Ridacci la destra!

destra-sinistra1.jpgC’era un’illusione che aleggiava nei mesi scorsi, c’era l’illusione che in Italia nascesse un partito di destra. Lo so che in Italia, quando qualcuno dice destra, la mente va subito all’immagine di un manganello ed una camicia nera, ma questa è una delle tante perversioni italiane, per le quali ci sentiamo in dovere di aggiungere ovunque il prefisso “centro” (centro-destra, centro-sinistra, centro-centro) per dare un’aria un po’ più rispettabile alle idee a cui ci riferiamo. Per partito di destra invece intendo un partito conservatore, come ce ne sono in pressoché tutte le democrazie europee, in Inghilterra i Tories, in Germania la CDU, in Spagna il PP, in Francia l’UMP e così via. Ecco, in Francia la ripartizione sinistra/destra è talmente ovvia che si parla più spesso di droite e di gauche che di UMP e PS. In Italia invece un partito conservatore non è mai esistito in realtà: almeno non nella sua storia repubblicana; esisteva un partito-stato come la DC che includeva in sé tutto e il suo contrario e che, non a caso, una volta andato in pezzi ha visto la sua diaspora ripartirsi più o meno equamente tra i nuovi poli creatisi. Il problema è che uno dei poli creatisi dopo il crollo della DC era dominato da un personaggio come Berlusconi la cui unica idea di Stato era quello di uno strumento per la conservazione del proprio potere, per la salvaguardia delle sue aziende e per garantirgli la possibilità di farsi i fatti propri liberamente. Così chiunque avesse un’idea diversa di Stato, qualunque essa fosse, si spostò dall’altra parte, fino all’espulsione dall’area dominata da Berlusconi, e verso il polo di sinistra, persino di parte degli ex-missini.
Non posso certo dire di essere un elettore di destra: sarà che la società mi appare come un’entità abbastanza dinamica da concepire con difficoltà l’idea che a governarla sia chi si definisce conservatore, ma mi trovo quasi sempre più facilmente d’accordo con chi manifesti idee progressiste. Però riconosco che una democrazia funziona bene se competono in essa due idee di società diverse e contrapposte, che operino un reciproco contenimento su un confine sempre in movimento, in modo da tenerci sufficientemente lontani sia da un eccessivo avventurismo che da un eccessivo immobilismo. La nostra democrazia, caratterizzata da vent’anni da una sorta di CLN in funzione anti-Berlusconi, è stata così una democrazia sostanzialmente incompiuta, come in una guerra civile incruenta. Il declino di Berlusconi ha lasciato la scena allo schieramento progressista, ma lasciato anche lo spazio ad un intenso lavorìo per creare una fantomatica entità “centro-liberale” (sempre perché destra suona male), nella convinzione che il tentativo del PdL di ricostituirsi attorno ad una leadership nuova, spolpato come è stato di qualunque personalità rilevante dal narcisismo berlusconiano, era destinato al fallimento. Il problema è che in quest’ultimo fronte nessuna personalità carismatica è riuscita ad imporsi e l’idea di Monti come leader si sta avanzando solo in queste ultime ore, così i voti in uscita dal PdL hanno deciso di andare dritti dritti verso Grillo.
berlusconi_mummia.pngOra che Berlusconi è tornato a reclamare la sua fetta di visibilità, forse preoccupato dall’andamento delle sue aziende, questa vaga speranza sembra svanita. Al di là dei tatticismi, mi pare chiaro che ritenga di doversi impegnare di persona per sperare di essere ancora in grado di influenzare il prossimo Parlamento. Dico influenzare perché non credo che Berlusconi abbia chance di vincere questa volta, con tutta la scaramanzia del caso non ci credo; però la sua presenza sarebbe probabilmente sufficiente a rendere velleitaria ogni speranza di creazione di un fronte conservatore degno di questo nome. Dirò di più, per un elettore probabile del fronte progressista, come il sottoscritto, questa assenza di novità nel fronte opposto e la conseguente inevitabile vittoria a mani basse di Bersani, svuoterà la proposta politica dello schieramento di sinistra e mi aspetto quindi una facile navigazione che non farà bene al nostro paese.
Insomma, come da una ventina d’anni a questa parte, l’unica speranza è che ci ripensi, che valuti che tutto sommato non è più giovanissimo e forse passare quello che gli resta da vivere nel modo che sappiamo a lui piacere, magari in una delle sue residenze nei paradisi fiscali, non è una cattiva idea; oppure che, come forse le ultime notizie ci lasciano immaginare, di nuovo qualcuno lo inviterà caldamente a farsi da parte.
L’alternativa ancora sarebbe sperare negli italiani, ovvero che finalmente gli voltino le spalle e lo confinino a percentuali irrisorie, scegliendo un’alternativa, una qualsiasi. Ma temo che questa sarà, ancora una volta, una speranza illusoria.

14 Dicembre 2012

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