Il crogiolo

Sono passati un po’ di mesi da quando il primo grado del processo sulle presunte violenze della scuola Olga della Rovere di Rignano Flaminio si è concluso, ma vi vedo confessare che ancora la vicenda mi suscita riflessioni. L’ultima della quali me l’ha sollecitata la notizia per la quale uno dei candidati a succedere a Pietro Grasso alla Procura Antimafia sarebbe Luigi De Ficchy, il Procuratore Generale di Tivoli, ovvero della Procura che ha portato avanti l’inchiesta in oggetto. Ora, una Procura ha certamente il dovere di fare tutte le indagini e gli approfondimenti possibili sulle denunce di qualcosa di così grave come quanto adombrato in quella sede, ma non si può dire che la Procura sia stata esente da leggerezze e comportamenti discutibili. L’eventualità che, ciononostante, la risonanza di quel processo possa aver fatto da trampolino di lancio per De Ficchy la trovo sinceramente un po’ inquietante.
rignano-manifestazione.jpgIl tutto mi ha spinto a scrivere, dopo tante esitazioni, un pezzo sul tema. Comincio con il dire che il tema del processo sulla scuola di Rignano è indubbiamente delicato: siamo tutti sensibili alle vicende che coinvolgono bambini e lo è forse più degli altri il sottoscritto, visto che mi accingo a mandare mia figlia all’asilo. Però sono anche sensibile al rischio di farci condizionare da questa ansia protettiva, finendo con il rovinare la vita a persone che potrebbero non avere alcuna colpa. Dico potrebbero perché del processo sono filtrate relativamente poche informazioni (a differenza delle tante giunte sulla vicenda) e le motivazioni non sono reperibili online, evidentemente per protezione dei minori esposti già fin troppo da questa vicenda. Sicuramente molti dubbi sono stati esposti sul processo, alcuni anche in sedi ufficiali. Sono dubbi che non possono che essere condivisi da chi sa quanto in un bambino dell’età in oggetto realtà e fantasia, verità e sogno si incrocino e si intreccino in un collage che è estremamente facile manipolare e orientare. Sono dubbi avvalorati anche da casi precedenti (la McMartin preschool, il processo di Outreau, o le vicende di South Ronaldsay) in cui le accuse sono miseramente crollate non prima di aver rovinato molte vite. Sono dubbi di per sé sufficienti a far correre personalmente al sottoscritto un brivido nella schiena. Cosa vuol dire per un benzinaio cingalese immigrato in Italia, con la diffidenza che l’essere straniero di per sé comporta, farsi 15 giorni a Rebibbia accusato di pedofilia per poi vedere la propria posizione archiviata, senza nemmeno un rinvio a giudizio? Cosa vuol dire per un’insegnante, una che con i bambini ci lavora da sempre, e che magari, se ama il proprio lavoro, li considera parte della sua vita, sentirsi accollare il peso di una delle accuse più infami che possano ricadere su un essere umano? Cosa vuol dire per un’insegnante sostenere, per tutto il testo della propria vita, gli sguardi sospettosi dei genitori che stanno affidando i loro figli ad un sospetto di pedofilìa, questo ammesso che non decida di cambiare mestiere? Se fossero colpevoli, specialmente se colpevoli delle atrocità descritte dall’impianto accusatorio, si meriterebbero la più esemplare delle pene, ma se non lo fossero? Quanti di quelli che si scandalizzano per l’assoluzione si sono mai fatti sfiorare da questo dubbio? Perché succede tutto questo? Perché tante persone si sentono in dovere di pronunciare sentenze, le più severe, solo sulla base di quanto letto su un giornale ed in modo così devastante sulla vita di potenziale innocenti?
