Da Gomorra al bidet

roberto-saviano.jpgMi raccontano che mio bisnonno avesse un repertorio di storielle sui cuneesi che, in quanto abitanti della provincia più meridionale e rurale del Piemonte di allora, erano bersaglio, nella Torino a cavallo di ottocento e novecento, di quella che si definirebbe oggi ironia a “sfondo discriminatorio”. In particolare ne ricordo una legata alla visita del Re Vittorio Emanuele II a Cuneo e all’imbarazzo degli organizzatori di fronte alla necessità di dotare il bagno regale dell’immancabile bidet.
Questo raccontino mi lascerebber pensare che, contrariamente a quanto sostenuto da Roberto Saviano, nel Piemonte del diciannovesimo secolo il bidet non era affatto un oggetto sconosciuto. O meglio era conosciuto, come probabilmente nel resto di Italia, negli ambienti nobiliari mentre era ovviamente assolutamente ignoto al popolo, di cui probabilmente faceva parte il funzionario che non seppe dare un nome all’oggetto trovato nella Reggia di Caserta. Il gap culturale, nella società italiana dell’ottocento, era ben più netto tra diverse classi sociali che tra diverse regioni. Dimentico invece di quest’ultima elementare nozione di storia (più che della storia dei bidet), il popolare scrittore ha fatto riferimento a questo episodio per buttarla sulla caciara regionalista e replicare quindi ai tifosi di calcio delle città del Nord, che accusano nei loro cori beceri i napoletani di essere poco inclini all’igiene (succede da anni il ripetersi di questi cori, ma Sabato ci sono cascati anche quelli juventini e la cosa quindi è immediatamente diventata una notizia).
Lo stesso bisnonno di prima raccontava anche di un suo zio che, da soldato, fu inviato a Napoli nel burrascoso periodo postunitario. Pare che uno dei suoi compiti fosse girare per le strade della città munito di frusta per dissuadere con una frustata sulle terga coloro i quali defecavano dalla finestra, come anticamente si usava nelle città non dotate di rete fognaria ed in cui i rifiuti venivano gettati quindi nella sede stradale. Questo probabilmente accadeva anche perché, come evidenziato da Gramellini, mentre Torino era dotata già nel 1845 di una moderna rete fognaria, Napoli ne avrebbe iniziato la costruzione solo nel 1910.
Al di là di questi episodi curiosi, anche se dalla storicità tutta da dimostrare, la cosa davvero preoccupante di questa vicenda è proprio il fatto che un affermato scrittore, protagonista nel passato di ben più nobili e scomode battaglie, si metta sullo stesso piano dei beceri tifosi a cui ha così infelicemente controbattuto. Entrare nella polemica campanilistica vuol dire mettersi nella condizione di dire solo un sacco di scempiaggini, pensando di proporre come verità luoghi comuni o falsi storici. Ricostruire la storia ha di certo una grande utilità per capirne i meccanismi ed aiutarci a capire quando e come essi ripropongono, ma la storia non si ricostruisce né con i bidet, né con le storielle raccontate dal proprio bisnonno o almeno non solo con quello.
Ma in fondo credo che anche Saviano lo sappia e magari si sia anche pentito di aver scritto quella cretinata su twitter. La colpa però è anche un po’ del calcio che è una brutta bestia, è in grado di accendere quel germe di follia che cova in ognuno di noi e di renderci pronti a crisi emotive di ogni genere, compreso mettere in gioco tutta la tua credibilità di personaggio pubblico per rincorrere lo sfottò di qualche ragazzotto ignorante. Replicare all’ignoranza con l’ignoranza, alla superficialità con la superficialità, al luogo comune con il luogo comune non è un buon esempio da offrire a chi si abbevera a Saviano come a fonte di verità, proprio per questo è necessario usare un po’ di accortezza. Il calcio è da maneggiare con cura, è qualcosa che ti porta in una dimensione diversa: dopo aver visto un partita è meglio tacere per un po’ e riprendere a parlare, specialmente se in pubblico, solo dopo avere respirato profondamente e avere ben riflettuto. Nel mio piccolo non scriverei mai un articolo sul blog subito dopo la fine di una partita: scriverei bestialità inguardabili (ammesso che non lo faccia normalmente). In questo caso la tastiera e la bella scrittura che un blog richiede ti vengono in aiuto, richiedendoti il tempo sufficiente a rimettere il guinzaglio la tua emotività: twitter è troppo immediato e quindi pericoloso.
In definitiva sarebbe meglio se Saviano anziché twittare sul calcio e sui cori dei tifosi di calcio, tornasse a parlare di Mafia e Camorra, di corruzione e malcostume. Meglio per tutti: per lui, ma anche per noi. L’Italia di oggi ha bisogno di personaggi positivi e il divano di fronte alla televisione che trasmette la partita della tua squadra del cuore (specie se perde) non è uno dei luoghi che generano più positività in ognuno di noi, Saviano compreso.

