Il commissario tecnico del giorno prima

Da Domenica sera ogni fonte di informazione (giornali, tv, social network, perfino il bancone del bar) trabocca di commissari tecnici del giorno dopo (qui trovate quello che considero il più divertente): quelli che “Prandelli avrebbe dovuto far giocare questo o quello” o “Non ha capito nulla” o “Non doveva fare tutte ’ste sostituzioni”, e così via. Non è certo un’abitudine solo italiana quella di pronunciarsi a posteriori su un evento sportivo, improvvisandosi superesperti, se così fosse non esisterebbe l’espressione americana “Monday Morning Quarterback” che una polemica tra Hillary Clinton e Guido Bertolaso rese famosa anche in Italia anni fa. E’ il meccanismo classico del capro espiatorio che, come sempre, affiora dalla rabbia degli individui, rabbia in questo caso per la conclusione di un evento sportivo non in linea con le nostre attese, rabbia che dobbiamo sfogare su un colpevole. Il calcio poi è straordinario nella sua ascientificità, perché nessuno potrà mai confutare chi disegni come vincente un qualunque scenario diverso da quello che è stato dipinto sul fondale di Kiev Domenica sera.
Inutile ricordare che la Spagna ha delle individualità di un livello che oggettivamente noi non raggiungiamo. Inutile ricordare che abbiamo superato per un pelo tutti i turni fino alla finale e non c’è mai stato tempo per tirare il fiato o per fare ruotare la rosa. Inutile ricordare quali critiche si sarebbe attirato il CT Prandelli se avesse rivoluzionato la squadra, proprio dopo la partita vinta gloriosamente con la Germania. Non c’è storia: il colpevole è lui e basta.
prandelli.jpgSarebbe però bello se una volta ci fosse anche solo un giornalista, un’opinionista, un avventore del bar, che il giorno prima di una partita di finale dicesse chiaramente: “Se Prandelli mette in campo Chiellini vuol dire che non ha capito nulla”, oppure “Prandelli deve assolutamente giocare con il 3-5-2, se no prendiamo quattro pappine”, o ancora: “L’impiego di Giovinco è determinante. Se Prandelli lo lascia in panca e fa giocare Cassano sarà una disfatta”. E’ un rischio, certo, perché il calcio è un gioco in cui l’aleatorietà è talmente determinante che anche l’analisi più arguta può essere contraddetta da un refolo di vento, da un pallone che rimbalza male, da un attimo di fatale distrazione. E allora hai paura di essere smentito, di prenderti una cantonata che poi tutti ti rinfacceranno per chissà quanto tempo. Ma forse è una paura infondata, forse è un rischio sopravvalutato. In fondo un mito del giornalismo italiano: il radiocronista Enrico Ameri, ebbe a dare dello sprovveduto a Enzo Bearzot, durante un’intervista fattagli in televisione alla vigilia della fase finale dei mondiali dell’1982, dove l’Italia di Bearzot avrebbe trionfato imprevedibilmente. Questo perché Bearzot aveva, a suo dire imperdonabilmente, lasciato a casa giocatori del livello di Beccalossi e Bruscolotti. Eppure nessuno gliene volle, Ameri continuò la sua carriera senza scossoni, e pochi oggi si ricordano della circostanza. E allora, opinionisti professionisti e dilettanti di tutto il mondo, siate più coraggiosi, fate come il grande Enrico Ameri. La mia stima sarà grande per voi, ancor più grande se vi prenderete una grande cantonata.

4 Luglio 2012

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