La faccia sporca dello Stato

No, non parlo della politica questa volta. Della faccia sporca della politica parliamo ormai da molto tempo, a tal punto che comincio a pensare che ne parliamo solo per dimenticarci che li abbiamo scelti noi i politici che critichiamo, come se a furia di lamentarci per la sporcizia di casa nostra cominciassimo a pensare che il problema sia la casa e non chi (in questo caso noi elettori) non è capace di tenerla pulita. Qui invece parlo della faccia sporca di quella parte dell’apparato dello Stato che non eleggiamo direttamente e che è sì controllato dal potere politico, ma che tuttavia spesso pare ugualmente una scheggia impazzita.
Parlo degli episodi che ormai si ripetono di concorsi manifestamente irregolari che solo la denuncia coraggiosa e spesso isolata di cittadini rende noti. Parlo del Presidente di Commissione del concorso per Avvocatura dello Stato Salvatore Messineo, che secondo le accuse rivoltegli, si rifiuta di raccogliere la denuncia verso quelli che copiano.
giampaolo-ganzer.jpgParlo di un Generale dei ROS, Giampaolo Ganzer, che annuncia con orgoglio di aver arrestato dei malfattori, facendosi paladino della giustizia, quando sulla sua testa pende una condanna in primo grado a 14 anni per reati gravissimi.
Parlo di poliziotti che ubriachi pestano un tizio per futili motivi e poi lo accusano di resistenza a pubblico ufficiale e meno male che c’era una telecamera di sorveglianza a smascherarli.
Che cos’hanno in comune queste storie? Spesso il silenzio, l’assenza di ogni pronunciamento critico, quasi sempre l’impunità che nel silenzio trova le sue premesse, soprattutto la ricerca apparentemente spasmodica da parte del resto dell’apparato di coprire le sue magagne, i suoi difetti,  le sue storture, sicuramente la percezione di chi lavora all’interno di queste istituzioni di godere un’impunità totale, dell’assenza di quei principi di responsabilità personale che fanno sì che una persona senta addosso a sé puntato un fanale, che lo fa sentire in obbligo di rispettare le regole, gli altri cittadini, la deontologia del suo ruolo.
Come faccio a fidarmi di un sistema che dovrebbe tutelare l’ordine e la legalità ed è popolato da pregiudicati? A me e credo non solo a me vengono i brividi a leggere la lista dei condannati per il processo sulla Scuola Diaz, notando che occupano tutti ruoli di responsabilità all’interno della polizia. Trovo penose le scuse di Manganelli alle vittime. Adesso, dopo 11 anni, perché un giudice ti ha detto di farlo chiedi scusa? E in questi 11 anni tu hai lasciato un gruppo di delinquenti, che hanno organizzato un pestaggio di massa, e poi hanno inscenato false prove per dissimulare la carneficina, ai vertici della polizia italiana? Solo ora, dopo 11 anni, e solo su esecuzione di una sentenza qualcuno finalmente li metterà in condizione di non nuocere ulteriormente: è tardi, irresponsabilmente tardi.
I cittadini italiani sono spesso, spesso a ragione, accusati di difettare di senso dello Stato. Facciamo fatica a concepire lo Stato come una comunità della quale tutti facciamo parte e che difende gli interessi di ognuno di noi. E’ anche vero però che l’apparato dello Stato stesso dovrebbe costituire un modello esemplare per il cittadino. Conseguentemente, allorquando istituzioni che dovrebbero garantire ai cittadini protezione e imparzialità non fanno nulla per non apparire come semplici consorterie dedite a garantire ai suoi aderenti un potere svincolato da ogni controllo, è onestamente comprensibile che il cittadino finisca con il difettare di senso dello Stato.

9 Luglio 2012

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