salemwitchcrafttrial.jpgArthur Miller nella tragedia “Il crogiolo” ha cercato di raccontarlo metaforizzando in una vicenda svoltasi realmente a Salem (Massachussets) nel diciassettesimo secolo (e a cui Nathaniel Hawthorne si ricollegò per scrivere “La Lettera Scarlatta”) il più recente abominio della caccia alla streghe durante il “maccartismo“. Credo sia un meccanismo simile a quello che ci avvince al teleschermo quando guardiamo un film: a tutti noi piace sentire delle storie, anche se sono storie abominevoli e quindi ascoltiamo storie come quella di Rignano Flaminio, ci emozioniamo, ci figuriamo i bambini caricati sul pulmino come agnelli diretti al macello, questa vicenda ci fa accumulare rabbia e sconcerto, aggressività nei confronti dei presunti colpevoli: è normale allora il disorientameto quando qualcuno ci viene a raccontare che era tutta finzione, era solo la fantasia di un gruppo di bambini spinti dai propri genitori a trasformare in testimonianza le proprie fantasie, fantasie magari indotte dalle paure dei genitori stessi. E’ normale che non ci crediamo, che ci ribelliamo: eravamo stati dentro quella storia per lunghi mesi, quelli dell’inchiesta e del processo, schiumando giustamente rabbia per gli insegnanti-mostri e adesso ci dicono che mostri non erano? Dove sta l’errore?
Ho l’impressione che l’errore stia in come la raccontiamo. Un tempo tramite il passaparola ora nei titoli, negli articoli di giornale (cartacei o online) e televisioni. L’errore sta in come chi la racconta narra la vicenda, quella vicenda come altre vicende processuali. Ci avete fatto caso? Nei titoli sugli articoli di cronaca giudiziaria il condizionale è quasi assente, così come la buona abitudine di utilizzare espressioni come “l’accusa sostiene che…”, “La procura indaga sulla possibilità…”. L’accusa diventa narrazione: “Gli insegnanti dicevano, i bambini facevano”, lo spazio del dubbio non esiste, e quando narro una storia senza dar spazio al dubbio, per quanto la storia sia fantasiosa, chi l’ascolta fa presto a convincersi sia vera.
Così nascono i mostri, sia i mostri esterni (cioè i falsi colpevoli di inchieste raccontate con troppa leggerezza) che i mostri dentro di noi. Dove per mostri dentro di noi intendo l’insieme di forme di pensiero che ci fanno poi guardare con sospetto anche all’insegnante dell’asilo dove mandiamo i nostri figli, che ci fa poi scrutare gli stessi con diversa attenzione quando fanno il bagnetto, alla ricerca di strane cicatrici, di segni di paura immotivata per il contatto fisico e così via.
Parlo di Rignano ma penso ai tanti processi che, dopo un gran batage mediatico, si risolvono in un nulla di fatto o comunque con poca sostanza nelle fauci dell’opinione pubblica assetata di colpevoli. In tutti quei casi, anziché l’autocritica prevale la contestazione, lo scetticismo: “Non è vero”, “Non è possibilie”, “Una sentenza farsa”. Pochi sono quelli sfiorati dal dubbio che sia ciò che era stato prospettato prima, i sospetti che erano stati spacciati per certezze, ad essere fasullo.
Ripenso a quel professore di Milano, quello arrestato per violenza sessuale sulla figlia, perché un medico dell’Ospedale Niguarda a cui si era rivolto per capire il motivo delle lesioni al retto della bimba aveva individuato in quelle lesioni l’effetto indiscutibile di una violenza sessuale. Il seguito fu lo scandalo, titoli di giornali, inchieste, accuse, il tribunale dei minori che sottrae la bimba ai genitori, villanie nei confronti del malcapitato che alla fine ne viene fuori e fugge lontano dagli orchi (questi sì) dell’Ospedale Niguarda e non solo, per tornare nella sua Sicilia, dove una nuova visita da parte di medici, evidentemente non afflitti da paure, perversioni e morbosi sospetti, rivela l’agghiacciante verdetto: un tumore al retto, che forse diagnosticato tempestivamente sarebbe stato curabile, ma che dopo tutte quelle terribili vicende si rivelò fatale alla bimba che di lì a pochi mesi sarebbe stata strappata ai suoi genitori questa volta dalla malattia. Se ne andò così quella bimba, che aveva riempito i titoli dei giornali da potenziale vittima di violenza sessuale, ma che da vittima di un tumore non meritò nemmeno un trafiletto, né una scusa di chi aveva fatto parte di quell’associazione a delinquere che la uccise.
Se ogni tanto pensassimo al dramma di quella famiglia, se pensassimo a cosa può voler dire trovare sulla propria strada qualcuno ossessionato da un sospetto morboso, forse cominceremmo ad aspettare sempre e comunque prima di pronunciare verdetti.

2 Maggio 2013

Non ci sono ancora commenti ma sicuramente tu avrai qualcosa da dire...

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs