Natura facit saltus?

trasparenza.jpgIl successo del Movimento Cinque Stelle a Parma, comunque lo si voglia vedere, è uno di quei momenti importanti nella storia di un paese, in quanto ha tutta l’aria di segnare un cambio di rotta epocale della nostra politica. Un movimento nato dalla notorietà di un comico e dal passaparola in rete, senza nemmeno un chiaro impianto ideologico alle sue spalle, è riuscito in breve tempo a raggiungere una così vasta fetta della popolazione da ottenere la carica di sindaco di una città di discreta importanza. C’è di che impressionarsi, e di che concludere che il nostro paese è davvero cambiato rispetto alla stabilità della cosiddetta Prima Repubblica. C’è anche da chiedersi se siamo di fronte ad una accelerazione improvvisa della storia o se si tratta di un salto in avanti a cui seguirà una brusca frenata, come spesso accade e per farlo bisogna riflettere su cosa è venuto prima della rivoluzione odierna. Pizzarotti, il neo sindaco, appena insediato ha parlato subito di trasparenza e l’idea della politica come casa di vetro è certamente un’idea che incontra il mio favore come quello di molti. Fa tuttavia venire le vertigini pensare al salto acrobatico che ha fatto quella (pare) rilevante fetta dell’elettorato passata direttamente dal votare scientemente un signore di cui erano note ai quattro venti piccoli vizietti e grandi nefandezze a chi promette addirittura la casa di vetro.
Non posso che pensare che sarebbe forse stato più normale e graduale iniziare a guardare senza paraocchi a ciò che già traspariva, piuttosto che passar subito a chiedere la trasparenza più cristallina: si poteva iniziare a diffidare di chi voleva mettere il bavaglio a giudici e giornalisti, si poteva cominciare a ribellarsi a chi voleva limitare la libertà della Rete, oppure non votare chi rifiutava e disprezzava controlli e vincoli. E invece gli elettori guardavano da un’altra parte: “Il tale è stato testimone alle nozze di un mafioso? beh ma era testimone della moglie“, “Il talaltro ha ospitato un gangster a casa sua? Beh, magari non lo sapeva“, “Quello lì andava a cena con un giudice della Consulta prima di una importante sentenza che lo coinvolgeva? Una coincidenza“.
E così molti hanno rivotato per anni quegli stessi personaggi, reprimendo in sé dubbi e domande, per quieto vivere, per abitudine, per paura, per fascinazione. Tutto per poi capire un giorno che improvvisamente non si fidano più: né di quelli che hanno votato né di quegli altri che non hanno mai votato, che forse non hanno fatto troppe cose illecite ma qualcosa avranno pur fatto anche loro, e allora quegli elettori non ne vogliono più sapere nulla; adesso vogliono vedere quello che fanno i politici perfino quando vanno a fare la spesa al supermercato. E’ furia giacobina? Si può anche definirla così, ma in realtà è quella strana dinamica psicologica che assomiglia molto ad un tappo che improvvisamente salta fragorosamente dopo aver trattenuto per anni il gas della bottiglia, che assomiglia alla moglie che dopo aver sopportato per trent’anni i tradimenti del marito improvvisamente gli taglia la gola, che assomiglia al sottoposto che dopo aver sopportato per lungo tempo senza fiatare le angherie del capo improvvisamente lo prende per la cravatta e lo appende al muro. Me li immagino gli elettori di certi politici pluriindagati che per anni hanno ripetuto dentro di sé un mantra fatto di “è un complotto della magistratura“, di “sono delle persone per bene“, di “basta con questa cultura del sospetto” o di “in fondo cosa fanno nel privato sono fatti loro“. Me li immagino alzarsi un mattino e gridare “Adesso basta!”, e allora ecco che il grillesco Vaffanculo, che inaugurò la stagione del Movimento Cinque Stelle, diventa anche l’urlo liberatorio di costoro. Forse, una volta che avranno elaborato il trauma dell’outing, torneranno a cercare un altro quieto vivere, un altro riferimento rassicurante e affascinante, ma il loro voto in libera uscita permette oggi al Paese di guardarsi finalmente negli occhi anziché guardare negli occhi di un vecchio maniaco sessuale.
La storia spesso funziona a salti avanti e a salti indietro, per questo alla rivoluzione francese seguì Napoleone, al ‘48 seguì il Secondo Impero, alla Comune di Parigi seguì MacMahon. L’essenziale è fare sempre, nel computo totale, un passetto avanti, e qualche passetto avanti, che ci piaccia o non ci piaccia Grillo, credo in definitiva possiamo dire di averlo fatto se è vero che nella crisi del ‘92 i nostri consensi si orientarono verso Bossi prima e Berlusconi poi e oggi vanno ad un movimento con una base culturale e morale di ben altro spessore. Speriamo non sia troppo tardi e non passi troppo tempo prima del prossimo passetto: la Storia non è molto paziente.

25 Maggio 2012

Un solo commento. a 'Natura facit saltus?'

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  1. Piero afferma:

    Quel lavaggio di mani con il simbolo del M5S nella foto in alto richiama alla mia mente il lavaggio di mani pilatesco. Orribile! Consiglio di sostituire le mani con i piedi. Due piedi sotto una corrente di acqua fresca dentro una tinozza rendono meglio l’idea della necessità della reciproca purificazione dopo tanto cammino. ;-)

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