Priorità su cui riflettere

Mi piacerebbe poter parlare del derby di Sabato scorso in termini calcistici, ma utilizzo il poco tempo a disposizione per parlarne in termini purtoppo meno festosi. Da Domenica sulla maggior parte dei siti informativi infuria il dibattito sul vergognoso striscione apparso Sabato in Curva Scirea (la curva dello Stadio Juventus dedicata, ironia della sorte, proprio ad un celebre giocatore scomparso prematuramente in un incidente) a proposito della tragedia di Superga. Come chi segue questo blog sa, sono molto sensibile alla abitudine aberrante diffusa negli stadi di ironizzare sulle tragedie personali e non cambia nulla, per il sottoscritto, che si parli di Superga, Heysel o della tragedia personale di chi in un momento di crisi prende una decisione estrema. Non tollero i due pesi e due misure che spesso tifosi da una parte e media dall’altra operano in questo campo e vorrei che la giustizia sportiva fosse molto più pesante di quello che è attualmente, possibilmente senza distinzione di tragedie e tragedie. Capisco che per una società calcisitica sia difficile intervenire, ma ci deve provare; qualche settimana fa ho visto con i miei occhi che ad un ragazzo non lontano dal mio posto allo stadio è stato proibito di esporre durante l’inno una sciarpa con scritto “Inter ti odio”: forse la restrizione era un po’ eccessiva ma la strada è giusta.
Non vale a nulla nemmeno sottolineare che il tam tam mediatico ancora una volta si è sollevato perché c’era di mezzo la Juventus: è successo sempre, per il doping, per i rapporti con la classe arbitrale, per il razzismo, ora per il cattivo gusto. Il fatto che la Juventus sia sempre sottoposta ad una pressione mediatica superiore a quella delle altre società, è ciò che la costringe ad essere sempre un passo avanti agli altri. Non a caso questo è stato il primo caso che mi ricordi in cui un Presidente di società si è sentito in dovere di condannare uno striscione del genere. Meglio quindi fare autocritica e isolare chi ha esposto quello striscione che fare superfluo vittimismo.
scontri-a-torino.jpgTutto ciò premeso, sono rimasto sbigottito nello scoprire solo Lunedì mattina che Sabato sera un signore di 49 anni è finito all’ospedale con il cranio fracassato, solo perché si è trovato nel posto sbagliato con la sciarpetta sbagliata. Sono rimasto sbigottito purtroppo non perché non sia mai successo prima, ma perché la vicenda è rimasta nascosta nei notiziari e nei siti on-line, oscurata dalle discussioni sugli striscioni di cattivo gusto. Il cattivo gusto va combattuto e contrastato, ma non possiamo arrivare all’estremo aberrante in cui un cranio fracassato non fa più notizia o ne fa comunque meno dell’idiozia di alcuni abitanti di una curva. Quando Fulvio Bianchi, su Repubblica, a proposito dello striscione su Superga, si chiede dove fosse la polizia, io gli risponderei che avrei voluto che la polizia fosse a proteggere cittadini come Enrico C.
Portare il modello di “politicamente corretto” alle estreme conseguenze per cui uno striscione possa far più male di un tirapugni è una degenerazione a cui dobbiamo a mio parere porre un freno. Ben venga la condanna a chi ha esposto quello striscione, ma permettemi di levare alta la mia condanna soprattutto a chi ha aggredito il signor Enrico e di biasimare anche quei giornalisti per i quali un signore di Torino che versa in gravi condizioni all’ospedale è un fatto di nessuna importanza.

5 Dicembre 2012

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