Il PD è così, che ci vogliamo fare?

violante.jpgNon ci crederete ma da che sono diventato elettore attivo non ho mai votato né per il PD, né per nessuno dei partiti che l’hanno fondato nelle loro mille sembianze. Non so nemmeno come sia possibile, perché in fondo spesso ho manifestato idee che si potevano collocare in quell’area, eppure no, mai votato. Sì ho votato per liste che sostenevano candidati PD, ma mai per il PD (o almeno credo). Alla fine ho sempre trovato dei motivi per non farlo e dopo qualche decennio potrebbe essere il caso di chiedersi perché. Me lo sono chiesto ieri quando ho sentito Violante affermare, a proposito della trattativa sulla riforma della legge elettorale, che “Siamo assolutamente contrari al ritorno alle preferenze, perché aumentano i costi della politica e premiano chi usa le clientele“. La mia prima reazione è stata: “Ma come? E’ da decenni che strepitano giustamente sul fatto che il Porcellum toglie agli elettori la possibilità di scegliere chi mandare in Parlamento e adesso viene fuori questo a dire che va bene così?”. Il quadro politico attuale non è una costellazione di straordinarie opportunità per un elettore perplesso come il sottoscritto: Vendola è un diluvio di parole ma non ho ancora capito che cosa ha in mente, Di Pietro fa il paladino della giustizia ma si circonda di delinquenti, votare per chi si è fatto i fatti suoi per diciassette anni facendo finta di governare o per chi lo ha aiutato a farlo lo escluderei a priori, il Movimento Cinque Stelle non ha ancora capito nemmeno lui cos’è: insomma il PD ce l’aveva quasi fatta a convincermi, dopo 25 anni, a votarlo (lo so che non sono venticinque anni che c’è, ma sento che anche se ci fosse stato non l’avrei votato nemmeno nel lontano 1987). E’ bastato però sentire la dichiarazione di Violante per farmi sembrare tutte le altre alternative più attraenti e per accarezzare l’idea di non votarlo nemmeno alle prossime elezioni: ma perché? Perché il PD rovina sempre tutto?
Cominciamo da questa volta: il PD aveva annunciato: “vogliamo restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti”. Qualunque modo si adotti per permettere ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti ha un costo, è evidente che i rappresentanti delle varie liste, per farsi scegliere e quindi votare, cercheranno di farsi conoscere e questo rappresenta un maggior costo: è un problema? Lo è se si stabilisce che il diritto sopracitato è un elemento improduttivo, se si ritiene che invece serva ad evitare che elementi impresentabili vengano messi in lista, blindati dalle scelte del partito, è un costo che val probabilmente la pena di essere sostenuto. In altre parole, e generalizzando, i sistemi elettorali hanno il loro valore aggiunto nella capacità di selezionare la classe politica, selezione che nei sistemi istituzionali basati sulla cooptazione è meno efficace e finisce per mettere in posizione di responsabilità persone non all’altezza della situazione. In definitiva considerare la selezione della classe politica solo un costo significa non aver capito nulla di come funziona la democrazia e significa tra l’altro essere pronti a chiedersi, come passo successivo, se non sia meglio abolire del tutto le elezioni con gli ingenti risparmi che ne conseguirebbero. Non escludendo affatto che Violante non abbia capito nulla di come funziona la democrazia, si può però ipotizzare che le sue capacità comunicative non abbiano funzionato bene e che quello che invece intendeva dire fosse che, migliore di un sistema a liste multinominali con preferenza, sia un sistema uninominale. Anche questo però mi lascerebbe molto perplesso, perché un sistema uninominale in cui la concorrenza diventa direttamente tra singoli individui, e passa in secondo piano l’appartenenza al partito, sarebbe meno costosa di un sistema a liste in cui sì, ci si deve far conoscere, ma il voto al partito è già un punto di partenza? L’esperienza delle elezioni americane, in genere costosissime e basate su liste uninominali, non depone a favore di questa ipotetica tesi. In definitiva, forse non abbiamo capito noi, o forse Violante ha detto una corbelleria degna del miglior Gasparri.
Sia come sia, mi domando perché, negli anni, il PD trovi sempre alla fine un pirla che dice una corbelleria e che mi fa votare per qualcun altro. Ho come la sensazione che sia perché il PD abbia nella contraddizione la sua forza creatrice: laico e cattolico, conservatore e progressista, riassume la sua essenza nel celebre “maanchismo” veltroniano che ha fatto scuola ma che trova una continuità nel passato con i DS, con il PDS, forse perfino con il PCI che riusciva con disinvoltura a parlare di democrazia e simpatizzare per l’Unione Sovietica allo stesso tempo: l’importante è tirare dentro tutti e invece il sottoscritto (come tanti) alla fine prova più simpatia per chi assume una posizione lineare e coerente (ehm, diciamo abbastanza coerente), anche se magari non la condivide interamente. E quando hai la matita copiativa in mano e non hai idea dove mettere la croce la simpatia può essere un elemento decisivo.
Chissà, PD, forse non siamo fatti l’uno per l’altro: vabbè, che ci possiamo fare? Va così…

9 Febbraio 2012

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