Quarantunmila lacrime

Il ricordo di Alessandro Del Piero a cui sono più affezionato è legato al lontano 1995 e alla sua terza stagione nella prima squadra della Juve. Lo scudetto era anche allora tornato alla Juve dopo lunga attesa, un’attesa più lunga (8 anni) ma meno tormentata di quella che si è conclusa pochi giorni fa, e un giovanissimo Del Piero ne era stato uno dei protagonisti. Io da pochi mesi abitavo in un appartamento in condivisione a Milano dove avevo appena iniziato la mia lunghissima vita professionale nell’allora operatore neo-entrante nella telefonia mobile. Visto che la padrona di casa pretendeva, per concederci il diritto di avere una televisione, che pagassimo il canone, gli altri affittuari avevano deciso di fare a meno del tubo catodico e io, ultimo arrivato, mi adeguai. Dopo pochi mesi però iniziava la stagione di Coppa Campioni che allora andava ancora sulle tv in chiaro, e l’assenza della televisione mi diventò intollerabile. Mi venne così in mente di avere lasciato, a casa dei miei genitori, un vecchio televisorino portatile: lo recuperai e me lo portai a Milano nascondendolo in un armadio, per poi sfoderarlo la sera della Coppa. Così sul mio minischermo di 8 pollici vidi le meraviglie di quel giovane campione che segnò un gol impossibile con la naturalezza con cui ci si ravvia i capelli. Questo è il genere di cose, di ricordi, di affezioni a cui rimani legato e che rendono il loro protagonista come un amico, una persona di casa, qualcuno che ti manca quando se ne va.


Così e solo così si spiega il momento di commozione collettiva che ha colto lo Stadio della Juventus Domenica pomeriggio, quando dalla panchina si è alzato un cartello con il numero 10, quello di Del Piero e il campione ha abbandonato per l’ultima volta il campo, davanti al suo pubblico. Il lungo, infinito applauso, durato un quarto d’ora, ma soprattutto le lunghe, calde lacrime, che hanno inondato il catino dello Stadio della Juve, erano il riavvolgersi di tutto quel vissuto che il Capitano aveva saputo condire di gioia e di classe, calcistica e non. Un vissuto che, nel caso di Alex, non è stato pressoché mai accompagnato da momenti bui, da discussioni meschine, tensioni, ripicche, in un puro distillato di spettacolo e di ciò di emozionante che lo spettacolo calcistico è in grado di creare.
addio-del-piero-capitano.jpg Seguo il calcio da quando ero bimbo io ma lo spettacolo di vedere quarantunmila persone piangere come vitellini, vedendo il loro Capitano che per l’ultima volta abbandonava la tolda della nave, è uno dei più belli che mi ricordi. Bello perché rappresenta bene quale straordinario catalizzatore di emozioni può riuscire ad essere il pallone che rotola. Bello perché vissuto da chi ha voluto rappresentare un modello di campione, composto, sobrio e rispettoso, in un’epoca in cui di modelli ce ne sono proprio pochini. Mi piace pensare che è stato anche grazie a questa sua attenzione che Alex si è ritrovato nell’invidiabilissima condizione di poter concludere la sua carriera con le braccia sollevate come un ciclista vittorioso che taglia il traguardo, come un Capitano che ha riportato coraggiosamente la sua nave in porto, attraverso la più furiosa tempesta della sua storia, e che adesso si guarda intorno con l’orgoglioso ma composto compiacimento dello scolaretto che ha completato senza errori il suo compitino. Da domani senza di lui inizia un calcio diverso, spero che il passaggio di Alex Del Piero nel mondo del calcio lascerà almeno delle tracce in chi ama questo gioco: in chi era allo Stadio Domenica ne lascerà sicuramente di profonde.

15 Maggio 2012

Un solo commento. a 'Quarantunmila lacrime'

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  1. margherita peretto afferma:

    non ci sono parole per descrivere quanto del piero sia stato il meglio della juve!!! credo che in italia sia il meglior giocatore ma non solo in iyalia ma al livello europeo!!! e comunque: c’è solo un capitano, un capitaaaaaaaanoooooooooooooooo!!! vai del piero sei un mito

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