La grande paura

Cos’è che spinge tante ma proprio tante persone a rivoluzionare i propri programmi per il fine settimana, a decidere di mettersi in viaggio per raggiungere la capitale del proprio paese, a scendere in piazza per manifestare contro qualcosa o qualcuno? Spiace dirlo ma ho l’impressione sia la paura. Spiace perché la paura nel terzo millennio la percepiamo ormai come un retaggio di un oscuro passato, un’emozione che associamo ad una cultura repressiva e moralistica, sogniamo un mondo senza paura e questo sentimento ci sa un po’ di vecchio e di retrò. Tuttavia mi sa che a spingere in piazza è proprio la paura; questo anche perché non tutte le paure che abbiamo sono immotivate: la paura della guerra, la paura di svolte autoritarie, la paura di perdere un diritto, si riferiscono ad eventi tutt’altro che improbabili. Quando mi sono trovato ad avere paura anch’io che qualcosa di simile accadesse, ho fatto lo stesso, mi sono trovato un autobus, un treno o una macchina e ho contribuito a riempire qualche piazza. Ci sono poi paure motivate ma da una visione limitata ed egoistica delle cose: la paura di perdere una posizione di privilegio, di vantaggio, di esclusiva, che l’interessato percepisce come un diritto acquisito ma che agli altri pare piuttosto un sopruso. Qui possiamo anche criticare chi va in piazza a protestare ma è ben chiaro l’utilitarismo. Ci sono altre volte però in cui mi è molto più difficile spiegare le origini della paura. Uno di quei casi sono manifestazioni come quella che ha attraversato Parigi il 13 Gennaio scorso per fermare Hollande, intenzionato a concedere agli omosessuali il diritto al matrimonio. Che cosa fa tanta paura a quelli che hanno riempito Parigi nel fatto che due persone dotate di attributi sessuali simili decidano di condividere la loro vita?
manifestazione-a-parigi.jpgPartirei col sottolineare che il matrimonio è un istituto che concedere alcuni vantaggi e alcuni privilegi e che quindi può anche darsi che in alcuni di costoro abiti una forma di risentimento per il fatto che tali vantaggi saranno goduti anche da coppie di diverso orientamento, ma ho l’impressione sia una questione davvero poco rilevante. Pensioni di reversibilità, possibilità di congiungere i regimi fiscali e cose simili: nulla per cui infuriarsi, direi.
Collegato con il tema del matrimonio omosessuale c’è poi quello della possibilità di adozione di un figlio o di fecondazione artificiale e qui molti spiegano la mobilitazione come opposizione a questo secondo tema. Sarà una coppia omosessuale l’ambiente più adatto per crescere un figlio? - dicono costoro. Sarà anche una questione rilevante: forse tra i manifestanti c’è davvero qualche pedagogista che ha precise teorie in merito, che il matrimonio naturale, che le insostituibili figure di padre e madre … eccetera…, ma siamo proprio sicuri che tutti gli ottocentomila saprebbero sciorinarle e soprattutto che a così tanti stia tanto a cuore lo sviluppo ottimale dei bambini che saranno eventualmente adottati da coppie omosessuali? Sono forse così tanti quelli che si preoccupano delle sorti delle diecine di migliaia (solo in Italia) di bambini in attesa di affidamento che di figura genitoriale non ne hanno neanche una?
Alcuni sosterranno poi che alla base dell’ostilità verso i matrimoni omosessuali c’è la paura verso le tendenze omosessuali che albergano in ognuno di noi, c’è la paura che equiparare le diverse tendenze sessuali sia come aprire un vaso di Pandora che libererà quelle inconfessate pulsioni, trasformandoci in un’umanità orgiasticamente bisessuale. Sì, questa paranoia esiste e magari si mescola ad una estremizzazione della paura del diverso, e spiega forse molti atti di violenza omofoba. Ma anche questa componente mi pare di nuovo minoritaria, non sufficiente a riempire le piazze.
matrimonio-homosexual.jpgInsomma, magari mi sbaglio, ma ho proprio l’impressione che quello che è davvero rilevante è la paura di perdere qualcosa di più: un simbolo, un rituale, un elemento a cui si associa una valorizzazione che non può che essere l’unica possibile. Mettere due figurine raffiguranti persone dello stesso sesso sulla torta nuziale è una di quelle cose che urtano moltissimi su un piano simbolico perché sovvertono un modello, è come Babbo Natale in calzoncini e maglietta, è come suonare l’inno nazionale su una base funky. Non riesco nemmeno a biasimarli, in fondo anche a me dà estremamente fastidio scoprire che il cappotto cammello a cui ero tanto affezionato e che mi pareva tanto bello quando lo comprai, è andato inesorabilmente fuori moda: forse non andrei in piazza a protestare per questo ma forse solo perché avrei paura di essere l’unico a farlo. Questa è quindi, dal mio punto di vista, la paura di costoro: che i modelli culturali su cui hanno basato per tutta la vita la propria struttura valoriale cambino e che improvvisamente costoto si ritrovino con la sgradevole sensazione di essere inadeguati, che i propri riferimenti siano spariti, che nulla più abbia il senso che prima pareva avere. E’ una paura ingenua, semplicemente perché i modelli culturali cambiano comunque e noi saremo comunque inadeguati, se non sapremo continuamente aggiornare i nostri modelli; perché il rischio cui questa paura porta non è solo quello, sociale, di rallentare il processo di sviluppo dei modelli culturali, il rischio è soprattutto personale perchè oggi sono in 800 mila, domani saranno di meno e dopodomani ancora di meno, e alla fine saranno solo uno sparuto gruppo di nostalgici, un po’ ridicoli; ridicoli come chi sfoggi con orgoglio il proprio vecchio cappotto cammello da tempo ormai fuori moda.
Uso la parola “ridicolo” e mi torna alla mente la lettera aperta che il giocatore di football americano Chris Kluwe indirizzò mesi orsono al politico democratico Emmett Burns che aveva criticato i giocatori di football che si esprimono a favore del matrimonio omosessuale. Forse il tono è di un’ironia talmente graffiante e dissacratrice da disturbare la sensibilità con cui noi trattiamo questo genere di questioni. Ma forse anticipa un’era in cui quelli come Emmett Burns finiranno con l’essere appunto solo più oggetto di scherno.

31 Gennaio 2013

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