Essere confessionali o non essere confessionali: questo è il problema

Alfano non avrà il quid, ma sfoderando l’argomento del matrimonio omosessuale, anziché le solite cialtronate del suo capo su comunisti e dittatura dei giudici, ha messo il dito nella piaga degli avversari. Sui diritti degli omosessuali il PDL ha infatti una posizione chiara, ovvero “Non ce ne frega nulla dei diritti di quelli là“. Gli omosessuali potenziali elettori del PDL hanno chiaro ciò e sanno a cosa vanno incontro. A sinistra invece le idee sono molto meno chiare e questo lascia il fianco a dubbi e lacerazioni che non fanno bene al consenso per un partito.
rosy_bindi.jpgIl PD ha subito dimostrato di aver accusato il colpo con Rosy Bindi che si è affrettata a precisare che “Per un’unione omosessuale non userei mai la parola matrimonio“. Nella stessa intervista la Bindi ha citato a suo sostegno anche la Costituzione, a sproposito in realtà, perche la Costituzione non dice da nessuna parte che il matrimonio e la famiglia, che secondo la Carta stessa sul matrimonio è fondata, possano essere costituiti solo da un uomo e una donna. Questo ovviamente non perché i costituenti volessero lasciare aperture in questo senso, ma perché l’idea di un matrimonio omosessuale era talmente lontana dall’Italia dell’epoca che nessuno si pose probabilmente il problema, sta di fatto però che il riferimento della Bindi semplicemente è fuori luogo. La Bindi cita perfino una generica tradizione giuridica e qui fa davvero un po’ ridere visto che è solitamente la tradizione giuridica a strutturarsi sulla base della legislazione e non il contrario. In sostanza la Bindi ha fatto riferimento goffamente ad elementi della cultura laica (Costituzione e tradizione giuridica) perché non poteva dire quello che pensava, ovvero che il problema è che il sacramento religioso del matrimonio non contempla unioni che non siano eterosessuali. Impostata così la cosa è perfettamente legittima e coerente e significa: “Per me il matrimonio è quello religioso ed esso non contempla unioni omosessuali. Quello civile per me è solo il simulacro di quello religioso. Visto che non tutti sono cattolici accettiamo che ci sia anche un matrimonio civile, purché ricalchi esattamente i confini di quello religioso. Abbiamo già dovuto accettatare il divorzio, ma oltre non andiamo“. E’ una posizione ovviamente molto confessionale, ma in democrazia nessuno può vietare a nessuno di fare politica in modo confessionale: il problema è la strana necessità per chi milita nel PD e vuole fare politica confessionale, di doverlo fare senza dirlo, senza che nessuno se ne accorga, citando istituzioni laiche a caso per far finta di essere laico, ma alla fine parlando di null’altro che di convinzioni religiose. D’altra parte in una società che si fonda sull’eguaglianza dei diritti non c’è nessun procedimento logico, che non attinga a strutture valoriali di altra natura, che possa escludere che ciò che costituisce un diritto per un gli uni non lo costituisca per gli altri, solo in base a diverse preferenze sessuali. E’ certamente legittimo sostenere che la famiglia e quindi il matrimonio possano essere istituzioni che trovano il loro senso nell’obiettivo della crescita sana dei figli, e che i figli rappresentano un elemento oggettivo di differenziazione tra coppie eterosessuali e coppie omosessuali nelle misura in cui le seconde non possono procreare naturalmente. Oggi però la via naturale non è l’unica per avere figli e questo ci porta diretti al tema delle adozioni di figli da parte di coppie non sposate. E’ vero che oggi in Italia due persone non sposate non possono adottare figli, ma allora una coppia omosessuale non può adottare figli perché non è sposata, ma non può sposarsi perché tanto non può crescere figli? Direi che ci stiamo mordendo la coda. Se stabiliamo che una coppia omosessuale può adottare figli dobbiamo concedergli anche il diritto di farlo con le stesse tutele di una coppia eterosessuale. Il punto non è più quindi se una coppia omosessuale può sposarsi ma se è legittimo che possa adottare un figlio. A questo proposito un argomento spesso sfoderato nelle discussioni ingenue in merito è che un figlio non possa crescere in modo ugualmente equilibrato in una coppia omosessuale quanto in una eterosessuale: sinceramente non ho trovato studi scientifici che lo sostengono e ne ho trovati invece che sostengono il contrario, ma, anche se ipoteticamente la maggioranza degli studi pedagogici in merito sostenesse questa tesi, dovremmo perciò dedurne che sia pensabile limitare i diritti di una categoria sulla base di considerazioni scientifiche? Se una teoria pedagogica ci dicesse che un figlio cresce meglio in una coppia di genitori bruni piuttosto che di genitori biondi potremmo per questo negare ai biondi il diritto all’adozione? No, non c’è dubbio, cara Bindi non se ne esce, è proprio un tema confessionale e basta.
Accertato questo, la domanda è però: sarebbe proprio così scandaloso se un esponente di spicco del PD dicesse semplicemente che la sua visione confessionale non gli consente di prendere in considerazione matrimoni tra persone dello stesso sesso? Si potrebbe dire che in fondo in politica è normale che in un partito ci siano visioni diverse sullo stesso problema. Bindi direbbe una cosa diversa da Grillini esattamente come Ichino dice cose diverse da Fassina. Il problema è che la confessionalità ha dei risvolti poco politici, non c’è spazio di mediazione, non ci sono compromessi. Se sei per l’articolo 18 e si vota per la sua abolizione puoi sostenere che hai votato a favore perché il testo è molto migliorato rispetto alla sua prima versione e quindi, per accordi presi, per disciplina di partito o per altri motivi, comunque lo voti. Se invece sei contro i matrimoni omosessuali non c’è compromesso, voti contro comunque, perché le convinzioni religiose sono molto più profonde di quelle sindacali; per questo contro i politici confessionali finisce per esserci diffidenza, ostilità; per questo non puoi dire apertamente che sei confessionale, perché l’elettore laico ti guarda con sospetto, ti considera infido, magari cambia partito solo perché ci sei tu. E allora la Bindi strizza l’occhio ai cattolici ma parlando come un laico, un po’ come quando Ichino strizza l’occhio a Confindustria sull’articolo 18 dicendo che la sua abolizione va a vantaggio dei disoccupati.
In definitiva si può sbeffeggiare e censurare la Bindi ma non si può non capirla. A lei è stato lasciato il compito di trattenere i cattolici nel cerchio del Partito Democratico e lei si barcamena. L’ipocrisia non piace a nessuno, ma come si fa, senza dosi da cavallo di ipocrisia, a trovare una coerenza tra valori razionalmente del tutto inconciliabili?

15 Marzo 2012

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