Perché sono 30

30-scudetti.jpgIl tribunale della Santa Inquisizione era solito non accontentarsi di pronunciare verdetti di condanna, pur basati su elementi spesso abbastanza opinabili, ma pretendeva dai condannati la confessione che ovviamente estorceva a prezzo di torture terribili al termine delle quali anche la più innocente colomba sarebbe stata disposta a confessare le colpe più orribili. Da allora il diritto si è un po’ evoluto in senso garantista e ad un condannato è consentito di proclamarsi innocente, anche allorquando tutti i gradi di giudizio previsti gli abbiano dato torto. C’è chi ha forse nostalgia dell’inquisizione e quindi si indigna se un tifoso juventino osa considerare iniquo il verdetto sportivo, che portò alla revoca dei due scudetti del 2005 e 2006, e quindi osa sentire come propri i due scudetti che ufficialmente non rientrano oggi tra quelli conquistati dalla Juve, contandone quindi 30 e non 28.
Il tema dei 30 scudetti va però ancora oltre alla mera questione giudiziaria e attiene a quelle che sono le emozioni del tifoso che vanno ben oltre all’ufficialità dell’albo d’oro. Capisco che molti possano non afferrarle, ma non capire e giudicare lo stesso è un atteggiamento che non suggerisce una spiccata intelligenza.
Vi racconto una storia di calcio. Siamo alla fine del Campionato 1982-83, la Roma si avvia a vincere il proprio secondo scudetto, e la Juve di Platini e Boniek sta concludendo il suo Campionato di vana rincorsa dei giallorossi, nell’attesa della finale di Coppa dei Campioni che rappresenterà per la Juve la più cocente delusione sportiva della sua storia dopo un’annata esaltante quanto mai nessun’altra nella storia bianca e nera. Si gioca al Comunale Juve-Inter che già allora era una sfida aspra e tesa: la Juve va subito sotto di due gol, cerca la rimonta e le roi Platini accorcia prima della fine del primo tempo. Nel secondo tempo la partita diventa un assedio, ma in contropiede l’Inter allunga di nuovo il passo. La Juve non si arrende: ci sono anche un paio di episodi molto sospetti in area interista che accendono ulteriormente gli animi; quella tranquilla sfida di fine campionato diventa una corrida, segna ancora Platini, poi Bettega ed è 3-3. Nel finale si gioca in una sola metacampo, ci sono ancora contestazioni all’arbitro Barbaresco e Bettega si fa cacciare per proteste. Finisce in pareggio ma è una delle partite più belle ed emozionanti di quell’annata e avere riacciuffato il pareggio e sfiorato la vittoria in una giornata in cui tutto ma proprio tutto è andato storto è una soddisfazione immensa. Arrivato a casa avrei scoperto che qualche idiota aveva tirato una pietra all’autobus dell’Inter colpendo il giocatore dell’Inter Marini. La cosa non aveva influenzato l’esito della partita visto che non era nemmeno previsto Marini giocasse, ma l’Inter fece ricorso e ottenne la vittoria a tavolino. Ai fini della classifica quindi l’Inter ottenne due punti (allora ne venivano attribuiti solo 2 per la vittoria) e la Juve zero. In quel caso il verdetto non fu per niente iniquo: per quanto il principio della responsabilità oggettiva sia in assoluto discutibile, la giurisprudenza sportiva non lasciava dubbi sulla correttezza della decisione. Eppure tutto ciò non aveva nessuna importanza, a me restava la soddisfazione di aver quel giorno visto una squadra stellare giocare una grande partita e dominare gli avversari. Così come l’emozione di aver visto la Juve trionfare nel 2005 e 2006, al termine di campionati dominati, non può essere cancellata da una sentenza, foss’anche molto meno iniqua di quanto è stata. Questo è il senso del tifo calcistico, vedere la propria squadra vincere, avere quella sensazione di superiorità che la Juve di Capello trasmetteva e che fu testimoniata dall’esito dei Mondiali 2006. Che l’albo d’oro dica oggi un’altra cosa interessa agli appassionati ben poco.
Se tutto ciò offende qualcuno mi dispiace: posso solo immaginare che non abbia capito quello che ho modestamente provato a spiegargli. Vuol dire che forse non c’è proprio speranza di comprendersi.

28 Maggio 2012

4 commenti a 'Perché sono 30'

Iscriviti con RSS or TrackBack ai commenti a 'Perché sono 30'.

