Il nostro Afghanistan quotidiano

rogo_corano.jpgLeggendo l’ultimo numero di Limes mi ha colpito la seguente frase attribuita a un diplomatico inglese: “Se nei prossimi dieci anni il prodotto interno lordo dell’Afghanista crescerà del 12% l’anno, nel 2022 il paese raggiungerà l’attuale livello del Bangladesh“. Nella sua folgorante, albionica, ironia questa ipotesi fotografa benissimo la straordinaria ma difficilissima corsa contro il tempo che l’Occidente sta operando per strappare l’Aghanistan al Medioevo. Da anni i paesi occidentali mandano i loro soldati a morire in quella lontana area del mondo, ufficialmente per vincere il braccio di ferro con la conservazione e l’oscurantismo. Certo, ci sono in ballo interessi commerciali, gasdotti e vie di commercio, ma sono convinto che molti dei giovani che partono per l’Afghanistan sono sinceramente animati dalla convinzione di star portando qualcosa di oggettivamente splendido a quel popolo. E cosa succede poi? Basta un libro sacro bruciato per errore e si scatena la rivolta. Migliaia di persone a chiedere agli occidentali di tenersi il loro progresso, la loro modernità, la loro civiltà, quella che noi eravamo tanto ansiosi di poter condividere con loro. Anche dietro a queste manifestazioni c’è sicuramente la manipolazione di élite islamiche che hanno tutto l’interesse a lasciare i propri concittadini nell’arretratezza e nell’indigenza, ma c’è anche una naturale e genuina diffidenza ad un cambiamento che viene imposto a qualcuno che a quel cambiamento non è necessariamente preparato o semplicemente non è interessato. La libertà che gli occidentali avevano preannunciato loro con grande entusiasmo, quegli afghani sono probabilmente pronti (parafrasando il Grande Inquisitore di Dostoevskij) a “deporla umilmente ai piedi” del primo arruffapopolo barbuto che, armato di Corano o di Kalashnikov, li riporti al loro tranquillizzante Medio Evo.
Noto e noterete anche voi quanto è difficile raccontare queste cose senza dare un valore negativo all’atteggiamento dei contestatori afghani: Medioevo è una parola connotata negativamente, libertà e democrazia positivamente, anche il progresso lo consideriamo complessivamente un elemento positivo. Bisognerebbe quindi utilizzare un nuovo lessico per parlare di questi eventi senza esprimere un giudizio di valore, ma questo proprio perché la nostra cultura attribuisce un valore in modo pressoché unanime a certi concetti. Per questo poi troviamo incredibile che qualcosa, per il quale abbiamo lungamente lottato e che consideriamo un bene preziossimo, sia considerato da altri come la peste.
Se ci pensiamo bene poi quella che descrivo è un’esperienza che non raramente ci capita di fare anche nel nostro personale, nella nostra vita quotidiana, ogni qual volta ci stupiamo che quello che a noi sembra splendido lasci altri indifferenti, quando crediamo di portare letizia e felicità nella vita di qualcuno e invece ci portiamo solo confusione e spaesamento. Non voglio dire che si debba vivere in un solipsismo impermeabile al mondo esterno, non voglio dire che non ci si debba impegnare per condividere con altri ciò che si trova bello e utile. Voglio dir solo che non ci si deve illudere che ciò che ci aspettiamo renda felice il prossimo, per cui ci aspettiamo che ci ringrazi in ginocchio, per cui magari ci siamo sacrificati e abbiamo sofferto, sia necessariamente accolto con gioia ed entusiasmo. Fare quest’errore vuol dire spesso creare conflitti non solo esterni , ovvero con gli altri, ma anche interni, con la propria immagine di sé, con quei valori che ci avevano portato a proporci in un certo modo, sulla cui validità magari cominceremo a dubitare.
E invece no, nessuno ha ragione e nessuno ha torto, semplicemente noi abbiamo la nostra identità e altri la loro, e quel che cerchiamo di compiere è la straordinaria impresa di prendere persone, popoli o culture diverse e far vedere loro le cose nello stesso modo. Se non ci riusciamo non dobbiamo deprimerci: abbiamo semplicemente fallito in una delle imprese più ardue che ci saremmo potuti proporre.

1 Marzo 2012

Non ci sono ancora commenti ma sicuramente tu avrai qualcosa da dire...

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs