Perché Grillo sta sull’anima a tanti?

grillo.jpegIn questi giorni di vigilia elettorale, con un buon successo del Movimento 5 stelle in vista, tra blogger e altre fonti di informazione che si posizionano a sinistra, si sprecano gli articoli e i post critici per non dire aggressivi nei confronti di Grillo. Chi segue questo blog sa che anch’io non risparmio al comico-politico genovese, ed al movimento che da lui ha preso le mosse, critiche e perplessità e quindi non mi dovrei sorprendere di questa animosità, ma io non conto, perché ho la tendenza morbosa ad una visione ambivalente dei problemi, ad un moderatismo compulsivo: ho votato Sì ai referendum ma con molti dubbi sull’opportunità di rinunciare al nucleare e alla gestione privata dell’acqua, sono un convinto NITAV, sono addirittura favorevole al finanziamento pubblico ai partiti, il bianco e il nero mi piacciono in campo calcistico, altrove prediligo le varie tinte di grigio. Insomma il sottoscritto con Grillo ci si trova come il diavolo con l’acqua santa. Però le opinioni negative le sento anche da chi è un convinto NOTAV, da chi è antinuclearista viscerale, da chi con il moderatismo va pochissimo d’accordo.
Provo a capirci di più partendo da lontano e attingendo alla mia gioventù, ai miei vent’anni. Erano i primi anni ‘90, gli anni del pentapartito in cui Democrazia Cristiana e Craxi sembravano destinati a dominare in eterno ed in cui l’alternativa di sinistra pareva ancora troppo schiava del suo ideologismo per rappresentare la svolta che molti, tra cui il sottoscritto, si aspettavano per poter finalmente far rotta verso l’Europa. C’era anche allora qualcuno che mandava tutti a stendere, che si scagliava contro la politica mangiona, che metteva nell’angolo i vecchi partiti, che prometteva una rivoluzione modellata su un modello mitteleuropeo che molti, tra cui il sottoscritto, ritenevano urgente estendere a tutto il paese: era la Lega di Bossi che attrasse da subito la mia fantasia di apolide della politica in cerca di una identità. Mi ricordo di un comizio al Teatro Massaua di Torino, in mezzo ad un pubblico di una Torino mista, ma con molte tinte progressiste, durante il quale Bossi caricò sì di miserie la vecchia politica, ma senza un accenno razzista, limitando le espressioni che potessero avvalorare le accuse di populismo, qualunquismo, autoritarismo che gli venivano già da più parti. Me ne andai a casa convinto che potesse essere quello che ci voleva, che le accuse che gli rivolgevano erano strumentali, legati al solito espediente di estrapolare una frase da un contesto ben più ampio, per brandirla contro chi l’aveva pronunciata, tutto per  mettere in un angolo chi allora insidiava il potere: mi risolsi a votarlo alle elezioni dell’Aprile del ‘92 come poi feci. Non so ancora qual era la verità, se la Lega allora era qualcosa di diverso ed è stata l’immagine di partito populista, razzista e autoritario che, a forza di affibiargliela, ha reso la Lega populista, razzista e autoritaria, nella constatazione che in fondo quell’immagine poteva diventare un’immagine di successo, perché in Italia quelle caratteristiche sono ahimé molto diffuse; oppure forse è sempre stata quello e io mi presi un abbaglio. Sia come sia, vedo lo stesso processo delinearsi per Grillo. Magari Grillo era entrato in politica con alti ideali e la visione di populista d’accatto che gli era stata attribuita dal sistema mediatico era un tentativo di screditarlo o magari no, ma non importa. Ciò che importa è che ora sembra continuamente cercare di coincidere con l’immagine che allora gli fu affibiata e non a caso il paragone con Bossi non gli dispiace affatto.
Grillo va a Padova e dice che l’Italia può anche uscire dall’Euro, argomento popolare tra l’elettorato leghista ma ovviamente assurdo. Non ci vuole un economista per capire cosa vorrebbe dire per l’Italia, in una situazione di debolezza come quella attuale, ritrovarsi con una moneta esposta alle intemperie dei mercati, probabilmente un raddoppio del prezzo del carburante tanto per dirne una semplice. Lui dice che la Finlandia è fuori dall’Euro (falso), dice che Danimarca e Svezia sono fuori dall’Euro (vero ma non ci sono mai entrate, è un po’ diverso…), ma anche qui paragonare la nostra economia a quella di paesi scandinavi fa francamente un po’ ridere. Se ne rende conto Grillo? Forse sì, ma a Padova c’è l’elettorato leghista deluso che cerca altri demagoghi ed ecco un argomento di facile presa.
Grillo è invitato al Salone del Libro di Torino per presentare il suo libro che, giusto per dimostrare che le accuse di alzare i toni in modo eccessivo sono ingenerose, si intitola “In guerra”. Il direttore del Salone puntualizza “Siamo per il confronto libero e rispettoso. Mi piacerebbe che Grillo parlasse di cose concrete, abbandonando l’insulto e l’invettiva, che non ci appartengono” e lui per tutta risposta declina l’invito. Se fosse andato lo avrebbero sentito in poche decine di persone, per lo più polverosi intellettuali con la puzza sotto il naso; declinando l’invito invece la notizia ha avuto ben altra eco e questo è quello che gli interessava.
Grillo va a Palermo e dice che lo Stato è peggio della Mafia. Per carità, può essere una provocazione, peccato che è esattamente quello che molti siciliani (e non solo) pensano da centocinquant’anni e che fa rimanere l’isola, e non solo l’isola, appunto nelle mani della Mafia anziché dello Stato (che un po’ meglio della Mafia in realtà lo è). Tra quei siciliani che la pensano così ci sono molti di quelli che simpatizzano con il movimento dei Forconi con cui il Movimento Cinque Stelle ha un rapporto di contrastata simpatia (vedi qui e qui) ma dal cui serbatoio di consensi ha buone speranze di poter attingere. Poi ovviamente, dato un colpo al cerchio, Grillo ne dà un altro alla botte, precisando ad uso dei navigatori del suo blog, il “senso delle sue parole” così che possano spiegare alla propria coscienza che la colpa è del sistema che distorce le innocenti parole del loro leader.
Da tutto ciò capisco che Grillo, come il Bossi di allora, si limita a dire quello che il suo potenziale acquirente (ovvero l’elettore) vuole sentirsi dire. Il problema però è che quello che molti elettori vogliono sentirsi dire è ciò che la loro pancia propone e non quello che la testa, la conoscenza e l’analisi dei fatti, suggeriscono. Purtroppo però la pancia spesso non considera vincoli che invece chi governa deve considerare, la pancia vuole non pagare le tasse e avere i servizi, la pancia vuole che si congeli il debito ma guai a toccare i suoi BOT, non vuole l’inquinamento ma guai a chiedergli di lasciare l’auto a casa. La cosa va benissimo finché si è all’opposizione, perché si può efficacemente opporsi ad una cosa ed anche al suo opposto trovando sempre buone ragioni; quando si è al governo invece il problema si manifesta, perché si è portati a mantenere le promesse fatte e se hai promesso ogni cosa e il suo contrario il miglior modo per minimizzare il danno è non fare nulla, come fece la Lega nei lunghi anni di governo nazionale.
Lo fanno tutti i partiti ─ si dirà. Sì, ma non tutti allo stesso livello, giacché molti partiti subiscono la mediazione di quelle cose bruttissime che chiamiamo ideologie. Eh sì, ho proprio l’impressione che qualche volta avere un’ideologia di riferimento, dover cercare una coerenza dei propri atteggiamenti con una struttura ideologica complessiva, aiuti a non andare sempre a rimorchio dei sondaggi, a non rimestare sempre e solo nella spazzatura dei luoghi comuni e degli stereotipi più diffusi. Aiuta a trattenersi dal legarsi mani e piedi a idee folli o strampalate pur di rincorrere il facile consenso e il voto a buon mercato. Aiuta a pensare a quello che davvero è meglio fare per il paese, piuttosto che a quello che stimoli la pancia dell’elettorato. Ecco perché chi agisca come Bossi ieri o come Grillo oggi a me, e forse a molti altri, trasmette forte preoccupazione.
Non è tutto negativo intendiamoci, il Movimento Cinque Stelle sta mobilitando forze fresche della società civile, come fece ancora la Lega, sta portando in politica idee nuove e visioni diverse da quelle consolidate e questo non può che esser positivo. Ma i messaggi che arrivano dall’alto del movimento lasciano presagire che questa energia andrà perduta se la linea di Grillo resterà quella attuale.
In definitiva non so bene nemmeno io se ho risposto al mio dubbio iniziale, ma mi pare di poter dire che nel fastidio che molti provano nei confronti di Grillo non c’è solo l’estremismo, l’essere scomposto e superficiale, le parolacce e le provocazioni di dubbio gusto, il suo buttar via tutto, acqua e bambino senza distinzioni. C’è probabilmente la sensazione di un film già visto che speravamo, con Ruby e Belsito, di aver finalmente archiviato e che invece ha tutta l’aria di voler uscire di nuovo in programmazione.

5 Maggio 2012

2 commenti a 'Perché Grillo sta sull’anima a tanti?'

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  1. Davide afferma:

    Carissimo Alberto, condivido in pieno la tua analisi sul M5S. Credo anche che ci sia una ragione per la quale Grillo sta avendo una enorme visibilità mediatica in queste settimane. In fondo i sondaggisti concordano tutti nel dire che Grillo potrà raggiungere non più del 15-20 % dell’elettorato e quindi ecco che tutti prendono la palla al balzo. Niente di meglio per “ABC” (cito Grillo) - Alfano, Bersani, Casini - di un populista, demagogo, violento e rivoluzionario da utilizzare come collante per la loro improbabile coalizione salva Italia che tuttavia presto rinomineremo Saldi Italia.

    A presto.

    d.

    P.S Forza Gobba !!

  2. Coloregrano afferma:

    In effetti c’è quello che si definisce una logica win-win. Da una parte Grillo guadagna voti toccando le corde scoperte dell’emotività, dall’altro i partiti tradizionali difendono il proprio zoccolo duro gridando: “Al lupo! Al lupo!” contro la facile demagogia.
    Come scrivevo è un processo che abbiamo già visto e non a caso, all’indomani della tornata elettorale, proprio come successo nel ‘92, si iniziano già a vedere improvvise e imprevedibili conversioni al grillismo. Vedi sotto…
    http://www.ilpost.it/filippofacci/2012/05/09/il-grillino-che-e-in-me/
    Forza Göba!!

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