26 Ottobre 2012

3 commenti a 'Da Gomorra al bidet'

Iscriviti con RSS or TrackBack ai commenti a 'Da Gomorra al bidet'.

  1. Lollo afferma:

    Guarda che non credo proprio che con quel tweet abbia voluto rispondere ai cori dei semplici tifosi juventini: in tal caso, dovrebbe scrivere qualcosa di simile dopo quasi ogni partita. Se l’ha scritto adesso è in risposta all’idiozia del giornalista rai, quello sì che è colpevole di essersi fatto trascinare nello squallore dei luoghi comuni, invece di dare un senso al proprio mestiere.

  2. Coloregrano afferma:

    Beh, sul giornalista del TG3 avrei voluto scrivere un post a parte, ma poi mi pareva di dare uno spazio eccessivo ad un argomento francamente non così interessante. Credo sia abbastanza evidente che l’intento del giornalista, come da lui spiegato, era canzonatorio nei confronti della stupidità di certi tifosi, ma è anche chiaro che la stupidità è sempre una materia da trattare con attenzione, un po’ come le sabbie mobili: a forza di riderci sopra, rischi di sprofondarci anche tu. Fare un’ironia intelligente su un coro discriminatorio è un esercizio così difficile da suggerire anche ai più ambiziosi di lasciar perdere, figurarsi poi se questo tentativo di “pezzo di bravura” deve andar in onda durante il telegiornale con gli ovvi tagli che il tempo limitato comporta. Così il tono canzonatorio nel rapido montaggio del servizio si è perso, e il canzonante ha finito per diventare la vittima, mentre il canzonato probabilmente è stato accolto come un trionfatore al bar sotto casa, per essere finito su tutte le tv.
    Credo che il modo migliore di reagire ai cori beceri da stadio sia di certamente di sanzionarli a livello di giustizia sportiva, ma anche che la stampa non ne enfatizzi l’importanza, proprio perché portarli fuori dagli stadi rischia di fomentare conflitti che altrimenti finirebbero alla fine dei novanta minuti. Quel servizio era sbagliato per il solo fatto di aver dato voce a quei tifosi, al di là di come poi è stato interpretato.
    Tutto ciò premesso, dato che ribattere alla scarsa capacità giornalistica con una battuta campanilistica sembrerebbe grottesco davo per scontato che Saviano ribattesse ai cori dei tifosi. Se così non fosse faccio ancora più fatica a capire la sua uscita.

  3. Sergej afferma:

    Oddio, uscendo un attimo fuori tema e con tutto il rispetto per l’aneddotica del tuo bisnonno, mi viene da pensare che Vittorio Emanuele II se ne serebbe bellamente fregato dell’assenza del bidet, ma questa è un’altra questione :-)

    E con tutto il rispetto per Saviano temo che gli farebbe molto bene una lunga assenza dai media, la sua figura di “tuttologo” (per la quale si ringrazia -anche- Fabio Fazio) è qualcosa di insopportabile e purtroppo spesso indifendibile

:: Trackbacks/Pingbacks ::

Nessun Trackbacks/Pingbacks

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs