Il merito, l’eccellenza e il ridicolo

Il ministro ProfumoLeggendo gli intendimenti del Ministro Profumo circa una riforma scolastica orientata a premiare il merito mi è parso di risentire vecchi refrain che andavano molto ai tempi del precedente Governo. Tali refrain avevano un suono diverso però quando li suonava la Gelmini. Allora questi tormentoni parevano infatti essere specchietto per le allodole, messi lì per nascondervi tagli e ridimensionamenti predisposti da chi non ha capito il ruolo fondamentale che l’istruzione ha nel paese e nel mondo di oggi; che adesso Profumo riprenda quegli stessi temi mi fa venire il dubbio che ci sia una patologia culturale che affligge la nostra classe dirigente ma al di là dei miei dubbi, provo ad affrontare i temi sollevati, nel modo più analitico che mi è possibile.
Partiamo dal discorso legato allo studente dell’anno: ottima idea premiare lo “studente dell’anno” e creare una gara tra i più bravi per l’ambìto premio; ci saranno alcuni studenti, quelli che pensano di raggiungere il 100 e lode, che si impegneranno magari anche strenuamente per questo trofeo. C’è però da dire che la media di diplomati per istituto superiore si aggira in Italia intorno ai 100, quindi avremmo un centesimo dei diplomati così premiato. Ipotizzando che ci possano essere quattro-cinque studenti per istituto che possano competere per il premio stiamo parlando di un’iniziativa che interessa a malapena il 5% della base studentesca. Sarebbe certamente un premio alle eccellenze, forse in futuro vinceremo qualche premio Nobel in più, ma pensare che questo possa incidere nella percezione di premio al merito nella scuola equivale a credere che un finanziamento alla Serie A di calcio possa costituire un incentivo per la pratica sportiva in Italia. Ho l’impressione invece che l’obiettivo di premiare in modo rilevante il merito si possa ottenere attraverso una maggiore severità nella valutazione ed eventualmente attraverso riconoscimenti al merito scolastico più diffusi di quelli prefigurati da Profumo, magari promossi da un apparato docente più motivato in questo senso.
Nei propositi del Ministro non manca poi il riferimento ad un qualche criterio di misura per individuare istituti efficienti e istituti meno efficienti. Visto che non si può misurare l’afflusso di informazioni al cervello degli studenti, quando si vuole cercare di valutare l’efficacia dell’apprendimento si ricorre solitamente a criteri di misura basati su “evidenze esterne” (bocciature e scelte scolastiche successive in questo caso). Il problema però è che in questo genere di risultanze possono avere un peso determinante le condizioni contestuali: il numero di studenti di una scuola media che decidono di iscriversi al liceo può non dipendere dalla qualità della scuola ma dalla percezione di prospettive che gli studenti hanno. E’ quindi evidente che la scuola di un quartiere disagiato avrà risultati peggiori da questo punto di vista di quelli di un quartiere benestante. Penalizzare le realtà più difficili porta ad un circolo vizioso che certamente non favorisce l’inclusione sociale e diminuisce la percezione che chi se lo merita ce la possa fare. Si parla poi addirittura di numero di bocciature come elemento di penalizzazione di una scuola, con la conseguenza che le scuole che vogliono essere premiate eviteranno di bocciare, e questo costituirebbe indubbiamente un incentivo al demerito anziché al merito. Un altro criterio di misurazione per le scuole secondarie, non richiamato da Profumo, ma di gran moda è il Test Invalsi: un questionario teso a misurare il grado di preparazione degli studenti. Personalmente la ritengo un’iniziativa interessante dal punto di vista scientifico, o meglio che sarebbe interessante da questo punto di vista se a rilevare i dati non fossero gli insegnanti medesimi che quindi, nei contesti meno controllati, compilano loro stessi i questionari degli studenti per far bella figura, annullando ogni validità del test. Sarebbe, ripeto, interessante dal punto di vista scientifico ma credo solo dal punto di vista scientifico, perché ho la franca impressione che la dipendenza dei risultati dal contesto renda i risultati inaffidabili dal punto di vista della selezione delle scuole più meritevoli. E’ anche qui evidente che nella scuola di un quartiere disagiato la difficoltà nel migliorare le competenze degli studenti sia enormemente superiore a quella di un quartiere benestante.
Il problema di fondo che poi vedo sta proprio nel voler ricercare a tutti i costi un criterio oggettivo per valutare una scuola, che potrebbe poi diventare poi un criterio oggettivo per valutare un docente. Ma siamo sicuri che ciò sia possibile? C’è davvero un modo oggettivo per valutare o la valutazione di un’attività articolata come l’insegnamento è un processo la cui complessità è troppo grande per ricondursi ad un calcolo aritmetico. Esiste forse un’azienda nella quale i dipendenti o le unità organizzative vengono valutati sulla base di un algoritmo o di un questionario a risposte multiple? Se non esiste è forse perché qualunque criterio simile è illusorio e l’unico modo per valutare un’organizzazione è che ci sia un valutatore che ne soppesi l’efficienza e i risultati. E’ difficile conseguire un risultato simile nell’apparato dello Stato? Negherebbe il criterio dell’autonomia scolastica? Forse sì, ma tra un’autonomia che rischia di stritolarti e una più efficiente dipendenza non avrei dubbi su che cosa scegliere. C’è il rischio di collusioni e clientele? Pazienza, ma ho l’impressione che sia preferibile il rischio di una valutazione sbilanciata piuttosto che la certezza.
Ma supponiamo anche di trovare un giorno un criterio di giudizio oggettivamente valido: a quel punto varrebbe la pena di chiedersi se la misura giusta da prendersi contro la scuola oggettivamente scarsa sia penalizzare la scuola, come in genere si ipotizza in questi casi, o non piuttosto spostare ad altro incarico il dirigente che ha portato dei risultati negativi. Se il ramo di un’azienda porta dei risultati al di sotto delle attese ciò che si fa di solito è rimuovere chi dirige quel ramo di azienda, non certo ridurre il suo budget e allora perché nella pubblica amministazione non ci si può muovere allo stesso modo? Protezioni sindacali? Vogliamo dire che preferiamo chiudere una scuola che intaccare la carriera del dirigente scolastico che la dirige?
Vedo infine che il passo successivo previsto da Profumo sarà riformare i concorsi: ottima idea anche questa, però non leggo un riferimento a quello che dovrebbe essere il principale obiettivo da perseguire intervenendo sui concorsi, ovvero renderli un banco di prova autentico e non il dominio dell’abuso e della raccomandazione: a tutti i livelli, dall’università alla scuola elementare.
Non sono certo un conoscitore del mondo della scuola e sono sicuro di aver scritto molte inesattezze e di aver probabilmente trascurato fattori essenziali; sono d’altronde certo che la rete abbondi di pareri più autorevoli e competenti del mio e che le domande che pongo forse non hanno risposta. Non posso però che notare che chi conosce la scuola e ci passa da anni le sue giornate me la descrive come un ambiente nel quale l’abuso, il sopruso e la prevaricazione regnano sovrani, nel quale abbondano insegnanti di ruolo che non riescono ad imbroccare due congiuntivi di fila nemmeno per sbaglio, nel quale i concorsi sono poco più che farse organizzate per premiare gli amici e i raccomandati, nel quale l’utilizzo per fini personali di risorse pubbliche è la normalità, nel quale spesso sono le famiglie e non gli insegnanti a stabilire i criteri di valutazione, nel quale il mobbing è pratica quotidiana verso chi voglia ristabilire criteri di merito e di trasparenza. E allora scusatemi se nel momento in cui il Ministro Profumo, di fronte all’immane compito di riformare tutto ciò, si presenta producendo come prima straordinaria proposta quella dello “studente dell’anno” faccio fatica a trovare per questa iniziativa una definizione diversa da “ridicola”.

