Il terzo candidato

Avevo una ventina d’anni, frequentavo l’università ed era l’epoca in cui c’erano ancora la DC e il PCI. Ogni volta che mi ritrovavo a votare nelle elezioni dei consigli studenteschi davo la mia preferenza sistematicamente a qualunque altra lista terza (escluse formazioni estremistiche) che si candidasse in alternativa alle classiche liste filo-PCI e filo-DC. Arrivai una volta a tracciare io stesso una terza casella e a barrare quella, quando sulla scheda trovai solo rappresentanti di tali liste. Perché mi davano tanto fastidio quelle due parrocchie? Non so. Forse per una mia tendenza innata all’indipendenza intellettuale (fanfaronata improbabile), o forse, più probabilmente, perché i loro candidati li vedevo sempre alle cooperative universitarie, la CELID di sinistra, la CUSL cattolica. Sarà perché quando un docente aveva la malaccortezza di lasciare le dispense da fotocopiare alla CELID, anziché farti lo sconto sulla quantità, maggioravano la tariffa normale, visto che in quel caso le copie le potevi fare solo lì. Sarà perché la prima e ultima volta che andai alla CUSL per fare una fotocopia il commesso mi disse che forse la fotocopiatrice non funzionava, poi prese il mio foglio lo passò sullo scanner e dalla fotocopiatrice uscì un foglio bianco. “Vedi? Non funziona… Sono 50 lire comunque”.
Spesso attribuiamo alle nostre scelte alti significati morali quando sono solo il frutto dei nostri traumi e forse se avessi incontrato individui più onesti avrei fatto altre scelte, sta di fatto che da allora tendo a preferire terze parti e faccio fatica ad apprezzare questi due poli politici. Sono passati molti anni da allora ma se nel prossimo autunno dovessi decidere di votare alle primarie del PD, ho l’impressione che mi ritroverò di nuovo un candidato filo-PCI e un candidato filo-DC e forse solo quelli.

Incontro con gli amministratori dei territori coinvolti dal terremoto in Emilia Al sopralluogo sulla torre di san Niccolò

Quando dico che Bersani è filo-PCI non intendo certo che sia di orientamento marxista, probabilmente non lo era nemmeno il PCI, anche se nessuno osava dirlo. Intendo che fa riferimento a quel sottobosco di cultura provinciale, emiliana e non, a quel mondo di amministratori locali, di associazionismo, di Feste dell’Unità, di tesserati che ti votano perché hai una faccia da brava persona, perché parli bene, perché quando sei venuto a Torino hai stretto la mano a tutti. Cosa farà quando andrà al potere? Nuove tasse? Nuovi tagli? Più Europa? Meno Europa? “Non lo so ma di lui mi fido” risponderebbe la signora che griglia le salsicce.
E Renzi? Non fosse un ex-scout direi che lo vedrei bene come capo scout. Lì in calzoni corti, con il fazzoletto sulle spalle, a spiegare che lui è giovane, che i giovani sono belli e anche al Papa piacciono tanto i giovani. Sì, ma se voglio sapere che cosa dell’Italia di ieri e di oggi butterebbe dalla torre non riesco a farmelo dire. Non riesco a farmelo dire perché se lo facesse succederebbe che all’interno di quella rete di associazionismo che lo sostiene e che lo sostiene perché è simpatico, perché parla bene, perché…. piace, qualcuno che si sentirebbe buttato giù dalla torre ci sarebbe sicuramente.
Ma perché alla fine, dopo tanti anni, sempre e solo due candidati? Cosa non è cambiato in questi decenni perché chi voglia candidarsi per governare il paese debba per forza essere espresso da una di queste due parrocchie? Credo faccia parte di quella rete di agganci, appoggi, amicizie, sorrisi e strette di mano che sono necessari per ottenere la visibilità sufficiente ad accreditarsi agli occhi della maggioranza dell’opinione pubblica come uomo di governo. Temo che il PD non potrebbe mai arrivare ad essere il primo partito senza le salsicce della Festa dell’Unità e senza i boy scout. Il problema è che il sottoscritto è qui che scrive su un blog, commenta su facebook, scambia con suoi pari un sacco di informazioni credendo che tutti facciano come lui, che il mondo vada in quella direzione, e infatti poi si meraviglia del fatto che la parte maggioritaria del consenso democratico passi ancora per l’oratorio o per la sezione di partito. La verità è che il sottoscritto così come la maggior parte dei suoi pochi lettori sono assolutamente minoranza. La maggioranza è ancora quella che fa riferimento ad amicizie e conoscenze incontrate in parrocchia oppure al circolo culturale, che gira attorno alla cooperativa cattolica o a quella rossa, che si trova di fronte al seggio elettorale il giorno delle elezioni a fare conversazione con il rappresentante di lista, mentre il sottoscritto è a casa a cliccare su “Aggiorna” per vedere i primi exit poll. C’è bisogno assoluto di questa massa critica per arrivare ad essere maggioranza, mentre quelli come me si ritrovano sempre a sedersi sui cespugli che qua e là attraggono il consenso delle minoranze verso candidati alla Marino, che sembrano fatti apposta per far sperare che possa esserci una terza via, anche se non ci sarà mai, o verso partitelli satelliti che raccolgono i voti in libera uscita per poi fare coalizione. E infatti magari alla fine spunterà anche questa volta un terzo candidato interessante, presentabile, che ha programmi chiari, che dice cose innovative e condivisibili, che voteremo io e altri cinque o sei.
Vincerà uno dei due, non importa chi e poi si andrà alle elezioni. Nel frattempo dall’altra parte non ci sarà Bossi che se va al potere fa la scissione, o Berlusconi che se va al potere poi si fa lo Stato a sua immagine e somiglianza (o meglio ci sarà ma non fa più paura a nessuno), ma c’è Grillo che vuole uscire dall’Euro (anzi forse no, però insomma, non sarebbe un dramma…) e allora ti vien quasi voglia di votare Bersani o almeno Renzi. E allora vedi che votare per il PD di Bersani o Renzi è sempre meglio che lasciare il governo a costoro, però ti fa schifo. Insomma alla fine mi coprirò con la foglia di fico di un qualche cespuglio, del voto disgiunto, di un voto di protesta utile, per andare a casa tranquillo di aver votato bene, almeno finché il beneficiario del mio voto non cambierà gruppo in cambio di una villa alle Barbados.
Insomma le democrazia è davvero avara di soddisfazioni per chi non ha molta predisposizione per l’affiliazione, ma che ci vuoi fare, sempre meglio della dittatura…

21 Giugno 2012

Un solo commento. a 'Il terzo candidato'

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  1. ALE 73 afferma:

    Credo che l’espressione “indipendenza intellettuale” non sia assolutamente una “fanfaronata improbabile”. Lo dico perchè in buona misura mi ritrovo in questa espressione ed ho presente, in maniera assolutamente onesta, che cosa essa possa essere. Poi tutti abbiamo i nostri limiti cognitivi, culturali, caratteriali, ma nonostante ciò cerchiamo sempre di non abdicare intellettualmente a favore di altri. Verità sacrosanta è che chi si pone con questo atteggiamento verso l’interpretazione della realtà è assolutamente minoranza. Il resto, come ben dici tu, è “massa critica”. E sui rischi relativi alla manipolabilità di questa massa critica (che sia per il tramite delle feste dell’unità o che sia attraverso i programmini del Biscione, per dirne due) credo ci sia ampia letteratura.

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