sciopero-cina.jpgNel lontanto 1989, in pieno crollo dei regimi del blocco sovietico, un’altra dittatura sembrava essere arrivata al capolinea, quella cinese. La sconfinata Piazza Tienanmen era piena di studenti che invocavano democrazia e riforme. Arrivarono i carri armati e gli studenti furono spazzati via. Chi di noi di fronte a quanto vedeva non pensava che sarebbe stata una reazione effimera, che alla fine era solo questione di tempo, la miccia era accesa e alla fine la bomba Cina sarebbe infine esplosa? Sono passati ventiquattro anni, molti paesi di quell’area geografica che allora erano governati da sistemi totalitari si sono trasformati in democrazie, ma quella miccia non ha ancora fatto esplodere e non sembra nemmeno sul punto di far esplodere il colosso cinese. Non sembra sul punto di farlo non perché quelle istanze siano sparite ma perché apparentemente disinnescate da una serie di “buone intenzioni” e una sequenza di piccolissimi passi che la Cina sta compiendo per incanalare il malcontento, se non il dissenso, in un processo riformista che scongiuri derive rivoluzionarie. Vi sono fenomeni di corruzione duramente repressi (fenomeno inusitato per una dittatura, solitamente restìa a fare autocritica), vi sono aperture in senso libertario, vi è ricambio del personale politico, vi sono addirittura scioperi che non vengono repressi con la violenza.
D’altronde il mondo di oggi non è più quello di Piazza TienAnMen e la Cina vi gioca un ruolo decisamente più centrale. Una crisi cinese metterebbe in ginocchio l’economia di mezzo mondo. E’ quindi interesse di tanti che la bomba non esploda e che le istanze riformiste siano incanalate in un processo che lentissimamente dovrà portare in futuro ad una Cina sempre meno allergica a concedere in campo politico quelle libertà che già concede abbondantemente in campo economico. E le libertà in campo economico generano benessere, di cui la crescita del costo del lavoro è indicatore. Il benessere chiama altro benessere e questo circolo viruoso innesca una particolare voglia di essere attivi e l’attivismo economico, alla lunga, difficilmente riesce a fare a meno di quello politico.
Rispetto a questo processo la storia europea ci offre qualche elemento di paragone interessante. Se si pensa all’Europa del diciannovesimo e ventesimo secolo e al ruolo che la Gran Bretagna ha esercitato dall’alto della sua capacità di trasformarsi senza subire gli scossoni che gli altri paesi europei hanno subito da rivoluzioni, guerre civili ed instabilità politica, mi viene da pensare che il giorno in cui la Cina avrà completato una sua fisiologica ma graduale evoluzione verso un sistema politico che garantisca le libertà civili e la partecipazione dei cittadini alla vita politica, sarà davvero diventata una potenza straordinaria.

13 Febbraio 2013

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