  1. Lollo afferma:

    Leggo sempre il tuo blog. Trovo i tuoi ragionamenti assolutamente logici, sensati e condivisibili, tranne quando parli di calcio. Lì è evidente che perdi il lume della ragione e non riesci più ad utilizzare la razionalità che contraddistingue il resto.
    In questo caso provo ad aiutarti:
    l’esempio citato non c’entra niente per il semplice motivo che l’evento che portò alla sconfitta a tavolino per la Juve non aveva assolutamente alcuna attinenza con il regolare svolgersi della partita.
    Gli eventi che portarono alla revoca di quei due titoli invece sì: parli di un campionato dominato, ma il sistema che garantiva avversari indeboliti dalle squalifiche e arbitraggi non del tutto imparziali (per questioni psicologiche o economiche o emotive o chissà che altro), ha senz’altro reso più facile “dominare”, come dici tu.

    A scanso di equivoci: non sono interista nè particolarmente tifoso (formalmente sampdoriano), sono semplicemente appassionato di giustizia e di cultura sportiva.
    Non entro nel merito dell’equità o meno della sentenza, non entro nel merito della verità dei singoli fatti addebitati.

    Ma accostare due questioni così diverse tra loro è indubbiamente sbagliato dal punto di vista logico, e ottiene un tale effetto strumentale di portare acqua al proprio mulino che, in altri ambiti, potrebbe far pensare a una decisa malafede.

  2. Coloregrano afferma:

    Ti ringrazio innanzitutto per gli apprezzamenti per la parte non calcistica del blog. Ti dirò che, al di là della citazione di Saint-Exupery che dà nome al blog, la principale attenzione che pongo quando scrivo è alla coerenza di quanto scrivo con i dati a mia disposizione, che infatti cerco, nel limite del possibile di citare o linkare. Non mi preoccupo mai, almeno non consapevolmente, di mantenere l’aderenza tra quanto scrivo e la narrazione mediatica mainstream, a costo di non essere creduto o essere addirittura considerato in malafede. Ritengo che un blog abbia la sua maggiore funzione nel mostrare visuali diverse da quelle che fanno da tormentone del circo mediatico, se si limita a riecheggiarle il blog diventa uno strumento di informazione superfluo. Per questo proprio le distonie dell’informazione che va per la maggiore sono uno dei più frequenti obiettivi dei miei interventi.
    Ovviamente quando parlo di calcio mi è più difficile mantenere una stretta aderenza ai fatti sia perché, come d’altronde nel senso di questo articolo, il calcio ha una componente emotiva pressoché totalizzante, sia perché è un ambito che più di altri è difficilmente riconducibile a dati oggettivi. Tuttavia ti assicuro che lo sforzo di cui sopra lo compio anche quando scrivo di argomenti pallonari con l’effetto di essere ancora più dissonante, data la superficialità e il pensiero unico che spesso regnano nella cronaca sportiva.
    Nel caso specifico l’assunto da cui io parto per l’analogia tra i due eventi, e cioè che in un caso come nell’altro ciò che è stato oggetto della sentenza non ha influito sui risultati del campo, non nasce necessariamente dalle mie simpatie calcistiche, ma dal molto tempo che ho dedicato a leggermi gli atti del processo di Napoli su Calciopoli. Probabilmente se fossi stato sampdoriano avrei speso diversamente il mio tempo, magari in approfondimenti anche più socialmente utili, ma visto che l’ho fatto ciò mi consente di spiegare a chi abbia fatto altre scelte cosa è emerso in quel contesto. Facendo autocritica mi viene da dire che forse valeva la pena che nell’articolo spiegassi meglio questo collegamento che forse ho dato per scontato, ma ti posso assicurare che quello che già il processo sportivo aveva prefigurato il processo penale ha dimostrato, ovvero una sostanziale irrilevanza (o di una rilevanza comunque indimostrata) ai fini della competizione calcistica di quanto oggetto del processo stesso. Ti cito due dati per tutti: il fatto che la Juve sia stata sollevata, nella sentenza di Napoli, da ogni responsabilità a livello civile, motivando la decisione in base all’assenza di ogni evidenza di un effetto delle azioni di Moggi sulle fortune della stessa, e il fatto che la requisitoria del PM Narducci al processo di Napoli sia partita proprio con una disquisizione giurisprudenziale sul fatto che l’attuale norma sulla frode sportiva preveda che il reato si configuri anche laddove l’atto potenzialmente fraudolento non comporta influenza pratica per l’esito della competizione. Visto che parli di ammonizioni ho l’impressione tu non sia consapevole che il tema delle cosiddette “ammonizioni mirate” costituisce una delle molte accuse completamente smontate durante il processo e dalla stessa sentenza. Si trattava di poco più di un’illazione fatta dagli inquirenti sulla base di una frase rivolta da un giornalista a Moggi “De Santis ha fatto un capolavoro” (per giunta basata su informazioni errate) e sul fatto, piuttosto incredibile per un inquirente, di aver basato le indagini su Udinese-Brescia su quanto riportato erroneamente dalla Gazzetta dello Sport (tre giocatori in diffida ammoniti) e non su quanto realmente accaduto (i giocatori in oggetto non erano in diffida e non furono quindi squalificati). D’altra parte nessuna evidenza numerica ha mai supportato questa teoria.
    Al di là di questo non ho dubbi sul fatto che vi fossero pressioni da parte di Moggi sul mondo arbitrale, così come vi erano pressioni da parte delle altre maggiori rivali (Milan e Inter su tutte). Non ho elementi, né mi risulta ne siano emersi nel processo, per stabilire che le pressioni dell’uno fossero più “efficaci” di quelle dell’altro. I pochi dati analitici in merito ci dicono di una sostanziale ininfluenza delle decisioni arbitrali sulla competizione di vertice e che semmai l’effetto fosse una lieve polarizzazione a favore delle maggiori squadre. Non dico che questo sia un sistema che mi piace e non è certo l’unico aspetto che cambierei del calcio, ma questo è il sistema che regnava (e probabilmente regna ancora) nel calcio ed è assolutamente iniquo colpevolizzarne una sola parte.
    Anch’io sono un appassionato della giustizia ma ho l’impressione che la tendenza di questi anni a confondere la difesa delle garanzie dei cittadini con la protezione e l’impunità di alcuni imputati eccellenti abbia spinto l’opinione pubblica, per reazione, ad un giustizialismo altrettanto iniquo quanto il suo opposto. Giustizia per me è accertare la verità e la violazione in tutte le direzioni nelle quale si concretizzano. Giustizia non è per me condannare a fronte di sospetti o indizi, giustizia non è finalizzare un’inchiesta a colpire un obiettivo, giustizia non sono le condanne mediatiche a fronte di un’informazione emotivamente distorta, giustizia non è il crogiolo in cui vengono gettati i presunti colpevoli dal circo mediatico non appena si apre un’inchiesta e le tante vicende, estranee a calcio o politica, di persone assolte dopo anni di calvario, che vediamo passarci di fronte anche in questi giorni, dovrebbero ricordarcelo.

