Bentornato Martin!

Essere appassionato di calcio e sostenitore di una squadra significa accompagnarne le imprese con un trasporto che ha tutte le caratteristiche di un rapporto affettivo, non solo verso la squadra ma anche verso i suoi giocatori, le cui gesta ti coinvolgono al punto da sentire per loro una forte vicinanza emotiva, nonostante tu non li abbia mai incontrati e non abbia motivi di pensare che se li avessi incontrati ti sarebbero stati simpatici. Ricordo di una volta in cui incrociai per caso Paolo Rossi all’aeroporto di Johannesburg: la mia prima reazione facciale, di cui credo l’interessato si accorse, fu quella che si avrebbe nell’incontrare un vecchio amico.
caceres.jpgIn genere questa vicinanza si alimenta in lunghi anni di militanza, nell’impegno, nella simpatia, nella pregevolezza delle doti tecniche, nei successi ottenuti grazie a quel calciatore, ma ci sono anche casi in cui l’affetto nasce in breve tempo, anche in circostanze poco felici. Questo è il caso di Martin Caceres che, allorquando nell’estate del 2008 arrivò alla Juve in prestito dal Barcelona, seppe in pochi mesi incantare il sottoscritto per le sue doti, il suo impegno, la sua determinazione. Giocò tre mesi eccezionali, tenendo in piedi la sgangherata Juve di Ferrara, poi la pubalgia ebbe la meglio su di lui e finì la stagione in infermeria, con conseguenze funeste sul finale di stagione biancoenero che fu disastroso. A fine stagione il Direttore Sportivo Marotta, appena arrivato e ansioso di far la rivoluzione, lo lasciò tornare da dove era venuto per prendere al suo posto dall’Udinese Motta, forse il peggior laterale di difesa che ricordi di aver visto giocare nella Juve. Caceres disputò un ottimo mondiale, pur perseguitato ancora dalla pubalgia, e in estate il Barcelona lo cedette al Siviglia dove disputò un’ottima stagione, culminata con il determinante contributo alla vittoria dell’Uruguay in Coppa America.
Fino all’ultimo non ho creduto davvero al suo ritorno, le ripetute ed insistenti voci di un suo riacquisto rimbalzavano nella mia mente come una vana illusione. Vedere quindi ieri sera di nuovo il suo chignon tingersi di bianco e nero è stato di per sé un grossissimo piacere. Vedergli poi segnare due gol fondamentali, il secondo dei quali degno di un fuoriclasse strapagato, è stata una gioia immensa. Adesso sarà dura, giocare la Coppa America ad Agosto non fa bene alla condizione atletica e nella Juve di Conte la concorrenza sulle fasce è durissima, ma sono davvero contento che Martin sia di nuovo a Torino e miglior ritorno non poteva fare.
Bentornato Martin, mi sei mancato!

9 Febbraio 2012

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