Lo scandalo buffo

milan-juve-rissa.JPGDa giorni i quotidiani sportivi non sono pieni che delle polemiche relative al Milan-Juventus di Sabato, scandalo per gli uni e scandalo per gli altri, per motivi differenti. Io trovo tutta la vicenda, compresi molti risvolti collaterali, tragicamente buffa.
E’ buffo in effetti molto di quello che è accaduto prima, durante e dopo l’incontro. Provo a riassumere in ordine di comparizione. La prima cosa buffa è successa ancor prima della partita. Era accaduto infatti che giorni addietro l’allenatore Allegri bacchettasse la Juventus per le sue velate lamentele nei confronti degli arbitri (aveva affermato orgogliosamente: “Noi abbiamo una linea diversa”), poi però, alla notizia della conferma della squalifica di Ibrahimovic, la “linea diversa” si era subito persa per strada e i dirigenti milanisti avevano immediatamente lanciato un aspro attacco al giudice sportivo. Ancora più buffa appariva poi la pretesa di diversità della società milanese quando Galliani, Amministratore Delegato del Milan, pensava bene, nell’intervallo dell’incontro, di prendere a male parole l’arbitro Tagliavento per la mancata convalida del gol di Muntari. Buffissime erano a fine partita le acrobazie dialettiche di molti, tra i quai anche qualche giornalista o aspirante tale, per spiegare perché, dei vari errori arbitrali, alcuni erano stati decisivi (quelli contro il Milan) altri no (quelli contro la Juve), perché ci sono errori accettabili e altri inaccettabili, errori decisivi e altri no. Esilarante soprattutto era infine l’accusa di anti-sportività a Buffon, per non aver ammesso che se si fosse anche reso conto che la palla era entrata non l’avrebbe detto all’arbitro. Un accusa del genere, formulata al termine di un incontro in cui Mexes prima e Muntari poi hanno tirato altrettanti cazzotti ad avversari quando l’arbitro era girato (e ovviamente senza poi autoaccusarsi), non può che sembrare molto naif. Se pensiamo poi che c’è un giocatore del Milan, Ambrosini, che recentemente ha auspicato l’omertà verso arbitro e addetti ai lavori per quanto riguarda i fatti di gioco, c’è da sbellicarsi. Ancor più divertente diventa il tutto nel momento in cui una ex-bandiera del Milan, Pirlo, viene accusata addirittura dal sito ufficiale del Milan di aver tirato addirittura due gomitate (vedi qui e qui) durante l’incontro degne di squalifica, riprendendo i video di qualche utente di youtube dedito a scherzi o a sostanze stupefacenti.
Alla fine direi che proprio il caso di Buffon sia esemplificativo di come opera il sistema mediatico. C’è un casus belli, ovvero la partita che è andata come è andata, c’è una buona parte del sistema mediatico che non vede l’ora di sfoderare il classico copione della Juve che ruba, c’è purtroppo il gol non convalidato a Matri che fa esattamente il paio con quello di Muntari, ci sono anche un paio di sviste su colpi proibiti di giocatori del Milan che fanno addirittura pesare la bilancia dalla parte della Juve, quindi quella sbagliata. Arriva in soccorso però una fortunata coincidenza. Non tutti sanno che infatti un mesetto fa, negli ultimi tiratissimi minuti di Juve-Udinese, Buffon aveva sportivamente segnalato all’arbitro, che aveva appena concesso una rimessa dal fondo alla Juve, che in realtà aveva toccato il pallone lui per ultimo e quindi si trattava di calcio d’angolo. L’arbitro stringeva la mano al capitano della nazionale e concedeva l’angolo all’Udinese che per poco non faceva gol. Poche settimane dopo si proponeva il film contrario in Juve-Siena: la palla va fuori, Buffon non la tocca, l’arbitro, l’incerto Peruzzo, dà calcio d’angolo. Viste le proteste dei bianconeri chiede a Buffon: “L’hai toccata?”. Buffon dice di no, ma l’arbitro non gli crede e concede il calcio d’angolo lo stesso. Dopo la partita Buffon si sfoga con i giornalisti, promettendo che non collaborerà più con i direttori di gara. Così quando alla fine di Milan-Juventus qualcuno gli chiede se si era accorto che sul colpo di testa di Muntari la palla era entrata, lui risponde di no, ma poi ammette candidamente che anche se se ne fosse accorto, non l’avrebbe detto all’arbitro, come d’altra parte fanno quotidianamente tutti i giocatori di calcio di ogni serie, dal primo all’ultimo. In altre circostanze questa frase sarebbe caduta nel nulla, ma invece in questa situazione un’affermazione innocente diventava la chiave: agli strateghi della mediaticità saranno brillati gli occhi! Buttiamola sul “Buffon anti-sportivo” e così facciamo passare mille volte in tv il gol di Muntari e zero quello di Matri - avranno pensato. In second’ordine buttiamola sul Pirlo accusato di scorrettezza dalla sua ex-squadra, anche se ingiustamente, così mandiamo mille volte in onda le presunte gomitate di Pirlo e non gli autentici cazzotti di Muntari e Mexes - avranno soggiunto. Il risultato è che da tre giorni ai tg passano a rullo il gol di Muntari e le sbracciate (non ce la faccio a chiamarle gomitate, al ridicolo c’è un limite) di Pirlo e il copione della Juve che ruba è tornato in auge in tutto il suo splendore.
Ecco, sì, è tutto buffo, ma tragicamente buffo, amaramente buffo. Perché questi copioni continuano ad avere successo, perché anche nell’era di Internet sono sempre quattro direttori di telegiornali a dettarci modalità di formazione delle opinioni e lettura della realtà, perché basta mandare in onda le immagini giuste perché gli uni diventino i buoni e gli altri i cattivi. C’è di più però, c’è un modello positivo, quello di Buffon che dice all’arbitro che c’è calcio d’angolo, un modello che sarebbe bello esportare in tanti altri campi del vivere, che il sistema mediatico ha masticato e sputato trasformandolo in un modello negativo, ignorando il suo gesto nobile e enfatizzando la sua reazione piccata nel momento in cui si è reso conto che la nobiltà è fuori luogo. Eh sì, perché se viviamo in un sistema che mastica insieme valori e disvalori, al solo scopo di produrre un risultato gradito al pubblico, semplicemente valori e disvalori cessano di esistere e ci si appiattisce su una realtà in cui si recita solo su un copione già scritto.
Buffon e la Juve hanno annunciato che non parleranno più: male, fanno molto male. L’unico modo per combattere un sistema simile è contrapporre a quello dei media prevalenti un altro modo di raccontare la realtà, in questo caso tacere equivale purtroppo a darsi per sconfitti.

2 Marzo 2012

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