  3. Lollo afferma:

    Giustizia vuol dire che sei innocente se in tribunale non è dimostrata la tua colpevolezza. E su questo non c’è dubbio. Ma abbiamo parecchi esempi extracalcistici di quanto si abusi di questa sacrosanta regola, facendosene scudo anche per doveri morali che dovrebbero andare oltre la mera verità processuale. Per fare un esempio diverso dal solito, potrei citarti Formigoni che giusto due giorni fa diceva “anche se riceverò un avviso di garanzia non mi dimetterò, dovete prima dimostrare che io abbia effettivamente fatto e ricevuto favori”. Ineccepibile davanti a un tribunale, ma la politica non è solo tribunale, dovrebbe avere regole etiche e morali più alte, mentre le disquisizioni giurisprudenziali sono spesso diventate, da fondamento del diritto, un semplice espediente.

    Per questo ravvisavo una diversa lucidità di giudizio da parte tua, perchè su temi politici o sociali trovi deprecabile il farsi scudo del garantismo fino alla morte, contro ogni logica e morale, mentre se c’è di mezzo la Juve “dal processo non è emerso, quindi…”.

    Detto questo, continuo a seguirti proprio perchè apprezzo l’indipendenza di pensiero, il saper ragionare senza farsi abbagliare dai temi caldi e dalla superficialità dell’informazione classica. Mi piace informarmi e considerare ogni tema sotto molteplici punti di vista, e il tuo blog è una delle tante fonti di ragionamento che utilizzo per formare le mie opinioni.

    Fermo restando che odiare la Juve mi viene naturale.

