La grande beffa

C’è una beffa che sono convinto abbia avuto per scena, almeno una volta, in qualunque scuola superiore italiana e che credo faccia parte dell’esperienza della maggior parte degli studenti liceali. Ad un certo punto entra qualcuno in classe, chiede udienza al docente, i due si mettono a parlottare, dopodiché il docente si rivolge alla classe dicendo qualcosa come: “Purtroppo dobbiamo uscire tutti un momento. Vi prego di farlo con calma, è solo una precauzione”. Sotto questa strana richiesta si nascondeva una semplice telefonata anonima giunta alla scuola, che annunciava che nell’istituto c’era una bomba pronta ad esplodere. Non servivano particolari o dettagli, non c’era il tempo di verificare la veridicità della telefonata: il rischio di aver considerato la cosa uno scherzo di cattivo gusto era comunque troppo elevato e la responsabilità obbligava il Preside ad evacuare tutta la scuola e a bloccare le lezioni per buona parte della giornata. Che fosse una semplice burla o un tentativo di qualche studente sfaccendato di evitare un’interrogazione o un “Compito in classe” non si riusciva a capirlo: la cosa certa è che ai tempi delle cabine telefoniche era facilissimo chiamare senza rischi di essere rintracciato e la beffa funzionava benissimo con costi davvero contenuti per gli organizzatori.
freedom_of_expression.jpg Le ultime settimane ci hanno fatto scoprire come il mondo di oggi offra la possibilità di organizzare una beffa addirittura su scala planetaria, anche se gli effetti in questo caso sono ben lungi dall’essere incruenti. Apparentemente è bastato che un sparuto gruppo anti-islamico americano radunasse qualche attore di secondo piano, girasse qualche scena e montasse un trailer in cui si vede un Maometto dedito ad alcool e donnine (a cui a quanto pare non è nemmeno seguita la realizzazione del film vero e proprio) ed una rivolta si è scatenata a partire dai paesi del Nord Africa, per diffondersi in tutto il mondo islamico. Me li immagino i ragazzotti autori della beffa a compiacersi del risultato che da una parte mette in seria difficoltà nel mondo arabo i fautori di processi di modernizzazione, accusati ora di essere complici di blasfemi e senzadio, dall’altra rialimenta in occidente i peggiori pregiudizi nei confronti del mondo arabo, tornato quello estremista e instabile a cui eravamo abituati, secondo molti incompatibile con democrazia e modernità, il tutto con sommo gaudio dei poteri assoluti del mondo islamico, i quali vedono l’estremismo religioso come una buona ragione per poter perpetuare il proprio potere.
E’ il paradosso di un mondo contemporaneo che vive a nervi scoperti. Vive sicuramente a nervi scoperti il mondo arabo in cui si muovono conflitti profondi. Da una parte ci sono i governanti assoluti ancora in sella che cercano disperatamente di difendere le proprie posizioni (e non a caso la rivolta è stata fatta partire proprio dai paesi in cui la democrazia ha mosso recentemente i primi passi), ci sono gli apparati militari che in un contesto pacificato temono di vedere il proprio potere ridimensionato, ci sono le gerarchie religiose terrorizzate dalla laicizzazione del paese, ci sono i gruppi terroristici che ormai considerano la guerra santa come un fruttuoso business, e poi ci sono le masse dei diseredati facilmente manovrabili da chi gli può offrire un po’ di vantaggi immediati (denaro, piccole posizione di potere ecc.). Sull’altro fronte c’è invece l’ampia borghesia dei professionisti, dei piccoli imprenditori o dei lavoratori qualificati che spinge per una modernizzazione del paese, per una distensione con l’occidente, per un superamento dei vincoli che la religione impone, per un’inclusione della donna nel mondo del lavoro e della politica. Ma i due fronti non sono così definiti, chi spinge per la modernizzazione non lo fa necessariamente da un posizione laica, chi teme la laicizzazione non necessariamente rifiuta la modernità tout court. Questo genera incertezze e tensioni che non sempre sfociano in un conflitto aperto ma che generano un conflitto che cova sotto la cenere dell’opinione pubblica, pronta a cambiare idea ad una minima sollecitazione esterna, conflitto che è pronto ad esplodere alla minima ondata emotiva.
E’ vero però che i nervi tesi ce li abbiamo tutti, anche le società occidentali apparentemente più a loro agio con la modernità, risultano spesso scosse oltremodo da ogni nuova notizia. Ho l’impressione che tutta questa instabilità possa avere tra i colpevoli quella rete che per altri versi ci piace tanto. Se milioni di musulmani che cliccano sul video antimaometto su Youtube generano una rivolta di piazza, è anche vero che milioni di risparmiatori che cliccano sul trading online generano un tracollo dei mercati, e milioni di navigatori che guardano le ultime notizie si possono convincere che una notizia falsa sia vera. Sono valanghe emotive dalla forza devastante che si autoalimentano e che generano reazioni eccessive proprio a causa della velocità con cui si formano che non dà il tempo all’emotività di stemperarsi. Dobbiamo rassegnarci, credo, ad un mondo nel quale la stabilità sarà per forza un concetto relativo. Forse dobbiamo rallegrarci perché un mondo meno stabile è un mondo meno controllabile, ma rischia anche di essere un mondo più violento.
Per il momento attendiamo con fiducia che le ondate emotive nel mondo islamico cessino, auspicando che magari siano state una buona occasione per chi vive in quei paesi e crede nella possibilità di quei paesi di abbandonare povertà e arretratezza di isolare le frange salafite e di dimostrate all’opinione pubblica che devono avere paura di queste ultime e non della democrazia. Certo che le vittime che questa vicenda lascia sul campo ci ricordano quale devastante arma possa essere l’informazione e con quanta cautela dobbiamo quindi maneggiarla.

26 Settembre 2012

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