Il seme del dubbio

poilizia-coverciano.jpgSarà l’estate, saranno le mosse sempre più goffe e paradossali della giustizia sportiva ma nell’opinione pubblica sento diffondersi sempre più forte, con un vigore davvero inconsueto, quello che si usa definire il dubbio. Un dubbio sul calcioscommesse che non può che finire per essere un dubbio generale sulla rappresentazione che da anni il calcio italiano si dà e dà delle proprie sentenze. Credo sia vero in generale che molte persone siano propense a ritenere, ben più per pigrizia intellettuale che per ossequio istituzionale, che le sentenze, di qualunque genere, abbiano la patente di verità. C’è poi da aggiungere che gli scandali politici e la tendenza dei partiti a difendere, anche contro ogni evidenza, i propri affiliati ha spinto anche spiriti più critici ed aperti a ritenere, per contrasto, che i magistrati abbiano un sostanziale dono di infalllibilità e che le sentenze siano sostanzialmente uno dei pochi elementi veritativi che abbiamo. Era quindi frequente che, spiegando a qualcuno che il processo Agricola, Calciopoli e altre vicende simili avevano quantomeno qualche area oscura, quel qualcuno sfoderasse un sorrisetto ironico, come se avessi cercato di convincerlo che Ruby è davvero la nipote di Moubarak. Avevi un bel da girare e rigirare intorno alla questione, la reazione era sempre lo stesso sorrisetto.
Stavolta qualcosa è cambiato: forse è la Rete che propaga le informazioni troppo velocemente per controllarle, forse è solo che qualcuno ha esagerato, ma per la prima volta sento attorno a me un leggerissimo vento di dubbio, come quei leggerissimi refoli di brezza tiepida, appena percepibili, ma che ti avvertono che sta arrivando la primavera.
Non era iniziata così, c’era la Juve che rivinceva il Campionato dopo sei anni, e non tutti erano contenti soprattutto dalle parti di Milano e Roma, dove vengono stampati quasi tutti i giornali e trasmessi quasi tutti i telegiornali italiani. C’era la Nazionale che partiva per gli Europei ed uno scandalo sulla Nazionale è sempre un piatto ghiotto. C’era l’inchiesta sul Calcioscommesse che iniziava a scatenarsi in arresti, perquizioni, avvisi di garanzia che sembravano fatti apposta per assecondare il canovaccio mediatico, vi erano altre manovre strane, come la strana informativa su Buffon, che sembravano suggerire ai più riottosi che era meglio non mettere in discussione il sistema. Qualcosa era pur vero, pesci piccoli che cercavano di sbarcare il lunario con qualche soldarello tramite loschi faccendieri e bookmaker. Non bastava però, ci voleva il pesce grosso per riempire i giornali a allora i feddayn delle manette si lanciavano, col coltello tra i denti, su qualunque cosa si muovesse, pronti a soffiare sul fuoco dell’indignazione: in pochi giorni pareva di nuovo accertato, come in altri scandali, che tutto fosse finto, che i giocatori di Serie A fossero solo dei burattini i cui fili erano mossi da pochi loschi scommettitori. C’era soprattutto la Juve di nuovo nel mirino, non coinvolta come squadra, ma coinvolta per le passate esperienze, in altre compagini, del suo allenatore e di due colonne sue e della Nazionale, Pepe e Bonucci. Il tutto saltava fuori proprio quando, sei anni dopo Calciopoli, la Juve aveva ripreso inaspettatamente il vertice del calcio italiano. Si ricominciava da capo con gli juventini arroccati a difesa dei propri uomini, a strepitare contro il complotto e tutti gli altri ad indignarsi contro questi juventini che ne combinano sempre una. Ecco qui forse è nato il primo dubbio: ma è poi proprio possibile che siano sempre gli juventini di mezzo? Che prendano solo loro i farmaci, che chiamino solo loro gli arbitri, che quando si scopre il Calcioscommesse i pesci grossi che finiscono nella rete siano quasi tutti juventini? Forse finalmente sono dubbi che sono arrivati ad accendersi anche in assenza della motivazione offerta dal tifo.
palazzi.jpegPoi sono iniziati a trapelare i fatti contestati: si è capito che gli elementi con i quali il “pentito” Carobbio accusava Conte erano deboli, che la sua accusa non aveva riscontri, che tutti i testimoni smontavano le sue affermazioni, che la ricostruzione dei fatti era poco credibile, che pareva strano che un allenatore ambizioso e ossessionato dalla vittoria come Conte giocasse a perdere, che Carobbio veniva ben ripagato dalla sua “collaborazione” vedendo ridotta la sua penalizzazione a soli 4 mesi.  