L’assemblea costituente nascosta

I notiziari ci bombardano ogni giorno con le notizie più disparate su spread, crisi dell’Euro, conti pubblici di Spagna e Grecia, banche sull’orlo del fallimento, rigurgiti nazionalisti e indipendentisti. Contemporaneamente sulle stesse reti televisive o sugli stessi giornali si possono seguiri dibattiti e approfondimenti politici nei quali si discute animatamente di tasse, mercato del lavoro, matrimoni omosessuali, legge elettorale, riforma delle intercettazioni, cene di Renzi ad Arcore e così via. Faccio fatica a trovare una coerenza tra le notizie che paiono essere in cima alle preoccupazioni dell’opinione pubblica e ciò che la politica propone per rassicurarci.
Quando la crisi è pesante in genere le soluzioni proposte (giuste o sbagliate che siano) lo sono altrettanto, ma in questo caso alla crisi europea le ricette nostrane sembrano essere o assenti o comunque di piccolo cabotaggio. Nel Luglio scorso una serie di intellettuali inviarono una lettera aperta al Premier Monti invitandolo ad una presa di posizione circa una roadmap verso la cosiddetta Unione Politica dei membri dell’UE, rinnovando l’adesione ad una proposta che, al di là di quello che se ne può pensare, è anche l’unica sul tavolo, se si esclude quelle di dissoluzione dell’Unione. Non mi risulta Monti abbia mai risposto a quella lettera e non mi aspettavo lo facesse, in fondo è solo un amministratore. Certo, ha detto che ci vorrebbe l’Unione Politica, ma è un po’ come dire che ci vorrebbe una legge sul conflitto di interessi: dire che ci vuole una legge e non dire quando e come pensi di poterla attuare è come non dire nulla. Nel frattempo il dibattito sul tema ha continuato a svilupparsi in ambito intellettuale, con ben pochi sconfinamenti in contesti politici, giungendo ad avanzare una proposta strutturata di assemblea costituente europea.
costituzione_europea.jpgPoi nelle scorse settimane qualcosa si è poi mosso, Bersani ha parlato di Stati Uniti d’Europa, Sandro Gozi, apparentemente candidato alle primarie del centro-sinistra, ha addirittura rilasciato un’intervista in cui propone in sostegno della proposta  costituente e altri nel centro-sinistra si sono allineati. Mi aspettavo che ne parlassero tutti, che il dibattito si accendesse sul tema su giornali e televisioni: gli uni a dire—”Finalmente il timone dell’Europa affidato ad un processo democratico e non a “vertici” tra i poteri forti”, gli altri più cauti—”Bisogna valutare con i partner europei…”, altri ancora negativi—”Basta con quest’Europa, padroni a casa nostra!”(frase quest’ultima che piace molto a quelli che di casa nostra sono già oggi i padroni). Invece sono rimaste urla nel silenzio che sul tema si è rifatto tombale. Nel frattempo dal Regno Unito giunge notizia di un accordo sotterraneo tra i partner europei (con esclusione dei soliti britannici appunto) per un’Unione Europea più decisionale ma costruita dall’alto e senza un processo democratico.
Ecco forse la spiegazione è qui: non vorrei insomma che chi occupa le stanze della politica pensi seriamente che ogni ipotesi di Unione politica è preferibile passi dai vertici della politica, della finanza e dell’economia, piuttosto che dal consenso democratico. Non ne faccio una questione di involuzione autoritaria: non credo ad un gruppo di incappucciati che si riuniscono per disegnare l’Europa del futuro senza coinvolgere nessun altro, sulla base di una brama accentratrice ed egemonica. Credo solo che si sia diffusa la convinzione nei piani alti dell’Europa che l’irrazionalità, che domina apparentemente le opinioni pubbliche europee, non sia compatibile con un processo che è necessario sia rapido e privo di pericolose oscillazioni e che quindi è bene che questo processo, probabilmente inevitabile, sia guidato dall’alto. Non mi sento nemmeno dire che abbiano torto, le ripetute bocciature che nel passato i trattati hanno europei hanno incontrato fa pensare che un processo democratico sarebbe lungo e costoso e nel frattempo l’Europa continuerebbe ancora per anni a restare senza un governo. Non è colpa loro, è colpa nostra di elettori, che continuiamo a pensare alle cene di Renzi e non a dare un senso alla nostra democrazia futura, che continuiamo a vivere in una dimensione nazionale che ha senso solo per rendere emozionanti la competizioni calcistiche, che sbraitiamo contro l’Europa come se l’Europa fosse qualcosa diverso da noi stessi e come se l’Europa non fosse in realtà quel malato che è, solamente perché i cittadini d’Europa, e quindi noi, non siamo stati capaci di forgiarla diversamente.
Sarà per questo che per molti è meglio che di possibili vie democratiche all’Europa, di assemblee costituenti europee e di simili cose, si parli il meno possibile. Anche perché a qualcuno, come a me, potrebbe venire in mente che non è affatto una brutta idea…

12 Ottobre 2012

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