  4. Coloregrano afferma:

    Beh, da come ti esprimi su altri temi che non siano quello calcistico, ho l’impressione che un’affermazione del tipo:“Dal processo sui fatti di Rignano non è emerso alcun elemento che provi la responsabilità degli insegnanti, però per me sono dei pedofili lo stesso” non la considereresti un’espressione di lucidità. No? Però se da quanto emerso nel processo di Napoli traggo delle conseguenze mi accusi di scarsa lucidità: se non è lucido rifarsi a quanto accertato al termine di un annoso procedimento giudiziario non so proprio cosa possa essere definito tale.
    Divagando su temi più generali mi viene da dire che la giustizia ha sempre due vesti: l’una è quella che assume quando smaschera reati e illegalità facendo sentire più protetto chi idealmente crede nell’onestà e nella legalità, l’altra è quella che assume quando per superficialità o dolo attribuisce colpe e responsabilità a chi non ne ha facendo sentire meno protetto il cittadino comune. Ovviamente e giustamente tendiamo ad esultare quando reati e illegalità vengono sanzionati, ma talvolta ci dimentichiamo che vi sono giudici che svolgono il proprio compito con superficialità o malafede, esattamente come vi sono medici, ingegneri o commercialisti che fanno altrettanto, e che questo rischia di portare a risultati immensamente più gravi di quelli calcistici dai quali eravamo partiti, ovvero di portare cittadini senza colpe o con colpe molto diverse e minori di quelle attribuite a subire veri e proprie calvari, processi di piazza su giornali e tv, per poi risultare, magari dopo anni, totalmente estranei ai fatti di cui è accusato, spesso ben più gravi di una frode sportiva. Credo che un atteggiamento equilibrato sia pretendere il perseguimento dei reati, ma non ad ogni costo, e che quindi chi persegua i reati si attenga ai criteri di maggior approfondimento possibile della verità dei fatti, anche in considerazione della responsabilità enorme che grava sulle sue spalle.
    La verità assoluta non potrà mai essere raggiunta, ci sarà sempre un’area di grigio in cui ci sarà chi tenderà ad assumere una posizione “pro reo” ed altri “contra reo” e magari la posizione dipenderà dal trasporto emotivo che potrà dipendere dalla squadra di calcio, dal partito politico o da altra appartenenza dell’imputato. Altra cosa è però occultare o distorcere evidenze per interesse personale, imperizia o superficialità.
    Discorso diverso ancora poi è quello, a mio avviso, di Formigoni e tanti come lui. Come altre volte ho scritto su questo blog chiedere ad un politico di fare un passo indietro quando è coinvolto in inchieste o situazioni spinose è cosa ben diversa dal pronunciare un verdetto di colpevolezza nei suoi confronti. Formigoni, come altri hanno fatto prima di lui, dovrebbe sentirsi in dovere di fare un passo indietro, perché riveste un ruolo istituzionale che non può e non deve essere oscurato dalle accuse che possono essere state formulate contro di lui, e quindi per senso di responsabilità non certo per ammissione di colpevolezza. Non a caso è frequente il caso di politici che fanno un passo indietro, dimostrano la loro estraneità ai fatti e infine ritornano in politica. Ho parlato spesso sul blog dei processi di Berlusconi ma ti confesso di non aver mai letto che brevi stralci degli atti sui processi in cui è stato coinvolto e non ho francamente idea se fosse innocente o meno, so però che ha cercato in tutti i modi di sottrarsi al giudizio, ed all’accertamento quindi di come davvero stessero le cose, facendo leva sul suo potere politico e economico e ho preso atto che le inchieste hanno mostrato suoi comportamenti che possono anche non essere illegali, ma non sono certamente in linea con la condotta che un leader politico deve avere e per questo l’ho nel passato censurato. Non nego certo il suo diritto ad un giusto ed equo processo come non lo nego a qualunque altro cittadino.
    Al di là del merito della questione, ti assicuro che aver seguito il processo di Napoli mi ha aperto un mondo sull’assoluta superficialità con cui alcune inchieste sono condotte e sulla difficoltà per le difese di combattere ad armi pari (e stiamo parlando delle difese di un imputato con enormi disponibilità economiche, figurarsi per un comune cittadino). Questo fa sì che oggi, quando leggo di sentenze di Cassazione in cui viene dato sostanzialmente dell’incompetente ai giudici dei gradi precedenti, faccio meno fatica a comprenderne le ragioni.
    Al di là della tua chiosa finale, che ovviamente deploro (:-)), ti ringrazio per i tuoi apprezzamenti

:: Trackbacks/Pingbacks ::

Nessun Trackbacks/Pingbacks

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs