Bentornato a casa, Scudetto!

Perché si parteggia? Perché quando si guarda un incontro sportivo, ma anche una partita a carte o un film ci si augura che tra i contendenti sia questo e non quello a vincere? Credo sia il gusto sottile del rischio ciò che ti porta a legarti ad una storia, che può essere vincente o perdente, ma che speri ti regalerà delle emozioni, simili forse a quelle che prova chi vive la storia da protagonista. E’ una scommessa perché la storia può essere perdente o può essere comunque priva di grandi acuti, senza scossoni, senza grosse emozioni, oppure può essere una storia di successi, ma anche i successi possono essere noiosi. La storia più bella è quindi quella che parla sì di successi, ma conseguiti attraverso dolori e sofferenze, magari dopo essere finito nella polvere ed essersi miracolosamente rialzato: il tipo di storia che non a caso spopola nella narrativa. Per questo credo che per ogni tifoso juventino la scorsa notte sia stata la più bella della sua vita da tifoso. Perché la storia che ieri sera ha avuto il suo lieto fine è una storia che è passata da Rimini, da Crotone, da un anno di quarantena in Serie B, dalla diaspora dei campioni, da quattro anni su sei fuori dalla Coppa Campioni, passando attraverso le strade buie della paura del ridimensionamento, dell’ossessione di non ritornare mai ad essere quella squadra che faceva dire ad Alex Ferguson: “La Juventus è stata un esempio per il mio Man­chester United. Facevo vedere ai miei giocatori le videocas­sette della squadra di Lippi e dicevo: non guardate la tatti­ca o la tecnica, quella ce l’ab­biamo anche noi, voi dovete imparare ad avere quella vo­glia di vincere.”.
Il senso che ha avuto questa storia per chi l’ha vissuta in prima persona traspariva ieri sera nella dedica che Buffon ha fatto di questo scudetto a Nedved, Trezeguet, Camoranesi: ovvero chi ha vissuto con lui la parte più dolorosa di questa storia, senza fare in tempo ad essere protagonista della felice conclusione.
Questa storia stanotte è arrivata al suo momento più bello, ma penso non ci sia arrivata per caso, non può essere un caso se la Juve con gestioni diverse, in epoche diverse con equilibri politico-economici diversissimi, con alle spalle una diversa attenzione da parte della proprietà, si ritrova sempre in cima, si ritrova a primeggiare anche contro l’attrazione gravitazionale che altre piazze, dotate di maggior massa, esercitano sul Calcio e sull’economia. Sarà l’ambiente, sarà la città, sarà la professionalità che fa sempre da elemento caratterizzante della juventinità, in un mondo del calcio che, pur professionistico, ha sempre pochissimo di professionale; sarà quel che sarà ma l’impressione è che l’ingranaggio che era stato bloccato sei anni fa abbia ricominciato a girare e a far girare tutto il motore.
scudetto.jpegPer questo il trentesimo scudetto è, e forse sarà ancora per molto, il più bello della storia juventina. Bello perché arrivato al termine di un percorso che pare scritto da un abile sceneggiatore, compresa la parte finale, fatta anch’essa di sofferenza, di alti e bassi, di esaltazione ma anche di delusioni cocenti, come l’inopinato pareggio di quattro giorni fa contro il Lecce. Bello perché ti fa sentire fortunato ad esserti legato ad una storia tanto sofferta ma tanto emozionante. Bello sì, ma allo stesso tempo tranquillizzante, come se si fosse ritrovata una serenità perduta, come la sensazione che provi quando torni a casa da un lungo viaggio e ritrovi stanze, oggetti, consuetudini quotidiane. E’ tranquillizzante perché conferma la sensazione, già manifestata nel recente passato, che gli equilibri si siano ristabiliti, che determinati tentativi di interferenza esterna abbiano cessato di produrre i propri effetti, che siano di nuovo organizzazione, professionalità e fame di vittoria ad essere premiati, che lo scudetto sia tornato nella sua dimora più naturale, a casa sua.

7 Maggio 2012

2 commenti a 'Bentornato a casa, Scudetto!'

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  1. Andrea G, afferma:

    Bentornato scudetto, il più gradito anche se il mio stato di ‘tifoso’ è stato minato (e continua ad esserlo) da un mondo (del calcio?) che non riconosco più. Astio, ripicche, polemiche, denunce e… ognuno per la sua strada (30 o 28 che siano). Nonostante tutto ho apprezzato l’UNO di Conte e i commenti unanimi allo strapotere (agonistoco e tattico) juventino. Questo un po’ mi riempie d’orgoglio e svuota l’amarezza. Io per primo che non credevo al ritorno nell’Olimpio, sono contento di gioire e di ripensare in grande…..

  2. Coloregrano afferma:

    Il mondo del calcio penso sia sempre quello. Credo sia la società mediatica che tende ad amplificare e rendere assordante ciò che un tempo era appena un sussurro. Qualche volta, non sempre per carità ma qualche volta, bisogna sapere staccare la spina e godersi solo lo spettacolo sportivo. Allora è tutto molto più bello!

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