Post-tremontismo

tremontimago.jpegFino a pochi mesi fa Giulio Tremonti sembrava destinato a dominare la scena politica per decenni, la sua straordinaria capacità di dire e negare, di mescolare concetti inconciliabili presentandoli come teorie innovative, avvinceva il pubblico, con la stessa malìa con il quale ci affascina il prestigiatore, nient’altro che perché ammiriamo la sua capacità di ingannarci.
Dopodiché è arrivato il governo tecnico e non essendo Tremonti né abbastanza tecnico per essere annoverato tra i tecnici, né abbastanza politico per rimanere comunque a galla, il suo genio si è eclissato. Però attenzione: la sua eredità non è andata perduta. Perché l’eredità di Tremonti è quella di chi sa sempre sviare il problema, dell’imbonitore che fornendo mezze verità (insieme però a mezze menzogne) riesce a convincere chi lo ascolta che questo sbaglia, che quello è un impostore, che la soluzione è facile ma nessuno gliela la lascia realizzare perché non vogliono.
paolo-barnard.jpgQueste considerazioni mi vengono nello scorrere brevemente il testo di Paolo Barnard: “Il grande crimine”. Si tratta di un testo che si propone di svelare verità scomode sulla moneta, sulle banche, sul debito pubblico. In verità le mie minime nozioni di macroeconomia, pur un po’ arrugginite, mi suggeriscono che dice un sacco di fesserie per le quale uno studente di Economia e Commercio verrebbe bocciato ad un qualunque esame, ma non mi voglio cimentare in uno sforzo di confutazione in cui già si sono cimentati molti in Rete (vedi quiqui ma ce ne saranno sicuramente di più autorevoli). Vorrei chiedermi piuttosto perché. La risposta che mi dò non è solo legata al fatto che la maggior parte delle persone non ha nemmeno le mie scarse conoscenze di economia, ma è che, anche se ce le hanno, preferiscono comunque abbandonarle per fidarsi di chi dà loro un’interpretazione nuova, affascinante, semplice il giusto. Una cosa che potresti spiegare ad un avventore del bar davanti ad un bianchetto: “Guarda: la moneta in realtà la batte lo Stato e quindi è sua. Noi pensiamo che i soldi che abbiamo siano nostri ma è una truffa, e il debito pubblico non esiste perché come fa lo Stato ad essere indebitato, se può battere tutta la carta moneta che vuole e quindi ripagare il debito? Il problema dell’Euro è che l’Euro non è degli Stati ma delle banche.” Se l’uomo da millenni è convinto che il proprio destino è affidato alla posizione delle stelle è perché a noi piace affidare una parte delle nostre convinzioni a costrutti puramente simbolici che nessuna razionalità potrà mai avallare. Come spiegare la complessità del caso, l’intrecciarsi degli eventi? Meglio semplificarli in un disegno superiore che però le stelle possono svelarci. Allo stesso modo: come spiegare una crisi mondiale e come la debolezza dell’Euro? La crisi del debito? I subprime? La speculazione? Tutti processi complicati che si giocano su equilibri instabili e più sono instabili e più c’è chi si arricchisce, e più c’è chi si arricchisce e maggiori sono i rischi di crollo e di impoverimento per tanti. Ma come fare a spiegare una roba del genere? Un approccio scientifico ci obbligherebbe a proporre all’avventore del bar grafici, schemi, numeri complicati e noiosi che gli farebbero andar di traverso il suo bianchetto. Ed invece ecco il complotto, ecco la semplificazione, ecco la spiegazione di tutto in poche parole, con pochi grandi vecchi che tirano i fili da dietro le quinte.
Ci piace di più, è più semplice e riposante, ci fa andare a casa contenti, sicuri di aver trovato la soluzione, come quando smontiamo l’amico borioso che ci aveva sottoposto un enigma complicatissimo con una soluzione elementare. In fondo un po’ siamo bambini dentro lo siamo tutti, alcuni più di altri.

11 Agosto 2012

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