La furia cieca

2009-12-15-greecepreview.jpgQuando succede qualcosa di simile a quanto accaduto in questi giorni ad Atene mi sento abbandonato dal sistema dell’informazione. Tonnellate di carta e miliardi di bit spesi per raccontare gli eventi ma pochissimi per spiegare cosa spinge migliaia di persone a scendere in piazza, a protestare, a contestare, a dare fuoco a palazzi. Perché lo fanno? In vista di che cosa? Come altre volte anche stavolta ho cercato di dare un senso agli eventi, di trovare nelle parole di chi protesta, un significato, una possibile soluzione ma vi devo dire con dispiacere che non ho trovato quasi nulla. Qualche accenno ad una democrazia diretta di cui in alcuni casi sono stato un acceso sostenitore ma che certamente non è la soluzione per portarci fuori dalla crisi; una ostilità verso la Germania che pare non meglio circostanziata. Gli Eurobond? Le esitazioni sugli aiuti? Non si capisce… Qualche riferimento confuso ad un’uscita dall’Euro o dall’Unione Europea (senza spiegarne ovviamente i rischi); perfino qualche accenno malato a complotti sionistici e altre amenità. Per il resto solo rabbia che si esprime nel modo più belluino possibile, ovvero un po’ contro tutto e quindi contro nessuno.
In fondo però tutto ciò è comprensibile: questa frustrazione nasce fondamentalmente dal fatto che non è facile individuare un colpevole con cui prendersela ed a cui addossare la responsabilità delle crisi e delle misure per farvi fronte. Sì, le banche, il Fondo Monetario, la BCE, ma alla fine chi è che ha contratto debiti con costoro senza poterli onorare? I greci. Prendersela con le banche che esigono la solvibilità del debito sarebbe come prendersela con un risparmiatore che esiga la restituzione di quanto depositato sul suo conto, nel momento in cui scopra che il suo istituto di credito sta forse per fallire. Sono i greci che hanno vissuto probabilmente al di sopra delle loro possibilità, che si sono indebitati in modo irresponsabile. Si dirà: non l’hanno fatto i greci ma la loro classe dirigente, classe dirigente che però non è stata installata lì dalla volontà divina ma dai greci stessi e se ci sono paesi che hanno avuto politiche economiche virtuose e altri no non è perché i primi hanno avuto fortuna, ma perché si sono scelti con più oculatezza i propri governanti. D’altronde le misure che il governo in carica e il precedente hanno preso non erano gli unici possibili per rientrare nei parametri imposti: sarebbe interessante chiedere al governo greco come mai tutto è stato tagliato tranne le spese militari, ambito su cui pare al contrario ci sia stata un’ulteriore crescita, nonostante la Grecia sia già il secondo paese in Europa per incidenza della spesa militare sulla spesa complessiva e il terzo al mondo per acquisto di armi. Pare addirittura che in questa ascesa ci sia lo zampino di Francia e Germania che sono tra i venditori. Sarebbe interessante anche spiegarsi come mai le misure contro l’evasione fiscale abbiano permesso alle casse elleniche di recuperare negli ultimi due anni la miseria di 80 milioni di Euro! Queste sono però strade per percorrere le quali forse bisognerebbe mettere in crisi certi equilibri di potere, estendere il conflitto sociale alle classi medioalte, zittire la logica nazionalistica che da quasi cent’anni soffia su una guerra fredda con la Turchia, senza che ve ne sia un fondato motivo.
Ho quindi l’impressione che l’opinione pubblica greca, anziché prendersela con le scelte degli istituti finanziari, della Merkel o di Sarkozy, dovrebbe provare, come dovremmo fare d’altronde noi in Italia, a discutere il proprio modello economico e sociale, il loro modo di selezionare la classe dirigente. E’ un’autoanalisi pesante che, come tutte le autoanalisi, spesso si preferisce aggirare prendendosela con chi ce la impone. E infatti secondo i sondaggi alle prossime elezioni, programmate per Aprile, i greci si ributteranno tra le braccia di Nuova Democrazia, il partito che ha governato la Grecia negli anni della corsa del debito pubblico, dell’occultamento della situazione finanziaria del paese: in sostanza la vittima che si getta tra le braccia del suo carnefice.
Spero che ciò non succeda, che alla furia cieca seguirà quest’analisi, che la Grecia saprà prendersela con la sua classe dirigente corrotta, anziché farsi turlupinare dal fantoccio del nemico esterno che, per quanto possa sembrare incredibile, sembra funzionare ancora oggi. Lo spero per la Grecia e lo spero anche per l’Italia che forse sull’orlo della bancarotta non è, ma che potrebbe fare ancora in tempo ad arrivarci.

15 Febbraio 2012

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