14 Giugno 2012

2 commenti a 'Il merito, l’eccellenza e il ridicolo'

Iscriviti con RSS or TrackBack ai commenti a 'Il merito, l’eccellenza e il ridicolo'.

  1. Alida afferma:

    Bravo Alberto, hai la giusta visione delle cose molto più di chi c’è dentro. Pensa che in alcune scuole è “vietato bocciare” per carenza di aule, perciò c’è un (quasi tacito) accordo e anche una non piacevole pressione da parte dei Dirigenti affinché non venga superato il numero prestabilito di bocciati per classe, perché l’anno dopo non si saprebbe dove sistemarli! Mi sa che la patologia culturale (e intendo proprio “cultura” e non nozionismo) non riguarda solo la classe dirigente, visto che a scuola mandiamo avanti ogni anno emeriti ignoranti. Mi ha lasciata basita assistere agli esami di Linguistica a febbraio, perché c’erano giovincelli/e che non avevano la più pallida idea della differenza fra “nome” e “aggettivo” o totalmente incapaci di accentare una parola (per carità, questo non fa di uno studente un genio, ma trattandosi di un esame di Linguistica, mi sembra il minimo).
    Insegnante frustrata.

  2. Coloregrano afferma:

    Io invece rimasi basito, ad un esame di Storia Contemporanea, quando una studentessa, per il resto preparatissima, rimase muta quando il docente le chiese di raccontargli la Seconda Guerra d’Indipendenza italiana. E’ vero che nel libro di testo la storia del Risorgimento era raccontata come un unico processo senza numerare le Guerre, tuttavia mi pareva impossibile che una studentessa fosse arrivata fino ad un esame universitario senza aver mai sentito parlare di Seconda Guerra d’Indipendenza. Una volta spiegatole cosa intendeva la studentessa spiegò perfettamente gli eventi e questo le valse, credo, un 28 per il quale non posso biasimare il professore. In fondo la ragazza aveva studiato quanto le era richiesto, se nessuno prima di allora le aveva spiegato che quegli eventi avevano una denominazione di uso comune, non era colpa sua.

:: Trackbacks/Pingbacks ::

Nessun Trackbacks/Pingbacks

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs