Comunque vada l’Italia ha perso

Immaginatevi di essere il proprietario di un ranch nell’Arizona, un ranch piuttosto ben avviato, avete un bel po’ di soldi da parte e chiedete al vostro promotore finanziario come investire il vostro denaro: non sognate grossi guadagni, vi interessa avere un rendimento stabile e sicuro. Oppure immaginatevi di essere il proprietario di una piccola azienda artigianale giapponese che produce teiere, anche qui avete un po’ di soldi da parte e anche qui vorreste soprattutto la certezza che quei risparmi non si volatizzeranno. Né come rancher americano, né come produttore di teiere giapponese conoscete granché dell’Europa, anche se una volta vi avete trascorso una settimana di vacanza, però nel passato il vostro promotore vi aveva proposto dei fondi monetari in Euro e voi avevate accettato, però avete letto da qualche parte che l’Euro adesso non va benissimo. Il promotore è preparato, legge i quotidiani finanziari e altra roba a voi incomprensibile, vi fa vedere qualche grafico e altre cose che non capite e vi dice che l’investimento in Euro non è propro sicuro come una volta e vi consiglia un investimento nei paesi emergenti. Voi lo guardate con sospetto: conoscete uno che aveva comprato dei bond argentini e ha perso un bel di denaro. Alla fine il promotore vi spiega che uno dei paesi più importanti della zona Euro è l’Italia dove in questi giorni ci sono le elezioni: vi spiega che il paese è governato da due anni da un governo provvisorio perché quello eletto è caduto travolto da mille scandali e dal tracollo finanziario, che gli artefici di quel tracollo finanziario si sono quasi tutti ricandidati e sono ancor tanto popolari che potrebbero addirittura rivincere le elezioni, che il loro leader è un tizio anziano, il cui passatempo sono i  festini a luce rossa, che ha avuto e ha molti guai con la giustizia, compresa una condanna recente per frode. Pare che l’unica novità di queste elezioni sia un partito capeggiato da un comico, che propone di abbandonare la valuta europea e molti sostenitori del quale considerano ipotizzabile il congelamento del debito. Voi vi fate spiegare meglio cosa si intende per congelamento del debito e, quando lo avete capito, decidete senza più esitare per i paesi emergenti.
italiasprofonda_500.jpgQuesta breve storiella per spiegare perché in questo momento molti di noi, ed io tra l’oro, si sentono già sconfitti. Sconfitti nella convinzione che anche se dalle urne dovesse uscire un governo meno peggio di quello che i promotori finanziari americani e giapponesi prospettano ai loro clienti, nel mondo di oggi un paese, un po’ come un’industria, deve essere in grado di vendere sé stesso sul mercato e noi ci proponiamo al mondo come un paese del tutto inaffidabile. Vendere una buona immagine di sé non significa poi solo riuscire a vendere i propri titoli di Stato al tasso di interesse più basso possibile, ma significa anche avere un’immagine di paese produttivo che invogli i consumatori stranieri a scegliere prodotti italiani, un’immagine di paese efficiente e funzionale che invogli aziende a fare investimenti in Italia. Siamo in un mondo competitivo, che ci piaccia o meno, nel quale si compete anche con la propria immagine e l’immagine che noi abbiamo nel mondo è disastrosa.
In questo scenario si inserisce questa campagna elettorale, che, devo dire, di tutte le campagne elettorali alle quali ho assistito, è stata davvero la più insensata, la più povera di contenuti, di proposte che non fossero illusorie, per non dire propriamente menzognere, in una gara perversa a chi la sparava più grossa. I principali personaggi che l’hanno popolata si sono alternati ad accusarsi in modo ridicolo delle responsabilità degli ultimi due anni di governo, che peraltro hanno sostenuto insieme. Ci si è scontrati su IMU, IRAP e altre tasse, come se le tasse sulla casa o sull’impresa ci fossero solo in Italia. Nessuno, o quasi nessuno, ci ha spiegato anche solo vagamente cosa farà se vince, cosa propone per il lavoro, cosa propone per la scuola, cosa propone per la Sanità, cosa propone per rilanciare l’impresa. Perfino l’immigrazione, tema così popolare un tempo, è sparita dalle agende politiche, né la crisi dell’Euro ha enfatizzato il tema dell’Europa, di cui ha parlato sostanzialmente il solo Grillo per proporre il suo demenziale e comunque incostituzionale referendum sull’Euro. Soprattutto non c’è un filo di speranza, non c’è un progetto chiaro e definito di rilancio del paese, almeno tra le forze politiche che gli elettori sembrano intenzionati a votare in massa, c’è solo il tentativo di accapparrarsi voti e seggi parlamentari, che non esita a passare attraverso la menzogna o la grave omissione.
Siamo sottoposti perfino alla vergogna dell’assenza di un confronto faccia a faccia tra i candidati, tradizionale momento di confronto di tutte le campagne elettorali nelle democrazie, alla vergogna della truffa della restituzione dell’IMU, ci siamo trovati perfino a dividerci sul nazifascismo, cosa che al di là di tutto denuncia un’assoluta immaturità culturale. Tutto questo non impressiona tanto il rancher dell’Arizona, colpito più dal Bunga Bunga, né il teierista giapponese, colpito di più dagli scandali, ma impressiona me, convinto che serva convincere il mondo, ma ancor prima del mondo noi stessi, che l’Italia non è questa.
Specifico che se non faccio nomi e cognomi non è per alludere all’odioso refrain per cui “sono tutti uguali”. Notare le differenze è proprio la parte più difficile del compito dell’elettore ed è la principale qualità che distingue le democrazie che funzionano da quelle che segnano il passo. Anzi lo slogan più volte sentito, anche in questa campagna elettorale, “PD=PDL” è per me emblematico della difficoltà che i cittadini di questo paese hanno nel selezionare la propria classe politica. Non faccio invece nomi e cognomi perché non voglio puntare qui il dito contro qualcuno (individuo o partito), benché non manchino certo i candidati, ma voglio puntarlo contro i cittadini di questo paese che hanno lasciato che la propria classe politica andasse anche questa volta alla deriva in una bolgia inconcludente, nella quale chi emerge lo fa solo grazie all’impresentabilità di chi affonda.
Oggi andrò a votare, ancora non so per chi, ma sicuramente il mio criterio non sarà di votare chi mi ha fatto la proposta migliore, ma chi l’ha sparata meno grossa, chi ha meno abusato della buona fede degli elettori, chi si è dimostrato un po’ meno disonesto degli altri. Non dovrebbe funzionare così la democrazia, ma evidentemente questo è quanto, come italiani, ci siamo finora meritati.

