La strage che si ripete

C’è una data che più di ogni altra mobilita l’indignazione dell’opinione pubblica e la vergogna di essere figli di questo paese, il 2 Agosto. Sono passati 28 anni da quando una bomba sventrava la stazione di Bologna e con lei polverizzava 85 passanti che si erano trovati nel posto sbagliato. 13 anni fa si giunse con fatica immane ad una condanna per gli esecutori materiali della strage, Francesca Mambro e Giusva Fioravanti (cui poi si aggiungerà Luigi Ciavardini) che ovviamente, pur essendo pluricondannati all’ergastolo sono già da quasi 10 anni in libertà. Sull’opera incessante di depistaggi operata dai servizi segreti si pronunciò la giustizia condannando Licio Gelli, oltre a numerosi esponenti del SISMI tra i quali l’ex-direttore Federigo Mannucci Benincasa, ma sui motivi per cui qualcuno si preoccupò di sviare le indagini, cosa che lasciava spazio ad ogni ipotesi possibile di coinvolgimenti ad alti livelli nella strage, nulla assurse a verità processuale e nulla a tutt’oggi si può dire. Molti dubbi rimangono anche sul fatto che effettivamente i condannati siano stati gli esecutori materiali della strage o non siano piuttosto stati dei qualunque criminali incalliti consegnati all’ennesima condanna da chi voleva coprire responsabilità altrui. Almeno però si ritenne che la sete di giustizia dell’opinione pubblica dovesse essere in qualche modo soddisfatta e dei personaggi infimi come la Mambro e Fioravanti allungarono il proprio curriculum di pluriassassini.
Oggi c’è chi sta spingendo per riaprire il caso. Sete di giustizia? Bisogno di verità? Nulla di tutto questo purtroppo. La richiesta di un gruppo di parlamentari al ministro Alfano di riaprire il caso sembra proprio invece far riferimento a quel patologico senso di appartenenza ad uno schieramento politico che rende motivo di fastidio il fatto che un atto efferato sia stato attribuito ad esponenti di quello stesso schieramento, come se questo diventasse motivo di ripensamento delle proprie convinzioni ideologiche. E quale migliore alternativa da fornire alle indagini che una bella pista islamica? Così nella richiesta al Ministro Alfano i parlamentari di sopra hanno risfoderato una vecchia, quanto apparentemente fantasiosa, responsabilità della resistenza palestinese, facendo sponda ai deliri dell’ex-presidente della Repubblica Cossiga.
Non mi stupisco più di nulla e non mi stupirei se Alfano accogliesse questi inviti ma ho l’impressione che non sia nemmeno una questione politica, sia una questione psichiatrica. Forse l’unica soluzione sarà attribuire la strage all’opera dei marziani e non se ne parlerà più.
E mentre nelle menti malate di costoro si agitano battaglie ideologiche sulle vite spezzate, quelle vite continuano a spezzarsi perché il loro supplizio non pare aver aperto nemmeno una piccola breccia nella testa delle persone.

2 Agosto 2008

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