La prima versione del “pentito” era che Conte avrebbe detto nella riunione tecnica prima della partita “di stare tranquilli” alludendo al fatto che il pareggio con il Novara era già combinato. Pareva però strano che tutti gli altri presenti alla riunione negassero di aver sentito alcunché di simile. La Procura della Repubblica, che comunque deve attenersi almeno alle basi del Diritto, finiva per ammettere che la posizione di Conte era marginale e che, se combine c’era stata, Conte poteva essere semmai accusato, a livello sportivo, di omessa denuncia come d’altronde tutti gli altri coinvolti. Questo strano sconfinamento suonava come un assist alla Giustizia Sportiva affinché potesse continuare con il suo lavoro indipendentemente dalla probabile archiviazione della posizione di Conte da parte della Giustizia ordinaria. La Giustizia Sportiva a quel punto non demordeva e si lanciava sull’omessa denuncia: il problema era che Carobbio affermava qualcosa di diverso, che Conte era implicato e allora o si ascolta Carobbio e si deferisce Conte per illecito o non lo si ascolta per nulla. La Giustizia Sportiva insisteva lo stesso e si arrivava alla comica finale con il procuratore Palazzi che patteggiava con gli avvocati di Conte (dopo lunga opera persuasiva nei confronti dell’interessato che non aveva nessuna voglia di accettare la sanzione) una squalifica di quattro mesi e la Commissione Disciplinare che rigettava l’accordo ritenendo la pena non congrua. Si arrivava alla richiesta di 15 mesi di squalifica per il tecnico bianconero  con il Procuratore Palazzi che nella sua requisitoria arrivava ad affermare penosamente, per giustificare l’avere ignorato le testimonianze che scagionavano Conte: “Le dichiarazione dei presenti del Siena alle riunioni teniche non sono credibili anche perché altrimenti sarebbero stati passibili di omessa denuncia. Quindi non possono assumere valenza probatoria.”. L’infelice Procuratore si dimentica che in realtà, come sottolineato dalla Procura di Cremona, i presenti sono in realtà tutti passibili di omessa denuncia, se si ritiene valida la testimonianza del solo Carobbio e falsa quelli di tutti gli altri, peccato che invece sia stato deferito per omessa denuncia il solo Conte.
Nel frattempo, con splendido tempismo, uscivano nuove rivelazioni provenienti da Bari sul periodo in cui Conte allenava la squadra locale. Sempre sulla base delle inchieste di Bari anche Bonucci e Pepe erano finiti vittima delle dichiarazioni di un altro pentito, Masiello, che, pur sfoderando ogni volta una versione dei fatti diversa, veniva ritenuto credibile dalla Procura Sportiva (o forse no?) che chiedeva pene draconiane per i due nazionali.
Contraddizioni, smentite, intrighi, equilibrismi logici, coincidenze spazio-temporali: un po’ troppo perché l’Italia non accecata dal tifo di parte continui a crederci. Troppe le coincidenze, troppo facile il legame causale con il ritorno della Juventus al successo e la fuoriuscita, per la prima volta dopo il 2006, della leadership del calcio dalla cerchia dei Navigli, per non alimentare tesi complottiste. E così qualche crepa si apre qua e là e qualcuno comincia a dire che il tutto è solo una gran pagliacciata, e qualcun altro comincia a credere di averla fatta troppo grossa.
Come andrà a finire? Ci si accorderà alla fine sottobanco (come sempre nel calcio) per una squalifica per Conte (che potrà continuare a condurre gli allenamenti e in fondo in campo mica ci va) e una assoluzione per i giocatori? Un compromesso che limiterebbe lo sputtanamento della Federazione ed il danno per la società? Alla fine gli Elkann usciranno allo scoperto e, come nel 2006, accomoderanno tutto su una soluzione compromissoria, magari un po’ meno sfavorevole di quella di allora per i colori bianconeri?
Sarebbe un vero peccato che finisse così, non tanto per la giustizia come ideale, né solo per Conte, quanto per la posizione di tanti altri professionisti (Criscito, Bertani, Fontana, Locatelli, Di Vaio, Portanova, per citarne alcuni) che non hanno la fortuna di avere alle spalle quattordici milioni di tifosi ma che, come Conte, Bonucci e Pepe, hanno a proprio carico solo la testimonianza di pentiti (ampiamente premiati per questo) e che sono stati schiacciati dalla macchina mediatica, da magistrati superficiali e desiderosi di esposizione mediatica, da un “sistema calcio” autoritario e sclerotizzato che ribalta l’onere della prova sulla difesa. Eh sì, perché qui il problema non è solo la posizione di coloro i quali il popolo juventino sta difendendo. Il problema è uno scandalo sportivo tutto basato sulle dichiarazioni di pochi “pentiti” in cui la maggior parte degli indagati hanno dovuto dimostrare loro di essere innocenti, anziché il contrario, con modalità che ricordano quelle dei peggiori processi della Santa Inquisizione. Se l’esasperazione del popolo juventino non riuscirà ad essere un volano per rivoluzionare il sistema calcio, ho paura che avremo perso un’occasione quasi unica. Tuttavia, comunque vada, rimane la tristezza per una vicenda che abbruttisce la nostra civiltà giuridica ed in cui, ancora una volta, a fronte di un caso di evidente malagiustizia, ci si divide sulla base delle fazioni, in questo caso calcistiche, anziché unirsi su una battaglia di civiltà giuridica, che magari sia l’occasione per un attacco ad un apparato calcistico regolato da intrallazzi, legami personali e schemi istituzionali ormai del tutto anacronistici.

8 Agosto 2012

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