Come una freccia dall’arco scocca

marco_travaglio.jpg“Come una freccia dall’arco scocca vola veloce di bocca in bocca” cantava De André a proposito di una “notizia un po’ originale”. Lo stesso si potrebbe dire oggi di una notizia falsa, specialmente se la fonte è un celebre giornalista come Marco Travaglio. Dovete sapere che giorni fa ero ad un pranzo con amici, si parlava di calcioscommesse ed uno dei presenti fa: “Beh, se pensi al fatto che Paolo Rossi si vendette una partita per 20 milioni quando guadagnava 5 miliardi”. Gli dico subito: “Sei tra le molte vittime di Travaglio” e lui ammette di aver letto un articolo pubblicato su Il Fatto a proposito del tema. Purtroppo di vittime quell’articolo ne ha fatte molte, compresi quelli de “Linkiesta” che ci hanno fatto pure un trafiletto online.
Capita infatti che Marco Travaglio, probabilmente in crisi di astinenza giustizialista dopo il declino di Berlusconi, si sia messo a cercare colpevoli un po’ ovunque e, come già segnalato, si sia messo sulle tracce di Buffon, con risultati giornalisticamente discutibili da molti punti di vista. Siccome al possibile coinvolgimento di grandi nomi nel calcioscommesse il senso comune replica spesso ricordando la sproporzione tra l’entità limitata del giro d’affari degli scommettitori e gli stipendi dei “big”, Travaglio inizia il suo “j’accuse” contro il portiere della Nazionale con un incipit teso a smontare questa argomentazione:

“Quando Paolo Rossi fu beccato nel primo calcioscommesse (quello del 1980) e si prese 2 anni di squalifica per un paio di puntate da 20 milioni di lire, un cronista gli domandò che cosa l’avesse spinto a rovinarsi per così poco, visto che guadagnava 5 miliardi all’anno. E lui: “Ho un figlio da mantenere”. Da allora ci si domanda chi scrive i testi ai calciatori.

Peccato che nel suo incipit Travaglio riesca a enumerare diverse bufale in poche righe di testo, ma andiamo per ordine citando i vari strafalcioni:

“si prese 2 anni di squalifica per un paio di puntate da 20 milioni di lire”

La squalifica che tenne lontano dai campi di calcio Paolo Rossi, tra il 1980 e il 1982, non gli venne comminata per aver scommesso, ma perché fu avvicinato, come lui stesso ammette, da un faccendiere che gli prospettò la possibilità di poter segnare con la compiacenza degli avversari due reti contro l’Avellino (ai tempi Rossi giocava nel Perugia) ma concedere in cambio il pareggio agli irpini. Il tutto poi si verificò come previsto (2-2 con 2 gol di Rossi) e questo fu sufficiente ad avvalorare la tesi che fosse tutto combinato, nonostante nessuno dei giocatori dell’Avellino, quel giorno in campo, fossero stati condannati. I 20 milioni che cita Travaglio quindi sono una cifra a sproposito anche se ho l’impressione che il nostro si confonda con la vicenda che quello stesso anno interessò il Milan, determinandone la retrocessione in serie B. Furono infatti proprio 20 milioni quanto i rossoneri pagarono per combinare la partita contro la Lazio vinta 2-1.

visto che guadagnava 5 miliardi all’anno”

Magari Travaglio conosce entrate mai denunciate da Pablito, ma all’epoca gli stipendi dei calciatori più in voga andavano difficilmente oltre i 100 milioni di lire. D’altra parte 5 miliardi di lire dell’80, rivalutati al potere d’acquisto di oggi e convertiti in Euro, corrispondono a qualcosa come 11 milioni di Euro che sarebbe un record mondiale anche nel 2012. Travaglio probabilmente spara quella cifra confondendo, anche qui, lo stipendio di Rossi con la valutazione record che fu fatta del suo cartellino allorché nel 1978 il Vicenza e la Juventus, che ne detenevano la comproprietà, se lo contesero. Il Vicenza pagò alla Juventus (non a Rossi ovviamente) la metà del suo cartellino per ben 2 miliardi e 600 milioni, cifra enorme per l’epoca. Fu tra l’altro una follìa autentica perché, per pagare quanto offerto, il presidente del Vicenza Farina fu costretto a smantellare la squadra, che era arrivata incredibilmente seconda, e che infatti l’anno successivo, pur con Rossi nelle sue file, retrocesse in Serie B.

E lui: “Ho un figlio da mantenere

Rossi non fu mai accusato di avere preso soldi e quindi l’affermazione attribuitagli da Travaglio non avrebbe alcun senso. In più all’epoca dei fatti (1980) Rossi non aveva ancora un figlio che nascerà due anni dopo: nel 1982. Una frase simile (da qui forse l’origine dell’ennesima confusione di Travaglio) Rossi la pronunciò nell’estate del 1982 quando, di ritorno dalla vittoria ai mondiali, iniziò una vertenza con la Juventus, che nel frattempo lo aveva ingaggiato, per un ritocco del suo stipendio. Rossi malaccortamente si giocò la carta del figlio che stava per nascere: «Sto per diventare padre e dovrei far vivere mio figlio di pura gloria?» ma la cosa ebbe un impatto mediatico piuttosto negativo e non fece che generare polemiche e facili ironie.

Come un bravo insegnante, ripongo adesso la penna rossa e provo a tirare un po’ le somme. Devo dire sinceramente che ho molto ammirato Travaglio negli anni in cui era esiliato dai media italiani, perché era l’unico a dire verità scomode sul passato e presente di politici in voga. Ho ammirato il suo coraggio nel non fare la scelta acquiescente e conformista che molti invece fecero. Quando però il suo coraggio è stato premiato e l’opinione pubblica ha cominciato a riconoscerlo come fonte credibile, anzi come riferimento nel combattere corruzione e malcostume, ha probabilmente creduto di essere arrivato, di essersi ormai costituito una credibilità che gli consente ora di sciorinare notizie raccolte al baretto sotto casa, basate sul si dice, nella convinzione che tutti le accoglieranno come verità. Forse, a forza di faccia a faccia televisivi con Ghidini, Castelli e Leoni si era convinto che il mestiere di giornalista fosse facile: bastava rileggere una loro dichiarazione per evidenziarne errori e autocontraddizioni; o forse avendo a che fare con simili personaggi si è amaramente reso conto di quanto sia più facile ed economico rifilare all’opinione pubblica balle che fatti. Purtroppo per lui invece il mestiere di giornalista non è per niente facile: è faticoso fare il blogger, figuriamoci il giornalista professionista con milioni di rompimaroni pronti a smentirti ad ogni affermazione che fai e poi, con questa pessima invenzione dei commenti, non stai tranquillo un attimo che una bufala viene subito individuata. Forse Travaglio lo sta scoprendo solo adesso, spero per lui non troppo tardi per poter tornare a fare il giornalista, prima di avere eroso completamente la sua credibilità.
Per il resto la buona notizia è che, a differenza di quanto succedeva nei primi giorni della pubblicazione dell’articolo, se oggi digito su Google “20 milioni Paolo Rossi” non esce come prima voce l’articolo di Travaglio o suoi mirror, ma un articolo che lo smentisce. Alla fine la Rete funziona e la freccia spesso diventa un boomerang che colpisce chi l’ha tirata. Meglio così.

15 Giugno 2012

Un solo commento. a 'Come una freccia dall’arco scocca'

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  1. Roberto Molla afferma:

    grande come sempre

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