La tessera del tifoso del PD

Il Partito Democratico in queste settimane sta incessantemente discutendo sul come, sul quando e sul “con chi” fare le primarie. La confusione regna comprensibilmente su queste discussioni, comprenibilmente visto che le primarie sono un bel giochetto che non si è mai voluto normare in modo chiaro e quindi risultano essere, ad ogni occasione in cui possano rendersi utili, qualcosa che ha le sembianze di una gentile concessione che il Partito fa ai suoi potenziali elettori. Ultimamente nel Partito si è diffusa la preoccupazione, per non dire psicosi, circa un possibile risvolto negativo delle primarie: una quota dei partecipanti alle primarie potrebbero essere in realtà elettori di altre parti politiche che partecipano al voto per sabotare il PD, votando per il candidato più “debole” allo scopo di farlo vincere e di ridurre in tal modo le probabilità dello schieramento di vincere le elezioni.
Questo scenario mi lascia francamente perplesso: possibile che i “guastatori” siano così tanti da arrivare a sovvertire l’esito del voto? Possibile che gli attivisti delle altre parti politiche siano così tanti da spostare sensibilmente la volontà della base di possibili elettori PD? Uno dei casi a cui si riferimento è quello del successo alle primarie del centrosinistra a Palermo di Fabrizio Ferrandelli, poi surclassato al ballottaggio da Leoluca Orlando che si era sfilato dalla coalizione dopo le primarie. Secondo molti Ferrandelli avrebbe vinto grazie ai voti di elettori del centrodestra. L’ipotesi è tutta da dimostrare anche perché, secondo i flussi elettorali, sia gli ex-elettori del PdL che quelli dell’MPA hanno votato alle elezioni comunali molto di più per Orlando che Ferrandelli. Insomma ho la franca impressione che quella degli infiltrati sia una scusa per attaccare un sistema, quello delle primarie “aperte”, che non piace perché tende a portare alle primarie grandi affluenze e a far pesare meno gli attivisti del partito che ovviamente non sono affatto contenti.
primarie_pd.jpg Sia come sia, il rimedio che si è pensato per sventare l’attacco dei “guastatori” è quello di far sì che coloro i quali vanno a votare alle primarie si vedano includere in un apposito “albo degli elettori del PD”, in una soluzione che ricorda un po’ la tessera del tifoso inventata da Maroni per gli appassionati di calcio. Non sono mai stato un feddayn della privacy, non credo che mi vedrò mai sbattere una porta in faccia perché sono sull’albo degli elettori di un partito, ma non mi piace il principio. Continuo a rifuggire l’idea che il partito sia un club a cui mi iscrivo (a meno natrualmente che io non decida di militarvi attivamente), il partito politico è e deve essere, nel mio modo di vedere, un fornitore di servizio che, sotto la bandiera di una miscela di principi generali, mi fa una proposta di governo alla quale posso aderire o che posso respingere, non differentemente da chi mi propone di rifare il pavimento del mio soggiorno con il parquet piuttosto che con le piastrelle o il marmo. Conseguentemente non sono e non sarò mai un “elettore” di un qualunque partito. Ci sono certamente dei partiti per cui credo non voterò mai, ma non ci sono e non ci saranno partiti di cui sono “elettore”, semmai “elettore potenziale” ma a patto che l’offerta che mi fanno sia di mio gradimento, e l’offerta che il PD mi farà dipende anche da chi vince le primarie.
Se dovessi quindi andare a votare alle primarie del PD ci andrò quindi da “potenziale elettore” non da “elettore” e se qualcuno mi chiederà di firmare un foglio in cui si dice che alle prossime elezioni voterò per il PD, o lo si sottointende, gli restituirò la matita copiativa e me ne tornerò a casa senza aver votato. Vedete un po’ voi…

3 Ottobre 2012

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