Le avventure di un tifoso da stadio

Il sottoscritto è uno di quelli che si ostinano a ritenere che una partita di Calcio vista allo Stadio sia uno spettacolo completamente diverso da quello che si gode davanti al teleschermo. Per questo continuo a sopportare le sofferenze che questo comporta ma il vuoto che si va formando via via attorno a me (anche le campagne abbonamenti estive hanno confermato la tendenza al calo degli spettatori in Italia) mi suggerisce la possibilità che altri non siano come me votati al sacrificio.
In nome del mio autolesionismo ho deciso quindi, con il mio Babbo, di assistere al ritorno in Europa della Juve contro gli slovacchi dell’Artmedia. Avendo recentemente riconfermato per il ventiquattresimo anno consecutivo l’abbonamento alla Juve godevo, come il Babbo, della prelazione sui biglietti che, secondo quanto riportato da tutte le fonti, compreso il sito della Juve, era esercitabile Giovedì 7 e Venerdì 8. Visto e considerato che pare che da quest’anno presso le ricevitorie Lottomatica, anche per ottenere i biglietti in prelazione dall’abbonamento, si devano esibire i documenti di identità di tutti gli intestatari degli abbonamenti e mi è complesso farlo vivendo io e mio padre in città diverse, decidevo di rivolgermi al sito web. Non esisteva però sul sito nessuna modalità apparente per esercitare il diritto di prelazione. Optavo quindi per il call center che però per tutta la giornata di Giovedì risultava irraggiungibile (linea in congestione, apparentemente). Il mattino di Venerdì 8 chiamavo direttamente la Juventus che però si limitava a dirmi che a loro tutto risultava funzionante e di richiarmarli in caso di ulteriori problemi. A quel punto chiamavo mio padre per chiedergli di provare lui, concedendogli la pensione più tempo libero, a richiamare il Call Center a ripetizione. Dopo un paio d’ore di tentativi a tappeto mio padre riusciva finalmente a prendere la linea. Lo tenevano ancora a lungo in attesa, tanto per fregare un po’ di soldi, visto che si tratta di un 199, e alfine l’impiegato Lottomatica rispondeva. Peccato che, secondo l’ineffabile impiegato Lottomatica, la prelazione era già scaduta il giorno prima. Inutile spiegargli che su qualunque fonte di informazione non era scritto così ed inutile fare ipotesi sul fatto che probabilmente l’impiegato non sapeva semplicemente come fare e quindi ha preferito prendere per i fondelli il cliente che lavorare. Sta di fatto che per non correre il rischio di rimanere senza biglietto, mio padre comprava due biglietti di posti diversi da quelli degli abbonamenti che fortunatamente erano ancora disponibili.
Alle 19.30 di Mercoledì 13 ci siamo quindi presentati alla biglietteria per ritirare il nostro biglietto prepagato. Come in altre occasioni in cui avevo fatto la stessa trafila, i botteghini erano divisi secondo la lettera iniziale del cognome dell’acquirente. Purtroppo nessuno ha avvertito l’organizzazione che in Italia circa la metà delle persone ha un cognome con iniziale dalla A alla F e quindi metà delle persone che avevano un prepagato si assiepava nell’unico botteghino per le lettere A-F, mentre gli altri botteghini rimanevano pressoché deserti. In ogni caso i cartelli che avrebbero dovuto aiutare a capire quale fosse il botteghino giusto erano apposti al muro ad altezza uomo, quindi invisibili da lontano, ovvero dal fondo della coda: questo tanto per rendere più difficile il compito di orientamento. La procedura di consegna era oltremodo lunga e burocratica, il che ci portava ad ottenere i sospirati biglietti circa alle 20.10, dopo 40 minuti di coda!!!
Era il momento di entrare allo stadio ma le peripezie non erano ancora finite. Questo perché il sistema dei tornelli nel frattempo era andato in crisi. I biglietti erano infatti stati stampati male: era rimasta una linguetta di carta tra il codice a barre e l’orlo anteriore del biglietto. Ciò significava che infilando il biglietto nel lettore il codice a barre rimaneva fuori e non veniva perciò letto, percui il tornello non si sbloccava. Si era quindi formata una coda interminabile ai tornelli che obbligava gli addetti a bloccare gli ingressi per non creare troppa ressa. Piuttosto indispettito ed alterato facevo notare all’addetta che ci catechizzava che l’organizzazione faceva schifo e che si poteva risparmiare le sue rampogne nei confronti di questo o quello, ma che avrebbe piuttosto dovuto chiedere scusa a nome dell’organizzazione per il trattamento inaccettabile usato nei confronti dei tifosi. “E perché dovrei chiedere scusa?” chiedeva la steward. Io provavo a proporle un: “Perché è un’ora che sono in coda!!”. E lei, la Steward 434, a quel punto rispondeva: “E allora?”, ed in quell’“E allora?” c’era tutta l’ignoranza di un mondo, un mondo che sgorgava da quella frase in tutta la sua devastante mediocrità. Sta di fatto che di lì a pochi minuti si scopriva che c’erano dei tornelli che chissà perché non erano stati attivati e la cui attivazione straordinariamente smaltiva in pochi minuti la coda; così la Steward 434 poteva litigare con qualcun’altro, che come me le pagava lo stipendio, e finalmente tutte le disavventure del sottoscritto venivano compensate dalla magia dei colori e delle emozioni dello stadio.
Rimane la convinzione che gestire gli appassionati di calcio come un branco di bestiame, e non come dei clienti che vengono a comprare un prodotto, sia un modo molto miope di vendere il prodotto calcio. L’organizzazione di una società di calcio moderna deve manifestarsi anche e soprattutto in queste cose.

13 Agosto 2008

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