Nobel e Rimozioni europee

premio-nobel-europa.jpgLa giuria del Premio Nobel ha deciso di assegnare all’Unione Europea il Premio Nobel per la pace. E’ successo molte volte prima di oggi che il Premio non sia andato ad un essere umano ma mai era stato assegnato ad una organizzazione politica. Ho sentito molte voci polemiche levarsi sul tema. Il tenore è “Ma come? L’Unione Europea che ha propiziato la crisi dell’Euro, che detta i tempi delle riforme liberiste, che tiene sotto scacco i governi?”. Questa visione risente, a mio modo di vedere, di un paio di rimozioni a cui spesso ci abbandoniamo quando abbiamo a che fare con la valutazione di organizzazioni socio-politiche.
La prima è una rimozione storica, ovvero ci dimentichiamo da dove veniamo. Cento anni fa era il 18 Ottobre del 1912, era scoppiata da pochi giorni la Prima Guerra Balcanica a cui ne sarebbe seguita una seconda che culminerà nella Prima Guerra Mondiale. Da quel momento l’Europa sarà in uno stato di belligeranza quasi perenne culminata con la Seconda Guerra Mondiale. Il bilancio sarà di quasi 80 milioni di morti complessivi, non sono pochi. Sembrerebbe difficile dimenticarsene e dimenticarsi quindi che l’Unione Europea ha contribuito a creare uno spazio pacificato in un continente che per decenni non aveva fatto altro che automartirizzarsi. Eppure oggi molti, che pure hanno passato anche del tempo ad approfondire questi eventi, vedono solo l’Unione Europea come gli errori degli ultimi decenni, come quel pachiderma che da vent’anni non sa più andare né avanti né indietro, e non come quel patto che ha pacificato un continente che pareva non saper far altro che la guerra. Se oggi mi dicessero che tra settant’anni il Medio Oriente sarà una zona pacificata in cui israeliani e palestinesi vivranno pacificamente sotto un’unica bandiera, non avrei dubbi a salutare con entusiasmo un Premio Nobel per la pace a quella bandiera e troverei folle chi rigettasse questo riconoscimento, e stiamo parlando di una guerra che in nulla può essere paragonabile a quello che è successo in Europa nello scorso secolo.  Non solo ma, come ricordato dalle motivazioni che hanno accompagnato l’assegnazione, l’Unione Europea ha anche contribuito senza dubbio al processo democratico di quei tanti paesi che all’alba degli anni ‘70 vivevano ancora sotto il giogo di dittature di vario colore, e che poi, anche per la pressione dello spazio di democrazia che CEE prima e UE hanno costituito, si sono trasformate in democrazie oggi in rapido sviluppo. Altrettanto irragionevole quindi è lamentare la scarsa democraticità dell’Unione Europea quando dobbiamo proprio a questa organizzazione il processo democratico che il continente ha vissuto negli ultimi quarant’anni.
E qui veniamo alla seconda rimozione che è invece di carattere socio-politico. Cos’è l’Unione Europea? E’ forse un sovrano assoluto che Dio ha dato agli europei? No, è un’organizzazione che è costituita da una serie di istituzioni le cui principali sono: il Consiglio, espressione dei governi dell’Unione (tutti democraticamente eletti secono le rispettive procedure), il Parlamento Europeo (anch’esso democraticamente eletto dagli elettori di tutta Europa) e la Commissione Europea (a sua volta nominata dal Consiglio Europeo, con la ratifica del Parlamento). Si può dire che la sua organizzazione sia complicata e cervellotica, che ciò che fa sia poco visibile e tante altre cose negative, ma non si può certo dire che non sia l’espressione della società che rappresenta. Chi ne lamenta le politiche liberiste si dimentica che, fino a pochi mesi fa, tutti i principali paesi europei erano governati da coalizioni conservatrici, chi ne lamenta l’incapacità di far fronte alla crisi si dimentica che non mi pare che a nessuno livello della catena di comando (compreso quello delle amministrazioni locali) si sia fatto molto meglio, almeno in Italia. Chi ne lamenta la scarsa decisionalità si dimentica che quando si sono proposti nuovi trattati che estendessero il potere decisionale delle istituzioni europee, moltissimi elettori europei (spesso in maggioranza) hanno votato contro. Insomma parlare male dell’Europa è come parlar male di noi stessi. Non voglio dire che l’autocritica non sia pratica sempre raccomandabile, basta sapere che è autocritica però.
Ecco, in questo senso, delle due rimozioni, quella socio-politica mi preoccupa di meno. E’ pratica quasi quotidiana dell’essere umano non riconoscere il suo contributo al fallimento o alle difficoltà di un gruppo di cui fa parte, di antropomorfizzare un’organizzazione per attribuirgli le responsabilità che sono in realtà dei suoi membri. Dimenticarsi della storia invece è più preoccupante anche perché quando ce ne si dimentica spesso la storia si ripropone e qualcuno, che evidentemente di certe carneficine ha una morbosa nostalgia, potrebbe approfittarne.

18 Ottobre 2012

Non ci sono ancora commenti ma sicuramente tu avrai qualcosa da dire...

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs