La passerella ai tempi del governo tecnico

Sembrava difficile che potesse accadere, pareva assurdo poter trovare in sintonia Libero e Il Fatto Quotidiano ma è successo. Quella strana fase che stiamo attraversando e quella strana creatura che è il governo Monti hanno fatto il miracolo. Come è successo? E’ successo che lo spread, i vertici europei, le liberalizzazioni, la semplificazione, la riforma del mercato del lavoro e tutte quelle altre gatte da pelare di cui i membri del Governo si stanno occupando, hanno fatto dimenticar loro un elemento che i governi precedenti avevano invece sempre considerato prioritario, la passerella. Una tragedia come il naufragio della Concordia non avrebbe mancato nel passato di dare la stura ad uno stillicidio di ministri, cariche istituzionali, esponenti politici: ognuno a dire la sua, fare proclami, esprimere auspici, rassicurare, incitare, farsi fotografare su una scialuppa o magari con una maschera da sommozzatore. Non sono particolarmente entusiasta dell’operato di questo Governo, anche se riconosco che sta facendo il Governo a differenza di quanto fatto da chi lo ha preceduto, tuttavia non posso che esser grato a Monti e ai suoi per essersene stati a lavorare nelle proprie rispettive sedi, pelando le gatte di cui sopra, lasciando la Concordia a chi è incaricato di occuparsene. E’ un atteggiamento che restituisce dignità alle cariche che questi signori ricoprono che significa coraggio e responsabilità ben più che sorrisi e strette di mano.
politici-caschetto-2.jpgNon mi ha certo sorpreso che su Libero ci siano nostalgici delle passerelle che criticano Monti per essersene stato a casa; mi sorprende di più che le stesse tendenze si manifestino su Il Fatto Quotidiano, fino a pochi mesi fa aspramente critico con chi sfruttava le tragedie come un palcoscenico per rilanciare la propria immagine, e che adesso critica i ministri che non vanno al Giglio. Ci possono anche essere tra le righe delle accuse più serie ma il messaggio che passa attraverso certi titoli è che il problema è anche qui la passerella. Ecco, ho l’impressione che nel marasma del berlusconismo ci fossimo abitutati a toni sempre alti, a polemiche pronte ad esplodere di fronte a qualunque cosa si muovesse, a contrapposizioni armate che ormai non distinguevano valori e princìpi ma solo le giubbe amiche da quelle nemiche. In quest’epoca ci si era abituati ad attaccare il nero perché era nero e il bianco perché era bianco, senza chiedersi più se fosse giusto esser bianchi o giusto esser neri. Forse è il momento di tornare a chiedersi cosa ci aspettiamo da chi ci governa, serietà o istrionismo, sobrietà o esibizione, lavoro o passerelle. Padronissimi naturalmente di prediligere le seconde, è dai tempi di Esopo che la cicala rappresenta un genere di successo, basta però avere le idee un po’ chiare.

2 Febbraio 2012

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