La parola rispetto

Il sostantivo rispetto non è proprio tra i miei preferiti. Non voglio disprezzarlo in assoluto: rispettare significa riconoscere meriti o valore a persone o cose o persone e comportarsi di conseguenza. Non è che in assoluto trattare diversamente qualcuno sia sbagliato, non è che riservare trattamenti differenziati sia sempre errato: ovunque ci siano scale di valori ci sono cose o persone a cui dobbiamo più o meno rispetto. Il problema è che la parola rispetto mi piace molto poco quando (succede spesso) la si usa in campi della nostra vita in cui teoricamente il trattamento dovrebbe essere il medesimo per chiunque, indipendentemente da meriti o valore, quegli ambiti in cui ognuno di noi è uguale ad ogni altro: la giustizia, la legge, le regole. In quest’ambito rientrano i regolamenti sportivi e quindi l’uso che il Direttore Sportivo juventino Marotta ha fatto della parola “rispetto” nelle scorse settimane mi è piaciuto molto poco.
giaccherini-fouled-by-biabiany.jpgNon posso negare che, da tifoso biancoenero, ho l’impressione che gli arbitri in questo Campionato siano molto scadenti e quando gli arbitri sono scadenti sono anche condizionabili e gli arbitri condizionabili, in un sistema mediatico così milanesizzato, facilmente danno vantaggi alle squadre meneghine. E’ certamente curioso che alla Juve, prima in classifica fino a pochi giorni orsono, sia stato concesso dall’inizio del Campionato un solo rigore e per di più negli ultimi minuti di una partita in cui era già in vantaggio. E’ altrettanto curioso il numero di rigori concessi al Milan in circostanze dubbie ed è soprattutto curioso come in questi casi la copertura mediatica degli avvenimenti abbia limato alquanto polemiche e contestazioni, che invece furono furenti contro l’arbitro Rocchi che danneggiò con un millimetrico errore l’Inter nelle prime giornate. Non posso negare di aver trovato che la direzione dell’arbitro Peruzzo nella recente Juve-Siena, ben prima dell’episodio che ha fatto inalberare Marotta, fosse sotto tutti gli aspetti insufficiente, pur in una gara facilissima da arbitrare. Ha dimostrato per tutto il match incertezze e poca personalità e non stupisce che non se la sia sentita di concedere un rigore alla Juve a pochi minuti dalla fine, a costo di doversi voltare dall’altra per non vederlo. Anche peggio è andata a Mazzoleni, arbitro invece che appare dotato di personalità e capacità ma che, proprio perché arbitro dotato, ha fatto apparire nel Parma-Juve di ieri sera ancora più evidente l’imbarazzo di chi si trova nella situazione di dovere decidere, con una sua decisione, di una vittoria di Madama, sentendo tutto il peso di un sistema mediatico che spaventa anche il direttore di gara più navigato. Spaventa chiunque perché quando un arbitro sbaglia per la Juve finisce sotto processo, (se va bene mediatico, se va male penale) se sbaglia contro le Juve, come visto ieri, il processo lo si fa piuttosto ai tesserati juventini che se ne lamentano. Tutto assolutamente vero, evidente ed inaccettabile, però… Però il rispetto non c’entra perché presuppone un trattamento di riguardo che la Juve, con tutti i suoi meriti di cui io sono il primo sostenitore, non può e non deve rivendicare e non deve avere. Non c’entra il fatto che la Juve deve avere gli arbitri migliori, anche questo è un trattamento di riguardo che fa a pugni con l’equità di trattamento che il Campionato di Calcio, come ogni competizione sportiva, deve salvaguardare, pena la sua non credibilità. L’Associazione Italiana Arbitri deve essere in grado di proporre ogni settimana 10 arbitri all’altezza di arbitrare una partita di Serie A, punto. Non ci sono e non ci possono essere distinzioni e trattamenti di favore e reputo il fatto che i big match vengano affidati agli arbitri migliori una pratica inaccettabile. La Juventus è la squadra con il maggior numero di tifosi, con le maggior entrate da merchandising, con il ritorno in Champions sarebbe anche la prima per entrate da diritti tv e con il nuovo stadio sarà probabilmente anche la prima per le entrate che vengono dall’impianto. Ha tutto l’interesse ad un Campionato senza figli e figliastri, in cui tutti siano sullo stesso piano. Ha tutto l’interesse che non ci siano squadre da rispettare ed altre che si possono non rispettare, parlo di interesse perché il problema non è solo etico ma anche pratico, perché l’unica classifica in cui la Juve non sarà mai al vertice sarà proprio quella del “rispetto”, laddove esso sia basato sull’intimidazione mediatica o sulla prevaricazione politica, perché purtroppo o per fortuna (secondo me per fortuna) Torino non è, e mai sarà, una piazza adatta per queste manovre e le vicende di Moggi ne sono la dimostrazione.
santacroce_pirlo_parma_juve.jpgSia quindi molto chiara la dirigenza della Juve sul fatto che il problema non è che ci si aspetta che alla Juve siano dati rigori perché è la Juve, ma semplicemente perché è una delle 20 iscritte al Campionato di Serie A e ci si aspetta che lo stesso regolamento sia applicato alla Juve, al Milan come al Lecce e al Novara. Sia chiara la dirigenza juventina sul fatto che il calcio che vuole è quello in cui gli arbitri sono liberi di sbagliare o di azzeccare le proprie decisioni, senza dipendere dalle telefonate intimidatorie dei presidenti di Federazione ex-presidenti del Milan e senza dipendere dalle urla degli opinionisti televisivi della Domenica sera. Se lo farà troverà molti alleati, ed i nemici che troverà saranno i soliti noti che almeno a quel punto non potranno più nascondersi dietro ad un dito, come invece fanno purtroppo da anni con tanti, troppi complici.

16 Febbraio 2012

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