24 Febbraio 2013

2 commenti a 'Comunque vada l’Italia ha perso'

Iscriviti con RSS or TrackBack ai commenti a 'Comunque vada l’Italia ha perso'.

  1. Margherita afferma:

    Domenica ho votato senza convinzione e senza passione non chi ha presentato il miglior programma, ma chi era a mio avviso meno ‘impresentabile’. Questa è la vera tristezza della nostra democrazia. Il mio sconforto non è però rivolto alla classe dirigente, ma al mio vicino di casa, al mio collega di lavoro e anche a me stessa perché in noi dev’essere quantomeno mancato qualcosa dal punto di vista dell’impegno civile per consentire un simile degrado.

  2. Coloregrano afferma:

    Margherita, sono d’accordo con te e capisco quindi il tuo sconforto. Alla fine però l’unico gesto davvero concreto che possiamo fare per la nostra democrazia, se non impegnarci direttamente in politica, è proprio cercare di essere dei buoni elettori, da tutti i punti di vista, ovvero non solo il giorno delle elezioni, ma in tutti gli altri giorni dell’anno, parlando, discutendo e sollevando dubbi su tutto ciò che riguarda il mondo in cui viviamo. In fondo questo è il nostro paese ed il paese in cui forse cresceranno i nostri figli e, anche solo per quello, è giusto coltivare la passione con cui ci battiamo per difenderlo.

:: Trackbacks/Pingbacks ::

Nessun Trackbacks/Pingbacks

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs