Pay for pain

ayab.jpegChi di voi ha mai seguito il cartone animato giapponese Falco il Superbolide? Per chi non l’abbia mai visto o chi non se lo ricordi era un cartone ambientato nel mondo delle corse automobilistiche. Si trattava però di corse un po’ particolari, sia perché si svolgevano su percorsi stradali i più ostici possibili, sia soprattutto perché di solito al traguardo arrivavano due o tre auto su decine di partenti. Tutti gli altri erano andati incontro ad incidenti, tipicamente mortali, lungo il tracciato, la maggior parte dei quali causati intenzionalmente dagli avversari, in particolare dalla malvagia scuderia della Black Shadow che alla fine si trovava a battagliare, e a perdere regolarmente, contro il protagonista della serie, Ken Hayabusa (Hayabusa in giapponese è il falco pellegrino). Dal mio punto di vista di ragazzino spettatore era proprio la scuderia della Black Shadow ad essere la parte più originale del cartone, quella che è rimasta più impressa nella mia memoria, nel suo ruolo demoniaco di male assoluto applicato alle corse automobilistiche o alla competizione sportiva in generale. Pareva infatti che l’obiettivo fondamentale della Black Shadow fosse, non tanto quello di vincere, quanto quello di eliminare fisicamente tutti i rivali prima di arrivare al traguardo. La scorrettezza, la violenza, non era tanto un mezzo a cui ricorrere in certe situazioni per arrivare alla vittoria, quanto un obiettivo esso stesso. saints.jpeg Mi ha riimmerso in quei pensieri giovanili la notizia della squadra di Football Americano (che neanche a farlo apposta si chiama “Saints”) che premiava clandestinamente i suoi giocatori che riuscivano a mandare all’ospedale gli avversari, con tanto di tariffe diverse a seconda della gravità dell’infortunio provocato, nell’ambito di un programma chiamato simpaticamente “Pay for pain”.
Qualche volta pensiamo che i soggetti dei cartoni animati e delle storie per bambini in generale abbiano una crudeltà ed un’immoralità che non può avere riscontri reali, che siano solo delle icone idealizzate; qualche altra volta ci accorgiamo che qualcosa di simile in natura può esistere e allora anche i cartoni animati giapponesi più truculenti ci appaiono sotto una diversa luce.

4 Aprile 2012

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