Uno strano colloquio di lavoro

Immaginatevi di andare ad un colloquio di lavoro. Entrate nella hall della sede dell’azienda che vi ha convocato e salite al secondo piano, dove vi accoglie la segretaria del Servizio Personale che vi saluta cordialmente e vi dice che dovrete aspettare qualche minuto perché il Dottor Tizio Caio che vi colloquierà è ancora in riunione. Nel frattempo vi porge gentilmente un bollettino e vi indica, con vostra meraviglia, un punto blu come quello dell’ASL dove, in contanti o tramite Bancomat, potrete pagare il costo del colloquio ammontante ad un centinaio di Euro. Rimanete a bocca aperta, non ci credete, eppure sì, dovete pagare per il solo fatto di proporvi. Vi spiegano inoltre che, se doveste essere presi, ed è difficilissimo, farete uno stage di un anno che non solo non sarà retribuito nemmeno in forma simbolica, ma sarete voi a pagare profumatamente per poterlo frequentare e alla fine, forse, sarete assunti con uno stipendio comunque piuttosto misero. Quanti di voi strapperebbero il bollettino e se andrebbero indignati?
Eppure la beffarda sorte che ho descritto è quella che tocca ad ogni malcapitato che voglia oggi proporsi come insegnante di scuola secondaria. Si tratta di iscriversi pagando una tassa intorno ai 100 Euro ad un esame di ammissione al cosiddetto TFA (Tirocinio Formativo Attivo). Se si superano le strettissime griglie dell’esame si accede a quello che è poi uno stage di un anno, erogato dagli atenei, e che comporta però costi superiori (da 2500 fino a 3000 euro) alle rette universitarie medie. Al termine, superato un esame finale, si accede finalmente all’abilitazione alla professione, dopodiché ci si mette in attesa di una nomina.
tfa.jpegQuesto tortuoso e costoso cammino ci starebbe pure, se la professione di insegnante non garantisse così poco in termini economici. Si dirà che i soldi non valgono la gratificazione che provi nell’aiutare le giovani leve a trovare la propria strada nella vita, si citeranno gli studi che dicono che nessuno manifesta più entusiasmo nella propria opera di chi la svolge in forma volontaristica. Sarà pur vero, ma rimango dell’idea che, almeno nel lungo termine, seminare di ostacoli pratici ed economici il cammino per diventare insegnante induce molti tra i più dotati a intraprendere professioni meno gratificanti ma meglio remunerate e più accessibili e lascia alla scuola tutti gli altri e questo non lascia in buone mani le giovani leve di cui sopra…
Forse sarebbe bene che chi chiede agli insegnanti professionalità, motivazione ed entusiasmo, che chi tende a voler equiparare i diritti sindacali di un insegnante a quello del dipendente di un’azienda, si proponesse di equiparare anche le modalità di accesso alla professione e la remunerazione della stessa, altrimenti l’unico effetto sarà peggiorare ulteriormente la qualità dell’insegnamento con le conseguenze sociali facilmente immaginabili.

31 Maggio 2012

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  1. Alida afferma:

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