La memoria non è mai abbastanza

diario_di_viaggio.jpgNon so voi, ma quando ero bambino avevo l’impressione che ogni singolo fotogramma della mia vita fosse invariabilmente scolpito nella mia memoria. Il mio primo viaggio all’estero, il primo gol della Juve, la prima volta che ho fatto la lotta, il Natale in cui mi hanno regalato la prima console di videogiochi: tutte cose che ricordo ancora, come se le avessi vissute poco fa. Per carità, altre cose le dimenticavo, ma la sensazione era che non ci fosse davvero nulla di importante che sfuggiva al mio ricordo.
Poi i ricordi si sono accumulati, molti di quelli vecchi sono rimasti e se ne sono sommati tanti altri, mica meno importanti, ma che con sempre maggiore difficoltà hanno trovato posto nella mia memoria. Ci sono eventi che si sono perduti da qualche parte della mia mente e solo un collegamento casuale riesce a farli riaffiorare; altri eventi, anche drammatici, sembrano essersi addirittura sfilati definitivamente dalla mia memoria come se non fossero mai capitati. Un tempo di fronte a questo fenomeno l’uomo non poteva far nulla, semplicemente si dimenticava e se proprio si voleva rievocare una storia che non si ricordava bene la si riinventava, la si riformulava in modo che sembrasse verosimile anche se in realtà mai era accaduta così come veniva raccontata. La diffusione della scrittura mise a disposizione di tutti la possibilità di tenere un diario, di appuntare gli eventi della propria vita per poterseli ricordare, ma i diari negli anni diventavano tanti, tenevano posto, tanto inchiostro si doveva versare; successivamente si scoprì che si potevano conservare anche le immagini, perfino i filmati. Con la diffusione dei calcolatori, e soprattutto delle loro memorie, abbiamo iniziato a conservare tutto: appunti, messaggi di posta elettronica, foto, filmati: cose che forse non consulteremo mai ma che ci piace sapere siano al sicuro (si fa per dire) nella cartella di un disco di backup pronti a potere essere riletti in qualsiasi momento. Così se vogliamo ricordarci di come si chiamava il compagno di banco di prima media, della chiesa che abbiamo visitato a Cracovia, di come era buffo il nostro costume di Carnevale basta una breve ricerca per trovarlo. Però c’è sempre poi qualcosa che ci eravamo appuntati che non troviamo più, c’è sempre una foto che è sparita dal disco, c’è sempre un pezzo che ci perdiamo. Che problema c’è? Quello di sempre: l’illusione che il tempo non passi, che la vita abbia una circolarità che ci porterà prima o poi a rivivere i momenti belli del passato. Ci sembra che se ci ricorderemo del nome del nostro compagno di banco ci sentiremo di nuovo lì a tirare palline con la penna BIC, ci sembra che se ci ricordiamo della chiesa ci sentiremo di nuovo lì con lo zaino in spalla a scoprire il mondo, ci sembra che se ci ricordiamo del costume di Carnevale ci sentiremo di nuovo in mezzo ad un fiume di gente vestiti da Capitan Uncino. E invece quel ricordo è andato perduto e la cosa diventa più fastidiosa quando siamo in quella fase della vita in cui sappiamo che effettivamente e oggettivamente ci sono cose che non succederanno più. Tra l’altro la mappa dei ricordi influenza in modo determinante la visione retrospettiva che abbiamo della nostra stessa vita: più ricordi, più esperienze conserviamo e maggiore pare essere lo spessore della vita che abbiamo vissuto fino ad oggi. L’oblìo. sgretolando i ricordi, sgretola anche l’immagine che abbiamo del nostro passato.
Mi verrebbe da dire che conservando con maggiore attenzione le cose questo sgradevole effetto non ci sarebbe più, terrò tutto a disposizione sul comodino in un minuscolo chip, tutto lì, come se fosse accaduto un attimo fa, e invece no: qualcosa sfuggirà sempre, qualcosa si perderà nel nulla di tutte le storie non scritte, qualcosa colerà fuori dal crogiolo della memoria interna o esterna ed evaporerà senza che lo si possa più afferrare. E’ questo il nostro destino, la modernità ci offre un sacco di palliativi affascinanti ma l’oblìo rimane una voragine che tutto inghiotte e quindi tutto quello che abbiamo fatto, visto, sentito l’abbiamo fatto, visto, sentito per viverlo non per ricordarlo, meglio farsene una ragione prima di spendere una fortuna in dischi di backup.

16 Marzo 2012

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