Un arcobaleno nella notte

Era una sera di primavera del 2006 e la Juve concludeva una partita desolatamente abulica con uno zero a zero che ci lasciava come al solito annusare soltanto la tanto bramata, così spesso sfiorata e così raramente ghermita, Coppa dei Campioni. Nel frattempo la Squadra si avviava a stravincere un altro Campionato nonostante una frenata primaverile della quale la partita con l’Arsenal era solo una ennesima conferma. Quello che è successo dopo fa male ancora adesso ricordarlo, fatto sta che la squadra europea che nei dodici anni tra il 1994 ed il 2006 aveva disputato più finali continentali di tutte le altre, per due lunghi anni, è rimasta fuori dalla tenzone europea.

In una serata dorata non solo dalle nuove maglie della Juve, la Squadra è rientrata Mercoledì sera in Europa, con la scintillante brillantezza che il lignaggio impone. Di fronte ad uno stadio colmo di entusiasmo e di emozione la Juve dilagava sul terreno di gioco, fin dal primo minuto, con tutta la rabbia con la quale l’esule che ritorna nella sua terra, si riappropria della sua storia. Il Capitano e Camoranesi deliziavano la platea facendo roteare il pallone ammaestrato in giro per il campo verde. Molinaro iniziava a mulinare le sue lunghissime leve. Momo imponeva salatissimi balzelli ai centrocampisti dell’Artmedia che sembravano storditi. Poulsen era ancora un po’ timido ma iniziava a distribuire la sfera con buona velocità e precisione. L’argine slovacco tremava ripetutamente e quando Grygera entrava tutto solo in area sulla destra e si impappinava, Mauro German irrompeva dando inizio alle danze con un secco fendente che perforava per la prima volta la porta mitteleuropea. L’inizio sembrava preludere ad una serata fortunata ma proprio il ceco Zdenek, poco dopo, veniva a contatto fortuitamente con un avversario e rimaneva steso a terra. Una brutta testata senza conseguenze se non la necessità per Ranieri di riinventarsi per l’ennesima volta la squadra. E qui veniva la grande sorpresa: anziché l’ingresso scontato di Zebina, Ranieri mandava in campo Iaquinta che prendeva il posto sulla sinistra di Brazzo spostato a destra al posto di Grygera. Il tempo di riprendere confidenza con il nuovo schieramento e per gli slovacchi era di nuovo notte fonda. Si ricominciava a frustare la difesa avversaria con un Iaquinta che si calava benissimo nell’improvvisato ruolo e la scena era pronta per il clou della serata. Accadeva infatti che Trezeguet addolciva un pallone, che girovagava sul limite dell’area di rigore, per il sopraggiungente Del Piero che dipingeva nell’aria notturna dell’Olimpico un arcobaleno. E con quell’arcobaleno si chiudeva forse una stagione di tempeste da cui si era temuto il mondo juventino non si sarebbe mai ripreso. Ed alla base di quell’arcobaleno si trovava una pentola d’oro che era la pentola d’oro del ghiotto montepremi della Champions League ma anche la pentola che raccoglieva tutte le speranze della gente bianconera, covate in questi anni di esilio. La terza rete seguiva poco dopo ed era una birichinata di Chiellini che portava via il pallone da sotto il naso del disperato portiere slovacco.
Il secondo tempo valeva solo perché Trezeguet si rendesse conto che non era la serata giusta per rimpinguire il suo curriculum europeo, perché Amauri prendesse confidenza con il continente e perché Legrottaglie riprendesse fiducia, dopo un avvio di stagione non esente da smagliature, segnando il quarto gol.
Pare un eccesso di prudenza o di scaramanzia ma adesso il ritorno a Bratislava diventa una prima prova di maturità per la Juve. Sapremo giocare con la maturità di chi sa che passare il turno, partendo da 4 a 0, non è solo una formalità? Se così sarà avremo iniziato nel migliore dei modi questa stagione europea.

16 Agosto 2008

Un solo commento. a 'Un arcobaleno nella notte'

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  1. Bruno afferma:

    Saluti da Baracoa (Cuba), vecchio mio!

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